UNGHERIA: La proposta di Orbán per la Schengen 2.0

La Schengen 2.0 sarà la Schengen di Viktor Orbán? Il premier ungherese ha presentato il 15 aprile a Lisbona, all’incontro dell’Internazionale Democratica di Centro (CDI) un piano in dieci punti per rafforzare il sistema di controllo delle frontiere. Quello di Orbán è un piano alternativo al piano della Commissione Europea, che prevede invece di proseguire verso il ricollocamento permanente dei rifugiati tra tutti gli stati membri.

I contenuti della proposta

La proposts di Orbán non prevede solamente l’effettiva applicazione delle disposizioni di Schengen sui controlli alle frontiere esterne dell’Unione Europea, di competenza degli stati membri e dell’agenzia europea per la protezione delle frontiere (Frontex), ma un rafforzamento delle stesse.

Il piano di Orbán include la registrazione obbligatoria dei dati biometrici di coloro che entrano ed escono dall’Unione Europea, la creazione di hotspot esterni all’Unione per la presentazione delle domande di asilo, nuovi finanziamenti per i paesi di confine, accordi con i paesi di transito e di origine dei migranti, l’identificazione di paesi di transito definiti “sicuri” per il respingimento dei migranti e il ripristino del corretto funzionamento del sistema di Dublino.

Il sistema di Dublino ha avuto origine nel 1990 con la firma dell’omonima Convenzione, ma da allora ha subito modifiche fino all’approvazione nel 2013 del regolamento UE “Dublino-III”. Secondo i principi di Dublino, il primo stato membro in cui un cittadino di un paese terzo arriva è responsabile della registrazione e della gestione della richiesta d’asilo dello stesso. A partire dal 2011 l’incremento dei flussi migratori ha messo in difficoltà i paesi di frontiera, tra cui l’Italia, la Grecia e infine la stessa Ungheria, che spesso hanno deliberatamente trasgredito alle disposizioni di Dublino III. Questa situazione ha spinto l’UE a cercare di superarne il principio, ad esempio introducendo in maniera sperimentale lo scorso autunno il processo di ricollocamento di una quota di rifugiati tra gli stati membri.

L’obiettivo di Orbán

La reintroduzione delle regole del sistema di Dublino sembrerebbe avere poco senso per l’Ungheria, stato di prima frontiera, ma se a questa aggiungiamo il fatto che la proposta prevede un rafforzamento dei controlli delle frontiere esterne e una maggiore autonomia degli stati membri nella gestione dei controlli, il cerchio si chiude. Questa proposta è in linea con la recinzione costruita al confine con la Serbia e con il voto contrario dell’Ungheria alla proposta di ricollocamento dei rifugiati.

Reintrodurre Dublino III significherebbe che Italia e Grecia dovrebbero gestire da sole gli sbarchi di migranti sulle coste, e paesi come Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania non sarebbero costretti a dare il loro contributo. Più fondi per gli stati alle frontiere significherebbero recinzioni più solide e più soldati di pattuglia lungo i confini. L’identificazione di stati terzi da considerarsi sicuri significherebbe non doversi sentire in colpa per i rifugiati costretti ad attendere dietro il filo spinato in Serbia o in Grecia.

L’individualismo che sta uccidendo l’Europa

Non si sta parlando solo di Orbán. Orbán si sta facendo carico di un pensiero condiviso da molti capi di governo e cittadini dell’Unione Europea. La recente decisione da parte del governo austriaco di costruire una recinzione al Brennero per rafforzare i controlli al confine con l’Italia ne è una dimostrazione.

Invece di aprirsi alla collaborazione per la risoluzione dei problemi, gli stati europei si stanno chiudendo in un isolamento controproducente. Gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone attraverso gli stati membri erano nati con l’obiettivo di abolire le frontiere, non di rafforzarle. Chi prova a fuggire da Idomeni ci testimonia che stiamo costringendo la nostra umanità in spazi sempre più reconditi della nostra coscienza. Con tutte queste recinzioni le nostre libertà rischiano di non avere più spazio. Di questo passo la claustrofobia ci ucciderà, e non potremo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi.

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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