RUSSIA: Putin annuncia il ritiro dalla Siria

A sorpresa, senza alcun preavviso, Vladimir Putin ha annunciato lunedì la ritirata di “gran parte” delle forze armate russe dalla Siria. Nessun dettaglio su numero, modalità e tempistiche, solo la sicurezza che sul territorio rimarranno unicamente, stando alle sue parole, le truppe impiegate nella base strategica russa di Latakia. Decisione preventivamente comunicata, forse, solo al compagno Assad.

Putin ha giustificato la dichiarazione spiegando che la missione russa, iniziata lo scorso settembre, ha portato ormai a termine i suoi principali obiettivi, lasciando aperto il campo per l’inizio di trattative pacifiche. Nello specifico, ha ribadito, come altre volte in precedenza, che l’intervento russo ha contribuito agli sforzi di Assad alla “lotta al terrorismo”, inteso quest’ultimo però in senso tanto lato da arrivare a comprendere i ribelli indifferentemente. (Dei raid russi sulle città in mano ai ribelli abbiamo già parlato qui)

La polveriera siriana al momento è lontana dalla situazione pacifica che Putin spera si possa instaurare già da subito, per quanto le trattative diplomatiche si stiano muovendo proprio in questi giorni. La scelta della ritirata (ammesso che le parole di Putin si traducano effettivamente in azioni) potrebbe piuttosto essere dovuta alle ingenti spese in cui una missione militare di tale portata si traduce per il budget statale russo; dopotutto, la Russia vive un periodo di profonda crisi economica interna, soffre del crollo del prezzo del petrolio e risente delle sanzioni internazionali.

Per alcuni versi (compresa l’annunciata ritirata) la situazione ricorda il collasso economico in cui versava l’URSS all’epoca dell’intervento in Afghanistan. Inoltre, Putin potrebbe essere più che interessato a uscire dall’isolamento diplomatico sul piano internazionale e questo suo “deporre le armi” potrebbe esserne un primo segnale. Non da ultimo, ricordiamo che in settembre in Russia si terranno le elezioni: riportare a casa i propri militari da un conflitto che appare all’opinione pubblica come del tutto secondario (rispetto ad esempio alla “causa” ucraina e crimeana), potrebbe giovare ad acquistare la fiducia dell’elettorato.

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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