CALCIO: Indagini e dimissioni di facciata. Zdravko Mamić, l’uomo forte del calcio croato

Il presidentissimo fa un passo indietro, ma è solo un gattopardesco cambio di maschera. Il 9 febbraio Zdravko Mamić, presidente esecutivo della Dinamo Zagabria, ha annunciato in una conferenza stampa la propria decisione di fare un passo indietro e rimanere nella dirigenza del club come semplice consulente. “Non sono più il direttore esecutivo della Dinamo. Da oggi, sarò un consulente e rimarrò a disposizione per qualsiasi cosa serva al club. Faccio questo perché la Dinamo, il club in cui ho investito così tanto, possa andare avanti senza che io diventi un peso; per evitare che qualcuno possa avvantaggiarsi di questo fatto per danneggiare lo sviluppo del club”.

La vicenda è controversa: le dimissioni di Mamić arrivano a 48 ore di distanza dall’ennesima indagine nei suoi confronti, ordinata dall’USKOK, l’autorità anticorruzione croata. L’indagine è la terza a pendere sulla testa di Mamić e del suo entourage: già a luglio 2015 il presidente era stato arrestato insieme al fratello Zoran (allenatore della squadra) e a Damir Vrbanović, presidente esecutivo della federcalcio croata.

Un secondo arresto è avvenuto il 18 novembre, quando insieme a Mamić vennero fermati anche il figlio Mario (titolare dell’agenzia di procuratori ASA International) e di nuovo Vrbanović. I capi di accusa sono tutti relativi a corruzione, evasione fiscale e appropriazione indebita dalle casse del club: secondo Tommy Piskor, il totale delle somme sottratte alla Dinamo per cui Mamić è indagato nei tre processi ammonta a 267 milioni di kune, circa 40 milioni di euro.

Mamić, secondo le accuse, avrebbe utilizzato il suo enorme potere per dirottare verso i propri conti i proventi delle remunerative cessioni di talenti come Eduardo, Luka Modrić e Dejan Lovren a grandi squadre europee. La figura di Mamić è invisa a gran parte dei tifosi della Dinamo, dei rivali dell’Hajduk Spalato e della nazionale croata, per cui il presidente sarebbe l’uomo più influente del calcio croato.

Gli atti di protesta sono stati svariati: dal lancio di fumogeni a San Siro in occasione della gara di qualificazione a Euro 2016 tra Italia e Croazia alla decisione dell’Hajduk Spalato di ritirare la squadra dal derby contro la Dinamo dopo il blocco da parte della polizia di diversi tifosi dello storico gruppo Torcida. Le gare della nazionale vennero prese particolarmente di mira, con multe e penalizzazioni ai danni della Croazia e con la decisione della federcalcio di sospendere i propri stessi tifosi, impedendo loro di andare in trasferta. Alcuni dei tifosi hanno stigmatizzato anche la decisione da parte della federcalcio di nominare Ante Čačić, considerato un uomo di Mamić, alla guida della nazionale – assistito peraltro da una figura controversa come quella di Josip Šimunić.

La decisione di Mamić di rimanere semplicemente come consulente – il ruolo da cui nel 2000 iniziò la sua scalata al potere del calcio croato – non intacca comunque l’enorme influenza dell’uomo sul club e sulla federcalcio. Tommy Piskok sottolinea: “In realtà, il cambiamento è minimo, dal momento che la sua influenza e il suo potere rimangono intatti. Quindi, anche se l’influenza di Mamić si è leggermente indebolita […] non sono questi i cambiamenti che la maggioranza dei tifosi della Dinamo speravano. A ogni giorno che passa, l’alienazione della Dinamo dai suoi supporter diventa più grande“.

Foto: Duncan Cumming (Flickr)

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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