Riga Magica, le cronache dal Baltico di Massimiliano Di Pasquale

rgb300 Massimiliano Di Pasquale
Riga Magica. Cronache dal Baltico
prefazione di Anna Zafesova
Il Sirente,  2015
euro 15.00

Massimiliano Di Pasquale, alla seconda opera letteraria, dopo Ucraina terra di confine pubblicata nel 2012, consolida il suo stile narrativo, che si dispiega quale abile amalgama di ricordi di viaggio e riferimenti storici, toni leggeri e profonde analisi sull’attualità, evocazione di sapori tipici e di riferimenti letterari.

Raccontare un luogo è per l’autore sfida e divertimento, viaggio compiuto sui propri piedi e tessitura di incontri, racconti, riscontri. Se nel volume dedicato all’Ucraina il resoconto era quello di un viaggio dilatato fra le città principali di un territorio molto ampio, qui la narrazione si concentra fra i quartieri e le storie della capitale lettone.

Anni fa, quando anche io mi stavo accingendo a partire per Riga, un mio conoscente mi disse: «Vedrai quanto è bella, è più bella di Praga». Il riferimento alla capitale ceca, non richiesto, né sollecitato, mi aveva molto colpita. Ancora oggi non so esattamente cosa intendesse il mio interlocutore. Noto però che anche Di Pasquale, scegliendo un titolo che per esplicita assonanza rimanda alla Praga incantata del Golem e delle guglie dorate, ha individuato non poche analogie tra le due città. Una consistente presenza ebraica, culturalmente attiva per secoli e tragicamente annientata dalla Shoah, il destino di reiterate dominazioni e influenze straniere, in particolare quella nazista e quella sovietica, una vivacità multiculturale, a rischio ricorrente di omologazione, che si è in gran parte salvaguardata attraverso la letteratura, la musica, il teatro e il cinema, senza tralasciare le arti visive e l’architettura: in entrambe le capitali il periodo dell’Art Nouveau fu eccezionale.

Di Pasquale, però, nel suo volume non ci parla mai di Praga, la lascia decantare nel titolo. Piuttosto sceglie di portarci a spasso per la città, in un alternarsi di impressioni liete e leggere e di memorie di un pesantissimo passato.

Scopriamo che Riga, negli anni ottanta, insieme alle altre città dei paesi baltici, come la definisce lo scrittore Wladimir Kaminer, era zagranitsa, cioè un estero vicino, non proprio Occidente, ma quasi, miraggio e avamposto verso quell’eleganza, quei profumi, quei colori che il grigiore sovietico aveva costantemente soffocato. In molti venivano a visitarla dalle zone più lontane dell’Unione Sovietica per godere di quella parvenza di estero, che ai più era interdetto. Infatti, nonostante alcune costruzioni in puro realismo socialista, come il grattacielo dell’Accademia delle Scienze che pare fuggito nottetempo dal cuore di Mosca, Riga ha saputo conservare il suo centro storico sorto all’epoca della sua appartenenza alla Lega anseatica, pur aprendosi a originalissime innovazioni urbanistiche. Unici al mondo sono sicuramente i cinque hangar in ferro, reduci della prima guerra mondiale, che nel 1924 vennero adibiti a spazi destinati a uno dei più grandi mercati al coperto d’Europa.

Tra ricette e decorazioni floreali dell’architetto Mikhail Eisenstein, tra le spiagge e le villette incantate della vicina località balneare di Jūrmala, Di Pasquale, senza rompere il ritmo della narrazione, ma, al contrario, arricchendola di spessore, rievoca anche storie di dolore autentico e di qualche spiraglio di speranza.

Così ci conduce fino al nuovissimo memoriale, piuttosto difficile da trovare a quanto ci dice, dedicato a Jānis Lipke, uomo semplice, ma soprattutto giusto, che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a decine di ebrei nascondendoli in un bunker che lui stesso costruì nel cortile di casa.

E, infine, con un inatteso, ma lodevole, pugno nello stomaco finale, Di Pasquale chiude il suo volume ripercorrendo la triplice occupazione del Baltico: prima dei sovietici (1939-1941), poi dei tedeschi (1941-1944) e nuovamente dei sovietici (1945-1989). E per farlo entra nell’edificio che fu sede della Ceka e del KGB, dove, a partire della prima occupazione sovietica, fu allestito un centro di detenzione, tortura ed eliminazione fisica di centinaia di cittadini lettoni, individuati quali potenziali nemici e, quindi, destinati all’annientamento.

Il pugno nello stomaco finale non solo non deve spaventare il lettore, ma confortarlo sulle competenze multidisciplinari dell’autore, che si conferma capace di letture stratificate, ma non contraddittorie di luoghi, storie, emozioni.

 

 

 

 

 

Chi è Donatella Sasso

Laureata in Filosofia con indirizzo storico presso l’Università di Torino. Dal 2007 svolge attività di ricerca e coordinamento culturale presso l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino. Iscritta dal 2011 all’ordine dei giornalisti. Nel 2014, insieme a Krystyna Jaworska, ha curato la mostra Solidarność nei documenti della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Alcune fra le sue ultime pubblicazioni sono: "La guerra in Bosnia in P. Barberis" (a cura di), "Il filo di Arianna" (Mercurio 2009); "Milena, la terribile ragazza di Praga" (Effatà 2014); "A fianco di Solidarność. L’attività di sostegno al sindacato polacco nel Nord Italia" (1981-1989), «Quaderni della Fondazione Romana Marchesa J.S. Umiastowska», vol. XII, 2014.

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