ASIA CENTRALE: Occhi puntati sul nuovo Iran

Nell’arco della sua millenaria storia, l’Iran ha sempre avuto rapporti con l’Asia centrale, arrivando anche a controllare in modo più o meno stabile parte dell’area. In seguito al crollo dell’URSS ed all’indipendenza delle cinque repubbliche centroasiatiche, l’Iran è stato rapido a riconoscere i nuovi Stati ed ha provato ad estendere la propria influenza nella zona. A causa dell’assenza di una grande forza economica, l’Iran, così come la Turchia, ha puntato sui legami storici e culturali. Il Paese con cui questa strategia ha ottenuto il maggior successo è il Tagikistan, unico Stato di lingua persiana. Oltre al lato culturale, l’Iran ha conseguito buoni risultati sul lato economico, divenendo il secondo Paese per investimenti in Tagikistan, con importanti interessi nel settore dell’energia idroelettrica .

Al di là di questi limitati successi tuttavia, l’Iran non è riuscito a sviluppare solidi legami con l’area. In primis, questo è avvenuto a causa dello status di paria attribuito alla Repubblica Islamica d’Iran ed alle sanzioni economiche inflitte al Paese da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali, che hanno fortemente impedito la possibilità di sviluppare legami economici. In secondo luogo, le leadership secolariste dell’Asia centrale hanno spesso temuto che l’Iran potesse aiutare i movimenti islamici d’opposizione, che i leader dell’area hanno spesso percepito come minacce al proprio potere.

L’accordo raggiunto sulla questione del nucleare e la progressiva rimozione delle sanzioni contro Tehran hanno profondamente cambiato questo scenario, aprendo un vasta gamma di possibilità. I primi Paesi ad accogliere con gioia questo cambiamento sono stati il Turkmenistan ed il Kazakistan, che nell’Iran hanno visto la via d’accesso verso i mercati del Medio Oriente ed una possibilità di evadere dall’accerchiamento di Russia e Cina. Già nel dicembre del 2014 questi due Paesi, insieme all’Iran, avevano inaugurato una nuova linea ferroviaria per connettere la città kazaka di Zhanaozen alla città iraniana di Gorgan. Con quest’infrastruttura, i tre Paesi hanno mostrato l’intenzione di aumentare i propri flussi commerciale. In particolare, il Kazakistan vorrebbe utilizzare la ferrovia per aumentare le proprie esportazioni di grano, che costituisce la principale produzione del Kazakistan dopo petrolio e derivati. Tuttavia, questa strategia non è esente da rischi, in quanto una riduzione della produzione di grano del Kazakistan, considerato il “granaio dell’Asia centrale“, potrebbe compromettere la stabilità dei Paesi della zona, soprattutto i deboli Tagikistan e Kirghizistan, che dipendono quasi completamente dai rifornimenti kazaki.

Tuttavia, è il Turkmenistan a costituire il miglior potenziale alleato e la vera porta d’ingresso per l’Iran nella regione. I due Paesi infatti hanno interessi strategici comuni, in quanto condividono i timori per l’instabilità dell’Afghanistan, con il quale entrambi hanno una lunga frontiera. Da un punto di vista economico inoltre per il Turkmenistan, chiuso da un lato dalla Russia ed impossibilitato a costruire un’infrastruttura attraverso il Mar Caspio a causa della disputa sullo status legale dello specchio d’acqua, l’Iran rappresenta la via per raggiungere la Turchia e da lì il mercato occidentale. Una tale idea è già stata ventilata dal Commissario europeo per l’Unione energetica Maroš Šefcovič durante una sua recente visita in Turkmenistan .

Oltre che per l’Europa, l’Iran rappresenta la via d’accesso anche per l’India. Infatti, qualora il gasdotto TAPI non riuscisse a vedere la luce, c’è l’ipotesi di costruire un altro gasdotto dal Turkmenistan fino al porto iraniano di Chabahar, dove poi si collegherebbe al gasdotto SAGE proveniente dall’Oman e diretto verso l’India.

Tuttavia, non tutti i Paesi dell’area hanno accolto la fine dell’isolamento dell’Iran con il sorriso. In particolare, l’Uzbekistan continua a mostrarsi abbastanza freddo verso Teheran, a causa soprattutto del sospetto e dei timori verso la leadership islamica del Paese. Con il Tagikistan invece, amico di vecchia data, i rapporti si sono guastati in seguito alla decisione iraniana di accogliere Muhiddin Kabiri, leader dell’opposizione ed accusato dalle autorità tagiche di essere un terrorista.

In definitiva, il reinserimento dell’Iran all’interno della comunità internazionale ha aperto una vasta serie di possibilità di sviluppo economico e Teheran, anche se non avrà la forza di rivaleggiare con giganti quali Russia e Cina, si potrà trasformare in un partner importante per tutta l’area.

Chi è Umberto Guzzardi

Nato a Novara nel 1991, appassionato di geopolitica, relazioni internazionali, storia antica e moderna, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna sede di Forlì. Ha trascorso vari periodi di studio all'estero, tra cui uno in Lituania ed un altro a Buenos Aires, per la scrittura della tesi magistrale. Atualmente è Ricercatore presso Wikistrat, e collabora anche con il Caffè geopolitico, dove si occupa di America latina e Sud-est asiatico.

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