TURKMENISTAN: Felicità è avere più gasdotti

Il Turkmenistan è un Paese dell’Asia centrale che molto raramente sale agli onori delle cronache, se non per due motivi: le stranezze dei suoi presidenti, come per esempio statue ricoperte d’oro che ruotano seguendo il corso del sole, e le sue sconfinate risorse energetiche. La principale di esse è il gas naturale, di cui il Paese possiede la sesta riserva al mondo per dimensioni.

Per molto tempo, il Turkmenistan si è limitato a vendere il proprio gas a Russia e Cina. Tuttavia negli ultimi anni Asgabat ha cambiato politica ed ha iniziato a cercare nuovi potenziali mercati per il proprio gas. Tale politica si è resa ancor più necessaria dopo che l’annuncio della compagnia russa Gazprom di cessare gli acquisti del gas dell’Asia Centrale ha praticamente reso il Turkmenistan del tutto dipendente dal mercato cinese, il quale a sua volta sta riducendo le sue richieste di energia a causa del rallentamento dell’economia.

Per quanto riguarda il mercato europeo, il progetto di vendervi il proprio gas via Azerbaigian grazie alla costruzione di un gasdotto sotto il Mar Caspio continua a sembrare irrealizzabile, soprattutto a causa della disputa sullo stato legale del Mar Caspio. Infatti, Russia ed Iran sostengono che il Mar Caspio sia un lago, e che quindi qualsiasi rendita economica derivata dal suo utilizzo debba essere divisa equamente tra i tutti i Paesi che vi si affacciano. Inoltre la diminuzione della domanda europea di energia e le deboli prospettive di crescita futura del continente rendono un tale investimento non molto promettente. Per queste ragioni, il Turkmenistan si è concentrato verso Sud-Est, soprattutto verso l’India.

Una dei progetti in discussione è il gasdotto TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India): tale opera, di cui si iniziò a parlare fin dal 1995, dovrebbe trasportare gas turkmeno dal giacimento di Galkynysh, attraversare l’Afghanistan via Herat e Kandahar ed il Pakistan via Quetta e Multan, per terminare nella città indiana di Fazilka, vicino al confine. L’opera, lunga 1735 km, dovrebbe costare dieci miliardi di dollari. Secondo gli accordi iniziali, il gasdotto dovrebbe trasportare 33 bcm per trent’anni. India e Pakistan ciascuno avrebbero diritto al 42% del gas, mentre il rimanente dovrebbe andare all’Afghanistan.

Su questa opera tuttavia ha sempre gravato la grande incognita della sicurezza. Infatti il gasdotto dovrebbe attraversare territori afgani dove la presenza talebana è ancora molto forte. Inoltre, i difficili rapporti tra Pakistan ed India rendono difficile una cooperazione tra i due Paesi per un’opera così costosa. Nell’ultimo incontro tra il presidente turkmeno ed il primo ministro indiano Modi, avvenuto nel luglio di quest’anno, sono stati pronunciati molti discorsi a favore dell’opera, ma non è stato prodotto alcun piano certo, né fornita una data d’inizio dei lavori, il che riduce ancora di più le possibilità di vedere quest’opera realizzata.

La situazione è cambiata in seguito all’accordo raggiunto questa estate sul nucleare iraniano, che ha di fatto riammesso Teheran nella comunità internazionale, liberando così il potenziale economico e soprattutto energetico del Paese. Il governo di Asgabat in particolare è preoccupato per la proposta iraniana di costruire un gasdotto tra Iran ed India, e per questo motivo ha deciso di accelerare sui tempi per la creazione del TAPI. Secondo un annuncio fatto dal Ministro pakistano del Petrolio e delle Risorse Naturale Abbasi, i lavori per l’opera verranno inaugurati nel dicembre del 2015, notizia confermata, seppure in forma anonima, anche da un funzionario della compagnia energetica turkmena Türkmengaz.

Bisogna però aggiungere che sempre nello stesso vertice tra Turkmenistan ed India si è iniziato a parlare anche di un altro progetto: il gasdotto TII (Turkmenistan-Iran-India). Tale opera avrebbe il pregio di aprire al gas turkmeno il grande mercato indiano, senza i rischi di sicurezza che comporta il transito per l’Afghanistan ed il Pakistan. Per questo gasdotto mancano ancora dati certi, ma sembra che dovrebbe iniziare dal giacimento turkmeno di Galkynysh e raggiungere via terra il porto iraniano di ChabaharQui si unirebbe al SAGE, un altro gasdotto progettato per portare gas naturale dall’Oman all’India, per raggiungere sotto il mare il porto indiano di Pordanbar, nello stato del Gujarat.

Per adesso per nessuno di questi gasdotti e stata posata la prima pietra, ma è certo che il Turkmenistan ha tutta l’intenzione di avvalorare il detto che gira in Asia centrale: “la felicità è avere molteplici gasdotti”.

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Chi è Umberto Guzzardi

Nato a Novara nel 1991, appassionato di geopolitica, relazioni internazionali, storia antica e moderna, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna sede di Forlì. Ha trascorso vari periodi di studio all'estero, tra cui uno in Lituania ed un altro a Buenos Aires, per la scrittura della tesi magistrale. Atualmente è Ricercatore presso Wikistrat, e collabora anche con il Caffè geopolitico, dove si occupa di America latina e Sud-est asiatico.

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