“ISIS finanziato dai sauditi”. Putin torna a svergognare l’occidente?

Chi non rimpiange l’URSS non ha cuore, chi la rivuole è senza cervello“, questa è forse la frase più nota di Vladimir Putin, l’uomo che nel 1999, emergendo dalle nebbie dell’anonimato, diventa capo del governo russo, nominato da un malandato Boris El’cin. Il suo nome sarebbe stato presto conosciuto in ogni angolo del pianeta. Vladimir, composto da vlast e mir, governo e mondo, colui che governa il mondo. Un nome impegnativo che il presidente russo, Vladimorovich di patronimico, porta al quadrato. Un nome che molti, non a torto, associano all’autoritarismo e che negli ultimi anni è diventato sinonimo di nemico del cosiddetto occidente.

L‘invasione della Crimea e la guerra nel Donbass hanno alienato al presidente russo molte delle simpatie che si era guadagnato a livello internazionale, e nell’opinione pubblica europea, grazie anche alla sua brutale sincerità. La Russia di Putin persegue obiettivi di grandezza, e lo fa senza infingimenti o ipocrisie, e per quanto dura – lo abbiamo visto in Georgia – la politica di Mosca è sempre stata portata avanti senza nascondere la mano che ha lanciato il sasso, senza accampare scuse umanitarie a interventi militari.

Solo con l’invasione della Crimea, affidata a uomini senza mostrine di cui Mosca ha lungamente negato di essere mandante, si è vista la Russia far propri i metodi “occidentali” della mistificazione e dell’inganno, motivando l’intervento con la necessità di difendere la minoranza russa della regione da ipotetici “nazisti”. Insomma, con la Crimea si è assistito a una nuova fase del putinismo, una fase calante che getta discredito sulla innegabile qualità dell’operato precedente. Ogni potere, con il tempo, sclerotizza e non basta un lifting a salvarlo.

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Ora, nel G20 appena conclusosi ad Antalya, in Turchia, Putin è sembrato rinsavire, sbattendo in faccia al mondo le cose per come stanno, affermando che “l’Isis è finanziato da individui di quaranta paesi, inclusi alcuni membri del G20”, citando Qatar e Arabia Saudita, colpevoli di chiudere entrambi gli occhi di fronte ai finanziamenti che molti sceicchi mandano ai terroristi attraverso il sistema bancario del Kuwait. Putin ha tirato in mezzo anche Erdogan, e lo ha fatto proprio in Turchia, sostenendo che il paese favorisca i fondamentalisti attraverso l’acquisto del petrolio e la fornitura di armi. Non è peregrino ricordare come si tratti di storici e fedeli alleati americani e di come “l’occidente” esca in mutande da questa dichiarazione che ne svela tutta la (nota) ipocrisia.

Si tratta infatti di un segreto di Pulcinella che però, rivelato in sede ufficiale, in un summit mondiale, ha il peso politico della mazzata. Verità scomode, anche perché diventa lecito chiedersi perché la guerra al terrorismo condotta da Washington si è concentrata su falsi obiettivi, come l’Afghanistan e l’Iraq, e non ha colpito i finanziatori sauditi. La mossa di Vladimir Vladimorovich lo vede, apparentemente, giocare a carte scoperte. E invece no.

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Questa dichiarazione ha lo scopo di spingere gli Stati Uniti allo scoperto, costringendoli a ufficializzare un sostegno al regime alawita che finora si nascondeva tra le righe dell’alleanza tra Washington e Teheran. Attenzione, al-Assad non è un protetto di Mosca, semmai è un ostaggio. La Russia è pronta a sacrificare il rais siriano in nome di una transizione che ne tuteli gli interessi nell’area. Interessi che si concentrano nella fascia costiera e intorno alla base militare di Tartus, roccaforte alawita che Mosca vedrebbe bene come stato autonomo, all’indomani di uno smembramento della Siria su cui tutte le potenze sembrano oggi concordare: uno stato alawita, senza Assad, e protetto da Mosca. Agli americani la cosa può anche star bene. E chissà che poi non ci si metta d’accordo anche sull’Ucraina. Così, dietro alla dichiarazione shock, scorgiamo ragioni non meno imperialiste di quelle americane o europee. Anzi, vediamo la Russia sedere al tavolo degli avvoltoi, o dei vincitori, che dir si voglia.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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7 commenti

  1. All’occidente dà fastidio che ci sia chi mette a nudo le sue schifezze strategiche, politiche e diplomatiche. Le guerre scatenate in Medio Oriente, nord Africa, Afghanistan da Usa e suoi alleati ora si mostrano per ciò che hanno causato: odio, terrorismo, spese militari pazzesche, migliaia e migliaia di morti eppure non vogliono capire che non sono più credibili. Putin li sta mettendo con le spalle al muro..e fa bene!

    • Diciamomcara Agide, che la sincerità a Putin fa comodo quando non riguarda o non danneggia sè stesso, ma questo in fondo fa parte del grande gioco della politica.

      Anche la Russia finanzia terroristi e gruppi armati (vedasi il Donbass), ma ovviamente non lo ammetterà mai anche se è un segreto di Pulcinella e causa anche quello migliaia e miglia di morti, odio e spese militari quelle sì pazzesche (basta vedere a che livello è arrivata la spesa militare russa, altro che gli 0, europei)…

      Che poi Putin stia mettendo con le spalle al muro qualcuno… l’importante è sognare 😀

      • Per natura sono abituato ad essere molto realista ed allora contraddico con alcuni pezzi del tuo pensiero. Chi è che non finanzia il terrorismo? Anche il mio paese è un esportatore di armi micidiali e tra i suoi “clienti” ci sono coloro che si sono macchiati di grandi delitti eppure hanno la faccia immacolata, passano per luoghi in cui la democrazia la fa da padrona. E poi, qual è quel paese che non rinuncia a difendere la propria integrità territoriale e perché dovrebbe farlo la Russia?
        Confermo ciò di cui sono convinto: l’intervento -inatteso- di Putin in Siria sta scompaginando le carte non solo dei terroristi islamici ma anche di coloro che pensavano di poter continuare con il loro doppiogiochismo e non è un caso che anche ad Antalaya debbano riconoscere l’importanza di un accordo strategico con la Russia quando -fino a poche settimane fa- nessuno riteneva la Russia un partner credibile nella lotta al terrorismo.
        Ultima nota curiosa: appartengo al sesso maschile…nonostante il mio nome possa trarre in inganno.

  2. Non so, francamente delle intenzioni non mi interessa un tubo.

    Che dietro le azioni del Presidente russo ci sia una cinica “realpolitik”, piuttosto che astruse filosofesserie e zuccherosa retorica dirittoumanista, è cosa del tutto inessenziale.

    Quel che conta, in politica estera, sono i risultati di tali azioni.

    Quelle di Putin, sono stabilizzatrici.

    Lo abbiamo visto con gli accordi di Minsk, lo vediamo in Siria con l’intervento militare contro i jihadisti di Al Nusra e dell’ISIS, nonchè con lapresentazione di un dettagliato piano di pace in sette punti.

    Putin quindi ha una sua idea su come risolvere il pantano siriano, e una strategia su come metterla in pratica.

    L’Occidente, gli USA, l’Europa, non hanno mai avuto nè l’una nè l’altra.

    Quindi ben venga il Presidente russo: i tempi per una vera “partnership strategica” fra Europa e Russia, sono ormai maturi, e la questione non può più essere ignorata.

  3. urca la bepa ! Vladimir vice padrone del mondo ? Schiocchezzuole finchè qualcuno non scaverà i rapporti tra il novello Adolf 2000 che occupa pezzi di altri Stati ascoltando il “grido di dolore” dei russi malmenati ( ? ) etc. ed il suo tallone di Achille,cioè Silviuccio Berlusconi ! Come ho già indicato a vari settori del Governo USA scavate e troverete,magari iniziate da Djukanovic con biforcazione Silviuccio-Vladimir e se è scelta la prima strada tanto si arriva alla seconda