UCRAINA: Verso il default tecnico. Kiev non ripagherà i creditori privati

Verso il default

Così come è successo alla Grecia, questa settimana arriva per l’Ucraina la data di scadenza per saldare parte dei suoi debiti. Il 24 luglio Kiev dovrebbe restituire ai suoi creditori esteri una somma pari a 120 milioni di dollari. Da mesi ormai il governo, conscio dell’impossibilità di far fronte a questa richiesta, prova a venire a patti ai tavoli delle trattative con le sue controparti. Ristrutturare il 40% dell’ammontare totale del suo debito è l’obiettivo che da marzo i ministri ucraini si pongono, ma riscontri positivi non sono stati raggiunti.

In maggio la Rada ha anche fatto approvare una legge che permette ai suoi ministri di sospendere il pagamento di alcuni suoi debiti “in caso di attacchi all’Ucraina da parte di creditori senza scrupoli” (parole del primo ministro Arseniy Yatsenyuk). Il 15 luglio il Ministro delle Finanze Natalja (o meglio Natalie Ann, nata negli USA da genitori ucraini) Jaresko si è recata a Washington per negoziare con il comitato dei creditori. Non mostrandosi questi favorevoli alla ristrutturazione del debito ucraino, è possibile che venerdì Kiev applichi la legge introdotta e scelga di non corrispondere gli importi dovuti.

I creditori

La differenza sostanziale tra il debito greco e quello ucraino però giace nella figura stessa dei creditori dei due stati. La Grecia si è rivelata insolvente verso Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea, e pertanto verso gli stati membri dell’Unione. L’Ucraina deve invece affrontare un gruppo di creditori esteri privati. I 120 milioni di dollari dovuti entro il 24 luglio sono nello specifico in mano a quattro grossi creditori, il cosiddetto “comitato dei creditori”, creato ad hoc dalla holding statunitense Franklin Templeton assieme ad altri tre compagnie di investimenti. Il FMI si è schierato dalla parte di Kiev e ha fatto notare come l’onere del debito corrisponda al 95% del PIL ucraino e sia pertanto insostenibile per questa economia, già di per sé in una situazione drammatica.

Le prospettive dopo il default

Il “default tecnico” successivo al mancato pagamento del 24 luglio, secondo alcune voci governative, non avrà troppe conseguenze negative sull’economia del paese. Anzi, il ministro dello Sviluppo Economico Aivaras Abromavičius ha dichiarato al Wall Street Journal che il default sarà solo “l’inizio della ristrutturazione del debito ucraino”. Il viceministro delle Finanze Vitalij Lisovenko in un’intervista al giornale Segodnja ha addirittura detto che la parola “default” non è poi quella corretta per il caso ucraino: “default” si ha in occasione di un rifiuto di onorare i propri debiti, mentre il governo di Kiev non vuole evitare di pagare, ma trattare e chiedere tempo ai suoi creditori.

Di parere opposto sono i creditori, tra cui anche la Russia, con cui Kiev ha un debito di 3 miliardi di dollari da saldare entro fine anno. Il default, a loro parere, sarà per l’economia ucraina l’ennesimo ostacolo per risanare un’economia già sfasciata.

Non onorando i suoi debiti, l’Ucraina subirà senza dubbio una perdita di importanza ai tavoli delle trattative, in particolare nei confronti dei suoi creditori. Questi ultimi, oltre a poter permettersi di fare potenzialmente la voce grossa verso un partner poco affidabile, non si ritroveranno poi nemmeno in difficoltà nonostante il mancato saldo del debito da parte dell’Ucraina. Il default ucraino non sarà rischioso per i suoi creditori, al contrario di quello greco.

Un’economia in profonda crisi

Oltre al peso dei debiti contratti, l’Ucraina deve affrontare diversi problemi di natura economica. La valuta (la grivna) rispetto al 2014 vale la metà, e solo nei primi due mesi del 2015 ha perso 50% del suo valore sul dollaro; l’inflazione è al 30%; nel 2014 il PIL ha visto una caduta del 7,5% e per il 2015 è previsto un ulteriore -5,5%; il 3 marzo scorso la Banca Centrale Ucraina ha alzato il tasso d’interesse di riferimento dal 19,5% al 30%; il reddito reale ha subito una contrazione del 24%.

La parte orientale del paese vive una situazione militarmente e civilmente drammatica; la Crimea è sotto giurisdizione russa, per quanto non riconosciuta internazionalmente. E non da ultimo le forniture di gas dalla Russia sono bloccate dal 30 giugno, ovvero da quando è scaduto l’accordo temporaneo mediato dall’Unione Europea e non si è raggiunta una nuova intesa tra le parti. Si preannuncia un inverno difficile per Kiev.

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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