UNGHERIA: Il signor Schulz e la stampa libera

traduzione di Silvia Miani

I politici, indipendentemente dal partito cui appartengono, dovrebbero tenersi alla larga dai media. “Ammetto che a volte i giornalisti possano metterci a disagio, ma dal punto di vista del funzionamento della democrazia sono irrinunciabili” ha riportato al nostro giornale Martin Schulz, capo della rappresentanza parlamentare del Partito Socialista Europeo, il quale ha ricevuto a Budapest il premio Stampa Libera.

Signor Schulz, le piace l’Ungheria? Glielo chiedo perché alcuni pensano che stia conducendo una battaglia contro questo paese. La scorsa settimana, su sua proposta, al Parlamento Europeo è stata accolta una delibera che contiene ulteriori critiche alla legge ungherese sui media, nonostante le modifiche già apportate dal governo ungherese su richiamo della Commissione Europea.

Come prima cosa, vorrei dire che amo mia moglie! Ma parlando seriamente, nutro grande rispetto per l’Ungheria e per il popolo ungherese. In ogni caso la delibera è stata presentata dai socialisti assieme ad altri tre schieramenti, ottenendo un numero maggiore di voti rispetto alla somma dei rappresentanti di tutti e quattro i gruppi parlamentari. E’ dunque chiaro che anche alcuni esponenti conservatori hanno espresso il loro voto in questo senso, nonostante condividano lo schieramento con la Fidesz. In Europa persistono le preoccupazioni connesse alla legge sui media: contro di essa hanno puntato il dito l’OSCE, il Consiglio Europeo, a maggioranza conservatrice, e infine il governo tedesco, in un documento interno. A dimostrazione del fatto che non solo i socialisti ritengono la legge problematica.

Qual è lo scopo di questa delibera, dal momento che non potrà avere conseguenze legali?

Riteniamo che in ogni caso siano state positive la mobilitazione della commissione e la modifica della legge. Però in parlamento continua il dibattito politico, e in più l’Ungheria sta ricoprendo il turno di presidenza europea. Viktor Orbàn è il presidente di turno dell’Unione. E’ quindi naturale che l’attenzione sia concentrata qui. In molti in Europa ritengono che la legge ungherese sui media possa avere un effetto tale da favorire unilateralmente il partito di Orbàn. Non critico l’esistenza del Consiglio per i Media, e penso anche che anche la sua composizione sia il risultato di un procedimento legittimo, ma i suoi effetti sono unilaterali: un’istituzione siffatta avrà il compito di valutare, per esempio, cosa vuol dire informazione equilibrata. Sottolineo che le critiche relative a Viktor Orbàn non sono giudizi nei confronti del popolo ungherese, nonostante Orbàn voglia farlo credere, come se lui fosse il popolo ungherese. Anche la cancelliera Angela Merkel riceve oggi molte critiche dall’estero, ma nessuno lo considera un oltraggio nei confronti dei tedeschi.

Pensa che la legge ungherese sui media possa tornare un’altra volta di fronte alla Commissione Europea?

La Commissione ha assunto una posizione giuridica, esaminando soltanto in quali punti la legge si scontri col diritto unitario. Non si è però occupata della carta dei diritti fondamentali, ricevendo per questo forti critiche da Strasburgo e anche da Bruxelles. Da parte della Commissione si è trattato di una scelta politica, ma ciò non significa che le nostre critiche siano state inutili. In ciascun stato di diritto democratico – e anche l’Ungheria appartiene a questa categoria – il compito dei media è quello di sorvegliare il potere. Il potere invece deve evitare di esercitare pressioni per il controllo dei media.

Probabilmente ciò non riguarda solo l’Ungheria: anche altri paesi europei dimostrano la stessa tendenza. Forse l’esempio migliore è l’Italia.

Sette anni fa divenni famoso in Europa proprio a causa di un acceso dibattito con Silvio Berlusconi. Gli dissi che con lui non si può mai sapere se quello che dice lo dice come capo del governo, come guru mediatico o come imprenditore multimiliardario. Il mercato comune europeo avrebbe reso possibile che il primo ministro italiano in carica acquistasse due grandi emittenti televisive tedesche: immaginiamoci solo che in questo modo il capo del governo avrebbe potuto interferire nella politica interna tedesca! In Europa è veramente necessario prendere accorgimenti per i media: gli stessi problemi dell’Italia li vedo anche in Romania e in Bulgaria. Lasciatemi subito aggiungere una cosa: anche i politici socialisti potrebbero incorrere nella tentazione di intromettersi nel funzionamento dei media, ma io criticherei a maggior ragione aspramente un capo del governo socialista, se provasse a farlo. I giornalisti potranno anche mettere a disagio i politici, ma dal punto di vista della democrazia sono irrinunciabili.

Chi è Silvia Miani

Leggi anche

pandemia

UNGHERIA: La pandemia si abbatte anche sul paese di Orbán

Nei primi mesi del 2020, mentre la pandemia di Covid-19 dilagava nei paesi dell’Europa occidentale, la parte centro-orientale del continente si trovava in una posizione invidiabile. Ma la situazione sembra essersi ribaltata...

2 commenti

  1. Stefano Bottoni

    Un testo istruttivo. Mi sfugge però il punto principale: che problemi di merito ha Schultz con la legge ungherese sui media? Un tema sul quale invece Schultz e anche i cristiano-democratici tedeschi sorvolano facilmente è la quasi totale dipendenza dei media ungheresi (e della maggior parte dei paesi est-europei) dai grandi trusti principalmente tedeschi, le cui proprietà intervengono regolarmente e pesantemente su linea editoriale, pubblicità e altro. Nulla da dire Herr Schultz?

  2. Le parole di <Schultz non possono che essere condivise. La vera stampa è quella che in maniera documentata e precisa non fà sconti a nessuno . Vero anche che bisogna demolire i Paradisi fiscali-off shore dove si fanno intrallazzi basandosi sul segreto e pretendere la trasparenza di chi è editore per evitare azione dei furbetti che celandosi dietro fiduciarie concentrano la proprietà dei media

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com