SERBIA: Ancora aperta la questione kosovara

Il ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic, si recherà oggi a New York per proseguire alle Nazioni Unite l’offensiva diplomatica contro l’indipendenza proclamata unilateralmente dal Kosovo quasi un anno fa. Lo scorso mese di ottobre, su richiesta di Belgrado, l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato una risoluzione con la quale si chiede alla Corte internazionale di giustizia di pronunciarsi sulla legittimità della proclamazione d’indipendenza del Kosovo. Una presa di posizione della Corte e’ attesa entro l’anno in corso.

Jeremic – secondo l’agenzia Tanjug ripresa dall’ANSA- ha inviato una lettera a una ottantina di paesi che ancora non hanno espresso un’opinione ufficiale riguardo l’indipendenza kosovara, è la prima volta che la Corte Internazionale viene interpellata in un caso di secessione di un paese membro dell’ONU. La Serbia, dunque, è in cerca di alleati. Per questo – ha sottolineato il ministro degli esteri – la decisione della Corte di giustizia costituira’ un precedente molto importante per il futuro dei rapporti internazionali.  Finora 54 paesi hanno riconosciuto l’indipendenza proclamata dal Kosovo il 17 febbraio 2008. Fra questi gli Stati Uniti e la maggioranza dei paesi della Ue, Italia compresa, che con l’alleato americano promosse il separatismo kosovaro. L’intervento degli Stati Uniti e dei suoi alleati Germania,  Francia, Italia e Gran Bretagna era volto alla creazione di un’area sottoposta all’influenza occidentale entro la quale costruire una pipeline che non fosse sotto il controllo russo.

Dietro la maschera dell’autodeterminazione dei popoli si cela ancora una volta l’intreccio geopolitico e lotta per il controllo energetico. Contrari sono la Russia e ovviamente la Serbia, che continua a considerare il Kosovo come una sua provincia meridionale.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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