RUSSIA: Messa a tacere la televisione tatara in Crimea. Si teme la persecuzione di Mosca

La Russia ha rifiutato il rinnovo della concessione per le trasmissioni della televisione ATR dei tatari di Crimea, lo comunica il New York Times. Secondo la comunità tatara si tratta dell’ennesimo episodio di discriminazione dovuto alla loro contrarietà rispetto all’annessione della penisola alla Russia.

La stazione televisiva ATR è stata aperta nel 2006 e ha finora potuto trasmettere grazie a una licenza concessa dal governo ucraino. La licenza, però, scadeva a fine marzo e le autorità di Mosca si sono rifiutate di rinnovarla. ATR fu in prima fila nell’opposizione all’annessione della Crimea alla Russia e, una volta avvenuta, subì le ritorsioni delle nuove autorità e le fu impedito di trasmettere programmi che parlassero di politica. Nel gennaio del 2015 la televisione è stata coinvolta in un’indagine volta a definire le responsabilità per le proteste anti-russe andate in scena in Crimea l’anno precedente.

Anche la radio tatara “Meydan FM” dovrà chiudere, facendo parte della stessa compagnia cui appartiene la televisione ATR. I tatari si trovano così senza una voce che li rappresenti. Questa, oltre che essere una limitazione alla libertà d’espressione, è una evidente ritorsione nei confronti di una comunità che ha espresso la sua contrarietà all’annessione della Crimea alla Russia. Una contrarietà che ha motivazioni storiche: nel 1944 l’intera popolazione dei tatari di Crimea subì la deportazione in Asia centrale decisa dalle autorità sovietiche. Stalin, con la scusa che i tatari avrebbero collaborato con i nazisti (accuse storicamente infondate), li deportò al fine di cambiare gli equilibri etnici nella penisola favorendo la russificazione. I tatari sono infatti gli unici abitanti autoctoni della Crimea, dove giunsero nel XV° secolo fondando un khanato poi vassallo dell’Impero Ottomano.

Quando i russi, perseguendo il progetto della “novorossiya“, entrarono in guerra con gli ottomani (guerra russo-turca, 1768-1774), ai tatari di Crimea venne concessa l’indipendenza grazie al trattato di Kaynarca. La Russia però violò il trattato e annesse la Crimea nel 1783. Da allora i tatari vennero perseguitati, privati della proprietà della terra, espulsi. Quelli che restarono subirono poi la collettivizzazione (e la carestia) dei primi anni Trenta, fino alla deportazione del 1944. Solo nel 1967, dopo aver ricevuto il perdono di Stato (per una colpa mai commessa), poterono rientrare in Crimea.

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Oggi temono una nuova persecuzione. Le autorità russe hanno più volte fatto irruzione nelle scuole in lingua tatara e nelle moschee a scopo di intimidazione. I leader della comunità tatara, come Nariman Dzhelalov, ricevono regolari visite da parte della forze di polizia. Il capo del governo locale ha dichiarato che i tarai “svolgono attività antirussa e sono una quinta colonna dell’occidente”. 

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. Noto con grande dispiacere che una notizia che riguarda la Crimea sia presente SOLO nella sezione “Russia”, e non come sarebbe logico, in quella “Ucraina”: evidentemente il lavaggio del cervello moscovita da i suoi frutti.
    Circa la notizia in se non è. purtroppo, una sorpresa: il livello di controllo del regime putiniana è “normalmente” più alto, immaginiamoci in una regione occupata militarmente.
    Per quanti hanno la memoria corta, ricordo gli attivisti tartari arrestati subito dopo l’arrivo dei “liberatori” russi: di un paio di essi non si hanno avuto più notizie. E dei visti negati per partecipare ad incontri all’estero, o i respingimenti di cittadini che si erano recati in Ucraina? Le perquisizioni di centri culturali e moschee? In Crimea, e anche nell’Ucraina dell’est, si mostra, senza infingimenti, il volto autoritario di Putin.