UCRAINA: Elezioni. Tra le pochissime certezze c’è il partito di Poroshenko

A pochi giorni dalle elezioni che decideranno la composizione della futura Verkhovna Rada, il dibattito politico in ucraina sembra sempre più offuscato dall’incertezza. Rimane incerto il destino della tregua nell’est del paese dopo i precari sviluppi degli accordi di Minsk. In Crimea e in alcuni distretti di Lugansk e Donetsk non si voterà, ma tenendo in considerazione gli eventi degli ultimi mesi, anche altre circoscrizioni rimangono in dubbio e appare piuttosto difficile prevedere un massiccio afflusso alle urne in tutto il Donbass. La rivoluzione del sistema partitico e la brevissima campagna elettorale hanno contribuito ad aumentare l’indecisione tra la popolazione, che si dovrà orientare tra un numero elevato di nuovi partiti (21 su 29 partecipanti).

Blocco Petro Poroshenko, la principale novità del sistema

Praticamente per la prima volta dopo l’indipendenza le elezioni saranno, con molta probabilità, dominate da una sola forza politica. Secondo i numerosi sondaggi, infatti, il Blocco di Petro Poroshenko è destinato a guadagnarsi facilmente la maggioranza dei consensi, con un netto distacco sui principali concorrenti. Come riportano i principali istituti nazionali, il rating del partito del presidente è intorno al 30%, con un distacco minimo di almeno 15 punti sugli inseguitori.

Il dominio del Blocco di Poroshenko è determinato da diversi fattori. La crisi del Partito delle Regioni ha provocato una migrazione di numerosi “regionali” verso altre forze politiche prima tra le quali proprio il partito del presidente. Il peso delle vecchie figure, infatti, è importante soprattutto a livello locale e regionale, dove permane una certa forma di clientelismo. L’alleanza con UDAR di Vitaly Klitschko, sindaco di Kiev e importante protagonista durante i mesi di Euromaidan, ha influito notevolmente sulla crescita di consensi del Blocco, insieme all’immagine di riformatore e uomo nuovo che Poroshenko si è cercato di costruire (tra numerose difficoltà) durante i mesi di presidenza. Infine va sottolineata l’assenza di una vera e propria alternativa, fattore evidente già durante le presidenziali di maggio.

Nonostante una prevedibile vittoria, però, il dominio del partito all’interno della futura Verkhovna Rada è tutt’altro che assicurato. Mentre rimane poco chiaro quale forza politica potrà fungere da opposizione, uno dei primi test nella formazione del nuovo governo sarà l’equilibrio nei delicati rapporti all’interno della disomogenea coalizione che ha preso il potere sulla scia di Euromaidan e che andrà a costituire l’ossatura del nuovo parlamento. Il Primo Ministro Yatseniuk, ad esempio, ha formato una propria forza politica, il Fronte Popolare, evidenziando un certo livello di frizione (non nuova dal 2004 in poi) tra le due principali cariche dello stato. Il mancato accordo sui nomi di una lista comune e sulla presenza in essa degli uomini di Yatseniuk è stato interpretato da alcuni analisti come segnale di un certo allontanamento del Primo Ministro dalla figura di Poroshenko e dal suo, politicamente oneroso, Piano di Pace per il Donbass. Il segretario del Blocco (Yuriy Lutsenko) ha, in effetti, lasciato intendere che la scelta del Primo Ministro sia in un certo modo ascrivibile alle personali ambizioni politiche di quest’ultimo.

Crescita del patriottismo radicale e del populismo

Come conseguenza di Euromaidan e del confronto politico-militare con Mosca, la campagna elettorale si è giocata principalmente su temi sensibili come il patriottismo, identità nazionale e la minaccia esterna. Proprio questi sono stati gli argomenti sfruttati abilmente da movimenti patriottico-populisti come il Partito Radicale di Oleh Lyashko. Famoso per il suo fervente nazionalismo e per una posizione apertamente anti-russa, ma soprattutto capace di costruire una figura mediatica fuori da ogni schema comune, il partito guidato da Lyashko sembra destinato a diventare la seconda forza politica del paese (nel 2012 il Partito Radicale ha totalizzato solo il 1,08%). Arrivato terzo alle elezioni presidenziali di maggio, Lyashko ha saputo sfruttare il periodo di turbolenza e instabilità giocando abilmente con le emozioni della gente, impossessandosi di una ben determinata nicchia dello spettro politico, mescolando i vecchi argomenti come lotta all’oligarchia e alla corruzione con istanze più attuali come i valori tradizionali ucraini e la loro “difesa contro l’invasore”. Il tutto amalgamato da una costante presenza sul campo, in prima linea con i battaglioni paramilitari affianco ai quali, come riportato da un report di Amnesty International, il politico si è spesso macchiato di crimini come “abuso verbale e fisico”, “rapimento” e “tortura”. Proprio alcuni combattenti di Azov e Aidar saranno candidati nel Partito Radicale insieme a Yuriy Bogdan Shuchevic, figlio del fondatore della formazione di estrema destra Ukrainian National Assembly – Ukrainian People’s Self-Defense.

In netto calo rispetto alle elezioni del 2012, ma con possibilità di superare la soglia del 5% ed entrare nuovamente in parlamento il partito di estrema destra Svoboda. Offuscato sia dalla nascita di nuovi movimenti di estrema destra che hanno avuto un’importante risonanza mediatica, sia dalla riscoperta generale del nazionalismo e soprattutto del patriottismo, diventati argomenti maneggiati dalla stragrande maggioranza dei partiti politici. Al palo anche un altro protagonista radicale di Piazza Indipendenza, Praviy Sektor che, nonostante l’esplosione di varie e diverse forme di estremismo durante il conflitto nel Donbass, sembra destinato a rimanere in linea con i consensi raccolti dal suo leader, Dmitry Yarosh, durante le elezioni presidenziali di maggio che non dovrebbero permettere al movimento, nato proprio a Maidan, di superare la soglia di sbarramento.

Lotta all’ultimo voto

L’ascesa di Lyashko sembra andare non solo a discapito dei movimenti più radicali e radicati ideologicamente, ma anche della regina del populismo ucraino, Yulia Tymoshenko. Anche se è improbabile vedere il suo partito, Patria, estromesso dalla nuova Verkhovna Rada, il suo peso politico sembra destinato a ridursi.
L’alto livello d’indecisione dell’elettorato e il distacco minimo tra le numerose forze politiche nate sulle ceneri del sistema partitico precedente, rende il quadro generale ancora più incerto. Altri piccoli partiti hanno così la possibilità di superare la soglia di sbarramento del 5%. Tra questi indubbiamente il Fronte Popolare del Primo Ministro e dell’ex presidente ad interim Oleksander Turchinov, ma anche Posizione Civica dell’ex Ministro delle Difesa (durante la presidenza di Yushenko) Anatoliy Hrytsenko e Forte Ucraina di Tigipko, uomo del settore finanziario che ha ricoperto importanti ruoli di governo durante la presidenza di Yanukovich.

Pochissime possibilità di entrare nel futuro parlamento le ha il Partito Comunista Ucraino, mentre il Blocco d’Opposizione di Yuri Boyko, che accoglie il maggior numero di reduci del Partito delle Regioni, dovrà sperare in un importante sostegno nelle regioni orientali per superare il 5%.

La nuova Verkhovna Rada così, con molta probabilità, sarà formata da una serie di forze disomogenee e da numerosi volti noti. Il compito di Poroshenko e del suo principale alleato Klitschko sarà quello di tenere in piedi un governo che incontrerà sulla sua strada innumerevoli difficoltà e dovrà prendere decisioni impopolari e gravide di conseguenze, tenendo a bada la mina vagante rappresentata dal Partito Radicale. Mantenere l’armonia, o meglio condividere alcuni interessi politici comuni, con Yatseniuk e la Timoshenko sarà il punto focale per il Presidente ed il suo partito. Il tutto con un occhio a est e al futuro politico del Donbass.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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4 commenti

  1. Sono elezioni fondamentalmente antidemocratche. Precedute da leggi liberticide, come l’esclusione del partito comunista dal parlamento e l’incredibile legge di epurazione degna delle peggiori dittature, sono elezioni che non permetteranno a circa la meta’ della popolazione, quella russofona, di poter esprimere una propria rappresentanza. Nessuna partito di opposizione. Un grande risultato della scellerata politica targata Usa ed Ue che ha portato questo paese al disastro.

  2. 22 ottobre – L’Ucraina intende terminare la costruzione delle sue centrali nucleari, e per di più in modo rapido e senza la partecipazione della Russia, – ha detto il Primo Ministro dell’Ucraina Arsenii Iatseniuk.

    22 ottobre – Il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry ha espresso la speranza che il mondo possa evitare una seconda guerra fredda nella quale si potrebbe trasformare la crisi in Ucraina.

    22 ottobre – Negli ultimi due giorni nel contesto dell’operazione antiterrorismo il servizio di controspionaggio della SBU (Servizio di Sicurezza dell’Ucraina) ha arrestato 9 cittadini ucraini dai 25 ai 60 anni – militanti della cosiddetta “DNR” (Repubblica Popolare di Donets’k).

    22 ottobre – Alle ore 13:54 del 21 ottobre un aereo spia Il-20 appartenente alle Forze Armate della Federazione russa ha invaso lo spazio aereo dell’Estonia.

    22 ottobre – La Russia ha bloccato la decisione sull’esecuzione del paragrafo dell’accordo di Minsk riguardante il controllo da parte degli osservatori dell’OSCE su tutta la zona del confine ucraino-russo in cui è in corso l’ATO. Ciò è indicato nella comunicazione dei rappresentanti degli Stati Uniti presso l’OSCE. A causa del veto della Russia, il Consiglio permanente dell’OSCE è riuscito a prolungare di un mese solo il lavoro della missione dei 16 osservatori che riguarda solamente due posti di blocco al confine.

    22 ottobre – Nel corso della notte sono stati abbattute altre 4 statue di Lenin in 3 zone della regione di Dnipropetrovs’k. La caduta degli idoli continua.

    • I nostri cieli e mari sono pieni di aerei spia, navi e sommergibili americani che si fanno bellamente i cavoli nostri.

  3. Paolo ogni uno sceglie ed è libero di scegliere il proprio destino…così han voluto così faranno.

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