http://www.yeniozgurpolitika.eu/wene/news/9466.jpg

TURCHIA: Erol Özkoray, giornalista sotto processo

Mercoledì 17 giugno si è svolta la terza udienza del processo contro Erol Özkoray, noto giornalista, storico e analista turco, accusato di aver insultato il primo ministro Erdoğan nel suo ultimo libro “Gezi Fenomeni” (“İl fenomeno Gezi“) pubblicato nell’agosto del 2013. Il libro ha l’intento di ripercorrere i primi momenti delle proteste che hanno animato la Turchia, represse duramente dalla polizia e condannate dalle parole amare di Erdoğan.

Nella propria analisi socio-politica il giornalista ha inserito un capitolo nel quale cita alcuni tra i numerosissimi slogan e graffiti del movimento di protesta “Occupy Gezi”, ad esempio: “Tayyip, non è colpa tua se sei nato”, “Non essere idiota, ascolta la gente”,”Sei un infame, dimettiti”. Ma quelle che lui definisce battute ironiche, creative e umoristiche, gli sono valse l’ennesima denuncia per “denigrazione della nazione turca”. Il Codice Penale Turco (TCK) nell’articolo 125 afferma che colui che denigra la nazione turca, la repubblica o il parlamento è punibile con un periodo di arresto tra i sei mesi e i tre anni.

Özkoray non è certo il primo né l’unico tra i giornalisti turchi ad aver ricevuto una denuncia e subito un processo in seguito alla propria attività. Nei giorni più caldi delle proteste di Gezi sono stati numerosissimi i giornalisti e i fotografi fermati per diversi giorni e se stranieri allontanati dalla Turchia. “Un anno dopo le manifestazioni, le autorità continuano a criminalizzare il movimento ‘Occupy Gezi’ e il modo in cui i giornalisti l’hanno coperto. Attaccando una persona così nota come Özkoray, vogliono inviare un chiaro avvertimento all’intera società civile turca“, ha dichiarato Johann Bihr, portavoce di Reporters without Borders.

“Gli slogan appartengono a sei milioni di persone che sono scese per strada in tutta la Turchia. Sono anonimi. Attribuirli a me e a me soltanto equivale ad una parodia giudiziaria“, ha risposto Özkoray alle accuse. “Il governo islamico sta cercando con ogni mezzo di far dimenticare alla gente la propria rivolta, di cui gli slogan sono parte integrante”.

Özkoray si è posto in numerose occasioni come sostenitore dei movimenti di protesta contro il governo islamico turco, in difesa della democrazia. “Far soccombere la libertà di espressione equivale ad abbandonarsi al totalitarismo islamico fascista”, ha dichiarato, “in qualità di autore e d’intellettuale non accetto alcun limite alla libertà di espressione“. In un’intervista al quotidiano LaStampa, il giornalista turco ha affermato di non temere questo ennesimo processo ma di augurarsi di poter vivere un giorno in una Turchia in cui si possa scrivere un libro senza doversi aspettare di finire in tribunale.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

Leggi anche

partita per i corridoi strategici

TURCHIA: Il ruolo di Ankara nella partita per i corridoi strategici

La partita per i "corridoi" strategici tra l'Asia e l'Europa è iniziata nel 2013 con la "Nuova Via della Seta" (BRI) proposta dalla Cina per facilitare gli scambi tra i due continenti. Nel 2023, a margine dei lavori del G20 di New Delhi, i leader di India, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Unione Europea - sostenuti dagli Stati Uniti - hanno lanciato una nuova infrastruttura economica per connettere India–Medio Oriente–Europa (IMEC) e provare a contenere la crescente influenza del Dragone.  Ma a scombinare le carte ci ha pensato la Turchia che si è opposta strenuamente al progetto. Lo stato anatolico sta infatti pianificando da tempo un proprio schema di connettività strategico passante per l’Iraq e noto come “Development Road Project”. Rispetto all'IMEC, il collegamento pensato da Ankara ha il vantaggio di essere già in una fase avanzata di definizione mentre il  primo è ancora un concetto teorico. 

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com