KOSOVO: La strana storia dell'aiuola sul ponte di Mitrovica

A vederla, sembra la scena di un quadro surrealista à la Magritte: sul ponte sul fiume Ibar, a Mitrovica in Kosovo, la barricata di terra e cemento che separava dal 2011 la comunità albanese da quella serba è stata sostituita dal “parco della pace,” una grande aiuola verde con piante in vaso e sculture a forma di amanita. E scontrarsi per un’aiuola verde su un ponte sembra davvero una questione surreale.

Nella prima mattina di mercoledì 18 giugno, è stata smantellata con camion e bulldozer la barricata di terra e cemento che bloccava il passaggio da ormai più di tre anni, in quella che è l’ultima città fisicamente divisa dei Balcani. Secondo quando dichiarato dal col. Angelo Morcella delle forze NATO/KFOR a Mitrovica, i serbi avrebbero deciso autonomamente di rimuovere la barricata, innalzata a suo tempo per impedire alle autorità di Pristina di estendere il proprio controllo sulla regione settentrionale a maggioranza serba della provincia. Secondo Morcella, si tratta del risultato dell’opera di diplomazia portata avanti dal comandante NATO/KFOR, gen. Salvatore Farina, con i serbi di Mitrovica Nord. Il ponte resta comunque chiuso al transito dei veicoli e presidiato dalla KFOR.

Resta poco chiaro chi abbia dato l’ordine di rimuovere la barricata, né di chi fossero i macchinari usati per farlo. Il sindaco di Nord Mitrovica, Goran Rakic, ha dichiarato che non è stata una sua decisione, né che lo è stato la costruzione del “parco della pace,” definendole come una “iniziativa dei cittadini;” il nuovo arredo urbano dovrebbe comunque aiutare la riconciliazione tra le due comunità, quella serba e quella albanese, che vivono sulle due sponde del fiume, secondo il sindaco. Ma non tutti sono d’accordo. “Perché l’hanno fatto di notte, e perché adesso? La gente è impaurita, e non c’è ancora abbastanza fiducia tra le due parti. Dire che sia stata un’iniziativa dei cittadini è sbagliato,” ha dichiato a BIRN la presidente del consiglio comunale Ksenija Bozovic.

La trasformazione della barricata è arrivata a sorpresa, e anche diversi diplomatici occidentali non ne erano al corrente. Secondo il diplomatico olandese a Pristina Robert Bosch il ponte, seppur pedonalizzato, resta un simbolo di separazione tra le due comunità. Soddisfazione per la rimozione della barricata è stata subito espressa dai partiti di governo in Serbia, e dal ministro kosovaro per le comunità e i ritornati Dalibor Jevtic.  Contro la rimozione della barricata si è invece subito dichiarato il partito serbo d’opposizione DSS.

Anche se, una volta chiarito che il ponte non sarebbe stato aperto alla circolazione stradale, l’entusiasmo dalla parte del governo kosovaro si è decisamente raffreddato. Secondo Thaçi, la costruzione del “parco della pace” sul luogo della barricata è “un atto vergognoso”: “è un gioco imbarazzante e pericoloso, ma prima di tutto illegale ed inaccettabile. I responsabili di queste azioni illegali affronteranno la legge un giorno o l’altro, la libertà di movimento è un diritto fondamentale che non può essere violato”. Altrettanto ha fatto il sindaco di Mitrovica Sud, Agim Bahtiri, dichiarando sabato che “la pazienza è finita” e che “la nuova barricata a forma di parco adesso deve essere rimossa”, annunciando una manifestazione per la giornata di domenica.

E in effetti la trasformazione della barricata in aiuola non è andata giù anche ai più oltranzisti della parte albanese. Nel pomeriggio di domenica 22 giugno, una manifestazione nazionalista è risultata in lanci di pietre contro le forze di polizia e il rogo di quattro camionette, come riportato da RFE/RL. Inneggiando all’Uçk, e portando cartelli con slogan come “libertà di movimento” e “no al parco sul ponte”, alcune centinaia di manifestanti (tra cui diversi adolescenti) si sono scontrati con la polizia che assieme alle forze NATO/KFOR proteggeva il ponte e che, nella giornata, ha chiuso ogni comunicazione tra il nord e il sud della città per prevenire possibili scontri tra le due parti. La polizia kosovara ha risposto con gas lacrimogeni e ha arrestato 5 manifestanti; altri 21 sono rimasti feriti, assieme a 13 poliziotti. Dalla parte nord del ponte, diversi serbi di Mitrovica si sono riuniti per osservare ciò che stava succedendo. Sempre secondo Robert Bosch,”il cosiddetto parco della pace ha creato solo problemi e reso la pace ancora più lontana di prima“. Appelli alla calma e alla continuazione del dialogo sono venuti dalla KFOR, dalla presidente del Kosovo Atifete Jahjaga e dalla Chiesa ortodossa serba.

Le tensioni latenti tra serbi e kosovari nel nord del Kosovo restano una questione aperta in vista della messa in atto dell’accordo di normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, firmato a Bruxelles nell’aprile 2013. Dopo un anno, resta ancora da concretizzare la comunità/associazione delle municipalità serbe del Kosovo, che dovrebbe garantire l’autonomia e al contempo l’integrazione della comunità serba all’interno delle istituzioni della Repubblica del Kosovo. Sin dalla fine del conflitto nel 1999, i comuni a maggioranza serba del nord della regione, tra cui Mitrovica Nord, sono rimasti fuori dal controllo delle autorità di Pristina, mentre la Serbia ha continuato a finanziarne le istituzioni di sicurezza, giustizia, salute ed educazione. A seguito delle elezioni anticipate di inizio giugno, il partito Vetevendosje (Autodeterminazione), di cui la probabile nuova coalizione di governo a Pristina dovrà ottenere l’appoggio esterno, ha reiterato il suo appello alla fine dei negoziati con Belgrado e al ritiro delle forze internazionali dal paese.

Mosse come la rimozione della barricata serba sul ponte di Mitrovica potrebbero costituire un misura di costruzione della fiducia, ma perché abbiano successo servirà che tali azioni siano concordate con entrambe le comunità, annunciate e spiegate al pubblico, per evitare reazioni negative da parte dei massimalisti di entrambe le parti.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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