STAN-Project: Iran, il fascino discreto dell'autonomia nella soggezione

Qualsiasi cosa si pensi come ovvia, in Iran può essere percepita come eccezione, trasgressione, esagerazione. In alcuni punti, la politica rigorosa dello Stato Islamico può capovolgere la nostra comprensione del mondo, mostrando altre possibili esistenze, modelli che governano la vita quotidiana e l’estrema dicotomia tra vita pubblica e privata. Come un  abitante di Teheran ha affermato “I cittadini delle grandi città hanno sviluppato, in queste circostanze, due vite diverse”, una secondo le richieste del regime e un’altra secondo il comportamento naturale umano.

Nella vecchia Ambasciata Americana di Teheran i segni della rivoluzione sono ancora visibili nei murales che mostrano i valori anti-americani dell’epoca. Al 1979 gli americani residenti in Iran ammontavano a 40.000 unità con un divario di stipendi enorme rispetto ai cittadini iraniani. Gli introiti derivanti dal mercato petrolifero venivano spesi dallo Shah in larga parte per l’esercito e per alimentare la petrolborghesia,  lasciando il resto della popolazione a livelli di arretratezza inauditi.

In un momento chiave per il paese, quando il desiderio di smantellare la monarchia guidata dallo Shah era divenuto irrefreneabile,  la generazione rivoluzionaria comunista degli anni ’70 sembra sia stata ingannata dalla storia: il movimento islamico, alla guida della rivoluzione, cresceva di giorno in giorno nei consensi. Inoltre, come appunta Kapuscinski in Shah in Shah, gli americani che influenzavano lo scià ritenevano –senza conoscere il paese- che l’unico nemico di Mohamed Reza fosse il Tudeh, il partito comunista. E’ quindi sui comunisti che si appuntarono i cannoni della Savak, i servizi segreti iraniani. Dalla Francia Khomeini aveva già iniziato la sua propaganda e, sfruttando il movimento rivoluzionario e il proprio carisma, divenne protagonista di un’era.

La Repubblica Islamica, ancora al potere dal 1979, è onnipresente nella vita pubblica, dai vagoni della metropolitana differenti per uomini e donne all’obbligo del velo, dalla censura della musica in disaccordo col regime alla proibizione in tutto il paese di club per ballare. Tuttavia, il controllo malizioso –che può arrivare a volte alla misurazione della lunghezza del velo da parte delle Guardie della Rivoluzione- ha prodotto delle vere distorsioni culturali, forme di resistenza silenziosa come la nota chirurgia plastica al naso, molto in voga tra le ragazze di Teheran –mostrando così le uniche parti concesse al meglio possibile, aumentando anche l’uso del trucco- alla produzione di musica indipendente in case discografiche nascoste e, quando scoperte dal regime, chiuse e sanzionate.

Se sei circondato da quattro mura, allora puoi sentirti al sicuro” dicono gli abitanti di Teheran. Per sfuggire ai controlli la maggior parte della vita sociale si svolge nelle abitazioni. I genitori preferiscono per i propri figli adolescenti che si incontrino a casa, mostrando un’eccezionale apertura; le feste permettono alle coppie di vivere la propria intimità, agli amici di bere alcolici (di contrabbando) e ballare spensieratamente e alle donne di mostrare i propri capelli e forme, sentendosi libere dalle restrizioni quotidiane. “A Teheran siamo tutti DJ” ci dicono: se le feste sono vietate in pubblico, la popolazione è corsa ai rimedi autonomamente. Inoltre, la censura adottata dal regime sui social network ha forgiato una sorta si “hacker-generation” capace di sfuggire al controllo della rete -tramite il VPN – e di usare internet come in tutto il resto del mondo, o addirittura meglio.

La censura resta alta ed è stato aumentata negli ultimi anni, dopo la cosiddetta “Rivoluzione verde” che tramite Twitter è stata l’esempio per le successive rivoluzioni nel mondo arabo ma che ha fallito con conseguenti aumenti delle restrizioni. In tempi di social media però il regime non arriva a controllare tutto: solo di recente un servizio di blog hosting, Bayan, si è rifiutato di cedere alla polizia informatica i dati personali degli utenti sostenendo che, secondo le leggi dell’Iran, è solo il tribunale che può richiedere i dati personali, quando è in corso un provvedimento giudiziario nei confronti di una determinata persona. Gli annunci pubblici sui giornali pullulano di offerte di servizi per riparatori di antenne. Come ci hanno rivelato, dietro queste figure si nascondono montantori di parabole per captare i canali televisivi mondiali, la polizia ne è al corrente ma non può intervenire ovunque.

Un’atmosfera da guardie e ladri domina la vita quotidiana, vissuta dagli iraniani in maniera dignitosa e fiera. Già dall’arrivo dell’Islam sunnita, in un paese dove spopolava lo zoroastrismo, il popolo iraniano, invaso e costretto, decise di optare per la parte debole dell’Islam, quella degli sciiti, arrivati scalzi, laceri e bisognosi. Allo stesso modo la vita che governa la quotidianità mostra ancora oggi, secondo le parole di Kapuscinski,  tutta l’intelligenza, tutto lo spirito d’indipendenza degli iraniani, che possidono il dono di mantenersi autonomi anche in stato di soggezione.

La cultura offerta riflette l’orientamento rivoluzionario, intendendo per esso l’era di Khomeini. Per questa ragione centri culturali, musei e attrazioni turistiche nella capitale sono focalizzati nel sottolineare le brutalità del periodo monarchico–come il museo delle torture dello Shah, il museo dello spionaggio della CIA, la casa museo dello Shah, comprensiva di tutto lo spreco, lo sperpero e la disaffezione al suo popolo – e la linea ufficiale del potere rivoluzionario –l’enorme mausoleo di Khomeini, l’antico museo persiano, eccetera.

l’Iran è sotto embargo dagli anni ‘80 anche se recentemente alcuni settori d’interesse capitalista sono riusciti a scavalcare il regime economico: dallo scorso agosto IPhone ed IPad sono sbarcati nel paese e a gennaio 2014 l’Unione Europea ha decretato di alleggerire l’embargo iraniano per un semestre, ma solo per determinati settori come quelli petrolifero ed energetico.  “All’inizio non me ne importava, pensavo che i nostri gas e petrolio sarebbero stati abbastanza. Solo quando ho iniziato a lavorare in una ditta ho dovuto fronteggiare una situazione in cui non potevo importare o esportare e l’inflazione aveva un peso enorme nel business” commenta un abitante di Teheran. Da questa prospettiva l’ alleanza dell’ Iran con gli Stai Uniti d’America, un tempo definiti “Il grande Satana”, per arginare l’invasione dell’Isis in Iraq può essere pensata come un segnale distensivo del nuovo leader Rohani al fine di facilitare, tra le altre cose, la fine del regime di embargo ormai perdurante.

Ad ogni modo, l’Iran non è solo Teheran. Oltre questa esistono molte città turistiche, ereditarie del glorioso periodo persiano -Esfahan, Shiraz, Persepolis-, piccoli centri conservatori e la città simbolo dell’Islam Sciita nel mondo: Mashhad. Posta vicino alla frontiera col Turkmenistan, questa città riunisce ogni anno un numero di pellegrini cinque volte superiore a la Mecca per l’anniversario del martirio di Mohammed Reza, l’ultimo e dodicesimo Imam. Veli, chadors, coppie in luna di miele e studenti affollano le strade sotto un’incomparabile controllo all’entrata della Moschea principale, dovuto ai recenti attacchi bomba in un santuario nel sud del paese. Ma Mashhad negli anni ’60 è stata anche meta della “via degli hippies”: per tutta la generazione di figli dei fiori, desiderosa di ripercorrere la Via della Seta, essa era l’ultima città prima dell’Afghanistan, delle Repubbliche Sovietiche Centro-Asiatiche e a un salto dal Turkmenistan -30 km- dalle influenze russe, turkmene e mongole.

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