UCRAINA: Arrestati Timoshenko ed esponenti dell'opposizione. Tu chiamala se vuoi epurazione

di Matteo Zola

Julia Timoshenko, leader del principale partito di opposizone ucraina ed ex primo ministro, è stata incriminata per corruzione e arrestata. Insieme a lei sono stati arrestati l’ex-Ministro dei Trasporti, Viktor Bondar, già Capo della Segreteria dell’ex Capo di Stato, Viktor Jushchenko; l’ex Vice Ministro dell’Economia, Jevhen Kornijchuk; l’ex Ministro dell’Ambiente, Heorhij Filipchuk; l’ex Capo del Controllo Statale di Frontiera, Anatolij Makarenko; e l’ex Vice Capo di Naftogaz, Ihor Didenko. Tutti esponenti del governo Yushenko, già leader della Rivoluzione Arancione ed ex-presidente. Infine è toccato a Jurij Lucenko, ex Ministro degli Interni.

PUNTATE PRECEDENTI

Dopo le elezioni presidenziali di gennaio 2010 il timone del potere a Kiev è stato preso da Yanukovych, filorusso e in odore di essere “uomo del Cremlino”. Proprio lui fu spodestato nel 2005 dalla Rivoluzione Arancione, guidata da Viktor Yushenko e Julia Tomoshenko, il cui fallimento lo ha riportato recentemente in sella. Un fallimento dovuto anche a cause esogene: il Cremlino ha chiuso i suoi commerci con Kiev, l’Unione Europea e la Nato -dopo averla sedotta- hanno abbandonato l’Ucraina a Mosca in nome di una tacita spartizione delle sfere d’influenza. Stretto nella morsa della recessione economica il governo della Rivoluzione è capitolato alle ultime elezioni anche a causa di una spaccatura tra i suoi candidati, Yushenko e Timoshenko, presentatisi divisi alla sfida elettorale. La Timoshenko, sconfitta al ballottaggio per pochi punti percentuali, ha mantenuto la carica di primo ministro. Nota per i non addetti ai lavori. Quelle del 2005 e del 2010 sono state elezioni presidenziali, quelle politiche (per il rinnovo del Parlamento) si sono tenute nel 2007. In base ai risultati, il Presidente nomina il primo ministro che resta in carica quattro anni. Questo spiega perché Timoshenko è stata primo ministro mentre Yanukovyc è presidente.

KIEV PROVINCIA DI MOSCA

Il governo Yanukovych ha condotto una politica di riavvicinamento con Mosca che ha portato a importanti accordi tra i due Paesi. Il 21 aprile 2010 un accordo risolse il problema della fornitura di gas russo. L’accordo prevedeva la vendita di gas russo a prezzi scontati in cambio del rinnovo dell’uso del porto di Sebastopoli dove è ancorata la flotta dell’Armata Rossa. Seguì poi l’unificazione di parte dell’areonautica civile; la fusione dell’ucraina Naftogaz con Gazprom; la creazione di un’unico ente per il nucleare civile. Fu poi rafforzata l’interdipendenza dei due eserciti. E infine si propose il russo come lingua ufficiale, da affiancare all’ucraino. Nel frattempo il primo ministro, Julia Timoshenko, è stato sfiduciato ed è passato con il suo partito all’opposizione.

BUONI O CATTIVI

Si potrebbe pensare che la Rivoluzione Arancione sia stato un esempio di democrazia, di volontà di affrancarsi dal giogo russo avvicinandosi all’Europa comunitaria. Ciò è vero solo in parte. Buona parte della popolazione ucraina è russofona, culturalmente vicino alla “madre Russia”, per cui quello di Yanukoviyc è un potere che si fonda sulle peculiarità del popolo ucraino diviso tra orientali, russi e ortodossi, e occidentali. Questi ultimi sono gli eredi della cultura polacca e galiziana, di fede cattolica e di lingua ucraina, animatori di un nazionalismo che li ha portati, durante la seconda guerra mondiale, ad allearsi coi nazisti pur di ottenere l’indipendenza e che li spinge oggi a rifiutare il potere filorusso di Yanukovyc. La dialettica dei “buoni” e dei “cattivi” è buona per i media occidentali ma è del tutto fuori luogo in un tentativo, come è questo, di raccontare la realtà. Poiché i nazionalisti ucraini della Rivoluzione Arancione proprio in quell’alleanza con il nazismo hanno le loro radici (al punto che Yushenko, durante la sua presidenza, riabilitò Bandera facendogli erigere una statua), cosa che a certi palati fini “occidentali” potrebbe non piacere. E la stessa Timoshenko è lungi dall’essere una vittima: poiché le accuse di aver corrotto i giudici della Corte Costituzionale sono state frettolosamente archiviate una volta che la “pasionaria” ha raggiunto il potere. Inoltre non mancò di avere stretti contatti con la russa Gazprom negli anni Novanta, l’agenzia russa del gas metano, con cui invece inizierà una “guerra” nel decennio successivo quando si affermerà definitivamente come personaggio politico. Una collaborazione che le valse ingenti guadagni, tato che fu chiamata la “principessa del gas“.

ACCUSE POLITICHE

Senz’altro è facile accusare la Timoshenko, che proprio le mani pulite non le ha, ma è altrettanto evidente che quelle di oggi sono accuse dal preciso intento politico, volte a spazzare via l’opposizione. Un’opposizione facile da far fuori, esposta com’è alle accuse di corruzione, abuso di potere, malversazione.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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4 commenti

  1. ottima visione d’insieme.
    la situazione è proprio così…
    difficile distinguere i buoni…
    e il nazionalismo ucraino ha davvero delle basi infette.

  2. Nazionalismo ucraino… ma per piacere.

    Quella in atto in Ucraina è una vera e propria operazione politica contro l’OpposizioneDemocratica. Basta rifarsi a come limes, espresso ed altri media italiani dipingono l’Ucraina. In modo semplificato ed errato.

    Colgo l’occasione per puntualizzare che, per adesso, Julija Tymoshenko è solo indagata. Non arrestata.

    Con stima.

  3. A Matteo Cazzulani,cito dall’articolo:
    “Senz’altro è facile accusare la Timoshenko, che proprio le mani pulite non le ha, ma è altrettanto evidente che quelle di oggi sono accuse dal preciso intento politico, volte a spazzare via l’opposizione”.

    Poi, sul fatto che Yushenko abbia “riabilitato” Bandera, e che bandera si sia alleato con i nazisti, non mi sembra ci sia dubbio. Con questo s’intende spiegare come si è speso il nazionalismo ucraino, non fare un’associazione tra Rivoluzione arancione e nazismo, sarebbe da parte mia una follia, una stupidaggine alla quale spero di non aver prestato ragioni.

  4. Ho già spiegato agli amici delFORUM”ARCA RUSSA”la figura di Bandera e dei partigiani indipendentisti ucraini.Sicuramente la Timoshenko non è aliena da ambiguità e peggio ancora.La cosa che disgusta pero è vedere un essere come Ianukovichche cerca di nascondere all’europa e alla stessa ucraina (con le accuse alla Timoshenko)le reali condizioni economiche-politiche del Paese:giornalisti arrestati,le spese conndominiali triplicate,manifestazioni democratiche di dissenso assolutamente proibite.E questo non è fascismo?Molte ucraine che cheerano tornate in patria,sono velocemente tornate in italia.E l’Europache fa ? danilo