UCRAINA: Timoshenko: "armi atomiche contro i russofoni"

“Pronta a sparare su Putin con il mitra” così avrebbe detto Julia Timoshenko in una telefonata (intercettata) a un deputato del Partito delle Regioni al quale avrebbe anche suggerito di usare armi nucleari contro gli ucraini di etnia russa. La “zarina del gas” smentisce in parte: “La telefonata c’è stata. Però la parte sugli otto milioni di russi in Ucraina è un montaggio. In realtà ho detto: i russi in Ucraina sono ucraini.”

Julia Timoshenko è un personaggio controverso (si leggano gli articoli in calce per approfondimenti), già protagonista della Rivoluzione arancione del 2004, è stata la sfidante di Yanukovich alle ultime elezioni. Processata e condannata al carcere duro per abuso di potere e corruzione, si è sempre proclamata innocente dichiarandosi vittima dell’autoritarismo di Yanukovich. Julia Timoshenko non era estranea alle accuse che le venivano rivolte anche se era chiaro che – in un sistema completamente corrotto come quello ucraino – non era per quei reati che veniva incarcerata. Espressione di un “clan” oligarchico opposto a quello del destituito presidente Yanukovich, la Timoshenko non è un’alternativa al passato regime con cui, anzi, si è compromessa fin dai tempi di Kuchma.

All’indomani della “rivoluzione” di piazza Indipendenza, la Timoshenko è stata liberata e fin da subito ci si è interrogati sul suo avvenire politico. Proprio per il suo torbido passato, non sembra il candidato ideale a guidare un paese in transizione. È ricattabile, è compromessa, ed è screditata. Nella guerra delle opposte propagande non è più possibile discernere il vero dal falso. Come già nel discusso caso dell’intercettazione tra Ashton e Paet, in cui si parlava di cecchini mandati dall’opposizione, cui è poi seguita una discutibile ritrattazione da parte della fonte, anche nel caso di questa intercettazione ci troviamo di fronte alla difficoltà di discernere il vero.

Julia Timoshenko ha espresso l’intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, che si terranno il 25 maggio ma – al di là di questa intercettazione – la “pasionaria” è assai poco indicata a guidare un paese dove la minoranza russa non deve essere discriminata se si vuole costruire per l’Ucraina un futuro di pace.

APPROFONDIMENTI:

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Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. Prendo le parti degli amici dei valori occidentali – quelli che per intenderci quando la Russia massacrava in Cecenia non avevano nulla da dire e oggi sbraitano dicendo idiozie come il famigerato Vincenzo che gira su queste pagine – per avveritre che: 1) sicuramente la telefonata è una macchinazione dei russi; 2) se la Timoshenko lo ha detto, bisognerà comprenderla dopotutto no?; 3) fosse confermata, è una piccola caduta di stile in una donna sottoposta agrande stress (e quindi scusabile). In attesa di smentita della Timoshenko, aggiungo ulteriori due punti: a) ma quei russofoni dell’est che si sentono minacciati e lo dichiarano apertamente, sono dei pazzi in preda ad un’illusione oppure qualche piccolo appiglio (dico piccolo piccolo) ce l’hanno pure, a sentire i nuovi governanti approvati dalla piazza di Kiev? b) Ritorna anche in questi post l’idiozia secondo cui la NATO reagirebbe ad ulteriori “attacchi” russi: Faccio umilmente notare che, a fronte deglia ccordi post’89, sono stati gli occidentali della NATO a piazzare basi militari in tutti i paesi di confine con la Russia; che l’idea dello scudo antimissile avrebbe portato sofisticate armi direttamente sulla porta di casa di Mosca; che con la Crimea in mano agli amici occidentali, i marinai russi avrebbero dovuto chiedere alla NATO (sic!) il permesso per avere accesso a Sebastopoli (base russa dal 1773); infine, che come dimostra Camp Blondstell in Kosovo, non sono i Russi in piena espansione militare, bensì gli amici dei valori occidentali. Poi, certo, se arriva il Vincenzo di turno, a dire che la NATO rappresenta il bene con la b maiuscola, allora rinuncio, perché con questa gente invasata è inutile ogni dialogo.

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