Se dopo l'Ucraina si risvegliano anche i Balcani

Riportiamo un’intervista realizzata da L’Occidentale a Lavdrim Lita, nostro corrispondente da Tirana, sulle proteste dell’ultimo periodo nei Balcani. 

In Bosnia nei giorni scorsi sono scoppiate nuove proteste. Effetto Ucraina?

Credo che stiamo assistendo alla presa di coscienza della classe media nei Balcani. Per ora  non ci sono presupposti per dare una definizione unica di queste proteste, come per esempio primavera nei Balcani ecc, perché ogni paese ha le sue caratteristiche specifiche. Dopo oltre venti giorni di manifestazioni la partecipazione ai cortei è diminuita, ma cresce l’importanza delle assemblee popolari, i plenum, che ottengono i primi risultati. La gente si organizza per dare voce al malcontento. L’altra novità delle proteste è la partecipazione delle associazioni dei veterani che hanno scelto di manifestare la propria insoddisfazione nei confronti del governo.

Non c’è un legame tra i riot in Albania, Bosnia o Kosovo?

Ritengo di no. Le ultime proteste dell’opposizione albanese contro il governo socialista di Edi Rama sono di carattere economiche. Secondo l’opposizione il governo di Edi Rama è ritenuto responsabile per la crisi economica, mancate riforme, innalzamento delle tasse, alta disoccupazione, fallimento nella lotta alla corruzione e alla povertà. Secondo i dati ufficiali, nel terzo trimestre dell’anno scorso la disoccupazione ha raggiunto il 17 %, ma anche secondo Rama il tasso è molto più alto, circa 21%. La Ue ha rinviato fino alla primavera la decisione sull’eventuale candidatura dell’Albania, chiedendo risultati concreti nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, nonché negli sforzi mirati a far rispettare la legge.

E il Kosovo? Stato-mafia o esempio di “nation building”?

Il Kosovo ha una miriade di problemi interni. In particolare, la situazione finanziaria. La disoccupazione ha raggiunto la cifra record del 45%. Dati drammatici che hanno portato una gran parte della forza lavoro a emigrare, per lo più in Germania e in Svizzera. A parte questo, nel paese ci sono stati cambiamenti e si notano dappertutto. Ci sono stati investimenti nelle infrastrutture, nell’agricoltura, nell’istruzione. Lo stato di diritto sta cominciando a funzionare con l’arresto di alcuni capi del UCK, ritenuti responsabili per crimini di guerra e corruzione. Credo che non si possono fare miracoli in 6 anni, ma le cose sono intricate. A breve ci saranno elezioni e vedremo le forze in campo.

Che succede in Macedonia e in Montenegro? Con che conseguenze?

In Macedonia si terranno elezioni legislative anticipate il prossimo 27 aprile, nel giorno del ballottaggio delle presidenziali, il cui primo turno è in programma il 13 aprile. All’origine della decisione sul voto anticipato il mancato accordo fra il partito di governo Vmro-Dpmne e il partito della minoranza albanese (BDI), partner di coalizione, su un candidato comune alle presidenziali. Queste elezioni saranno una valvola di sfogo. Il paese rischia di scoppiare per il malessere delle comunità. La povertà da un lato e la stagnazione politica quasi completa, stanno portando la Macedonia verso il collasso totale. La mancata adesione nelle strutture euro-atlantiche (Ue e NATO) della Macedonia a causa della questione del nome dello stato ha rallentato il consolidamento dello stato di diritto e  le continue tensioni politiche tra i partiti politici e la discriminazione palese verso la popolazione albanese (che compongono a livello nazionale oltre il 28% della popolazione), hanno aumentato il livello di deterioramento delle relazioni interetniche.

Ma ci sono state proteste anche in Montenegro?

Le proteste in Montenegro sono una replica del modello bosniaco perché per la mobilitazione è venuta attraverso la rete, ma anche nel tipo di tessuto sociale che ha preso parola attraverso la manifestazione, e per le richieste avanzate. A manifestare sono stati infatti per lo più pensionati e disoccupati che chiedevano le dimissioni del premier, controversa e centrale figura della politica montenegrina. Il Montenegro conta 620.000 abitanti e “vanta” il terzo debito pubblico della regione, il 58% del PIL. L’economia è sostenuta principalmente dagli investimenti esteri (prevalentemente russi) e dal turismo. Il governo di Montenegro deve avere una marcia in più per marcare le riforme adatte all’integrazione euro-atlantica. Come del resto dovrebbero fare tutti paesi dei Balcani occidentali che guardano all’occidente. Il rafforzamento dello stato di diritto e la lotta alla corruzione e criminalità organizzata sono una condicio sine qua non per avere una risposta positiva dall’Ue.

(AP Photo/Amel Emric)

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

Leggi anche

No, l’Est non è brutto, sporco e cattivo

Il discorso mediatico ormai bersaglia sempre di più i paesi "nazionalisti" e "illiberali", dell'Europa orientale. E se in fondo non fossero così cattivi?

Un commento

  1. antonio evangelista

    Ho una mia idea in proposito che ho espresso in un libro in cerca di editore e che, paradossalmente si sta rivelando un profezia, se interessati ve lo posso sottoporre per vedere se si trova editore.
    grazie
    antonio evangelista

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: