ROMANIA: I missili di Basescu e gli equilibri europei

Il Presidente romeno Traian Băsescu ha annunciato, nel febbraio scorso, che il suo Paese parteciperà al nuovo progetto di difesa anti-missile americano.  Da allora molti aspetti sono ancora oscuri, sia in termini di finaziamenti economici, che di logistica e sicurezza. Ufficialmente i missili, che saranno “pronti al lancio” nel 2015, sono volti a difendere Bucarest dalle minacce provenienti da Iran e Corea del Nord. Con le stesse motivazioni si intese installare, durante la presidenza Bush, batterie anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca ma la reazione russa fece tramontare il progetto. Oggi ci accorgiamo che questo progetto non è mai stato accantonato. Restano alcuni punti da stabilire: è davvero una misura di difesa contro l’Iran? Quali sono le intenzioni di Varsavia e Praga? E le reazioni russe?

Intanto l’opinione pubblica romena si interroga su chi ricadrà il costo effettivo della messa in atto del progetto. Il Governo risponde che non ci saranno costi per il Paese, ma finora gli americani non hanno preso alcun impegno ufficiale in tal senso. C’è poi la questione relativa alla costruzione di una base militare statunitense, ausiliaria alla base già esistente a Costanza.

Praga e Varsavia, appresa la notizia, hanno nuovamente chiesto a Washington di fornire garanzie supplementari in materia di sicurezza. Dopo il fallimento delle trattative per la posa dello “scudo spaziale” di Bush, le due repubbliche ex-sovietiche hanno mal digerito questo spostamento dell’attenzione verso Bucarest. La Polonia, poi, si ritiene “di diritto” principale antagonista della Russia e luogo privilegiato per ogni geopolitica volta a contenere le mire spansionistiche di Mosca. L’elezione di Obama fece decadere il progetto dello scudo spaziale che i russi ritenevano, non a torto, non fosse indirizzato all’Iran ma nei loro confronti. Oggi vediamo che il nuovo inquilino della Casa Bianca, novello Nobel per la Pace, non abbandona quelle che furono le politiche di Bush. Non lo fa in Asia, dove ha aperto il terzo fronte dello Yemen, non lo fa in Europa orientale.

L’Unione Europea esce ridicolizzata dall’affaire romeno, se dichiara: “Abbiamo appreso la notizia dai giornali”. Non da meno la Russia che, per voce del suo Ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, dice di:  “attendere spiegazioni da parte degli Stati Uniti, poiché lo spazio del Mar Nero è regolato dalla Convenzione di Montreux“. Questa convenzione internazionale, firmata il 20 luglio 1936, determina l’utilizzo dello spazio navale del Mar Nero e l’accesso ai Dardanelli e Bosforo. Si tratta di una convenzione dal carattere economico, che tutela gli stati che affacciano sul Mar Nero, e che Mosca impugna per il suo carattere geostrategico. Vale a dire: “Il Mar Nero è affare dei Paesi che vi si affacciano”, non degli americani. Da parte russa le tensioni aumentano, lo scorso 5 febbario 2010 Dimitri Medvedev ha promosso una nuova dottrina di difesa secondo cui la Nato rappresenta il principale pericolo per la sicurezza della Russia. Il quadro si complica: La Nato agisce senza interpellare l’UE, installando basi anti-missile nei suoi Paesi membri (non va dimenticato che la Romania è anche il confine orientale dell’Unione). La UE, da par suo, si avvale della difesa dell’Alleanza atlantica mentre gli stati occidentali sono rifoniti dal gas russo. Quelli orientali invece vengono ritenuti “ostili” da Mosca, che li bypassa nelle politiche energetiche, così questi ultimi si rivolgono agli Stati Uniti (leggi Nato) per tutelersi politicamente.

Sempre più l’Unione Europea appare divisa, calpesta e derisa.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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