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ROMANIA: Un documentario fa tremare il sistema giudiziario

Lo scorso 9 dicembre la testata giornalistica online “Recorder” ha pubblicato sul suo canale Youtube un documentario intitolato “Justiție capturată” che, attraverso le testimonianze di giudici e procuratori, tenta di spiegare i meccanismi attraverso i quali il sistema giudiziario romeno è finito per essere preso in ostaggio dagli interessi di un ristretto gruppo di magistrati e politici.
Il documentario ha scatenato proteste in diverse città e ha obbligato le istituzioni a fare i conti con il reale stato della Giustizia in Romania.

«Da diversi anni la Giustizia è quasi completamente scomparsa dall’agenda pubblica rumena e la società si è ritrovata di fronte a una realtà difficile da digerire, nella quale i grandi casi di corruzione vengono sistematicamente sepolti sottoterra.
Celebri imputati assolti in appello dopo aver ricevuto in primo grado pesanti condanne detentive; processi che vengono trascinati fino alla prescrizione dei reati; condanne definitive rimesse in discussione e cancellate con un colpo di spugna.
[…] «La sensazione è che, qualunque cosa tu faccia, alla fine te la cavi», afferma uno dei magistrati che abbiamo intervistato. Lo stesso magistrato che, all’ultimo bilancio della Procura Generale, ha rilasciato la scioccante dichiarazione: «La Romania è nella situazione di essere più vicina a un paradiso degli infrattori che a uno Stato di diritto». Come siamo arrivati a questo punto? Questo documentario di due ore, che condensa oltre un anno e mezzo di lavoro investigativo, tenta di spiegare i meccanismi complessi attraverso i quali il sistema giudiziario, pilastro fondamentale di ogni Stato democratico, è finito per essere preso in ostaggio dagli interessi di un ristretto gruppo di magistrati e politici.»

L’inchiesta di Andreea Pocotilă e Mihai Voinea mette in luce un problema sistemico della giustizia in Romania e svela il modo in cui un gruppo interno alla magistratura, guidato da Lia Savoanea, dal 2023 presidente dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (la massima corte della Romania) abbia accentrato su di sé il potere sull’intero sistema giudiziario romeno. Attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organismo che dovrebbe vigilare sul corretto funzionamento e sull’indipendenza del sistema giudiziario, il gruppo attorno a Savonea ha creato un sistema parallelo che utilizza strumenti legali per rinviare i procedimenti per corruzione fino alla loro prescrizione, come per esempio il trasferimento o la promozione dei giudici prima che questi si pronunciassero su casi riguardanti esponenti politici o personaggi potenti al gruppo direttamente o indirettamente riconducibili. Alcune delle persone intervistate nel corso dell’inchiesta hanno scelto di parlare in forma anonima, mentre altre, tra cui l’ex capo della procura anticorruzione, Crin Bologa, hanno parlato apertamente dei problemi percepiti all’interno del sistema.

Il documentario ha superato le 700 mila visualizzazioni in meno di un giorno e ha messo in discussione la credibilità della Giustizia romena. Nei giorni successivi alla sua pubblicazione, diversi canali televisivi hanno ritrasmesso il documentario, accelerando la mobilitazione dell’opinione pubblica romena: in diverse città (Bucarest, Timișoara, Cluj, Iași, Sibiu, Brașov, Craiova) i cittadini sono scesi in piazza a protestare e sono state promosse allo stesso tempo due diverse petizioni per chiedere la modifica delle leggi sulla giustizia e le dimissioni di Cătălin Predoiu, il ministro della Giustizia.

Le reazioni

Lia Savonea non ha accettato di parlare con Recorder in merito al documentario, ma nel contesto di alcune dichiarazioni rilasciate ad altre testate giornalistiche ha smentito le prove presentate nel documentario affermando che «le testimonianze richiamate non sono supportate da fatti verificabili e contengono affermazioni non corrispondenti alla realtà. Costruiscono artificialmente la percezione di una giustizia “prigioniera”, mentre, in modo oggettivo, indicano piuttosto tentativi di riposizionamento dell’influenza sulla giustizia provenienti da ambiti diversi da quelli selettivamente evocati nel discorso pubblico».

Secondo il CSM il documentario si inserirebbe in un «contesto ben pianificato», volto a minare l’indipendenza dei giudici nel chiaro tentativo di «destabilizzare il potere giudiziario» attraverso la riduzione della fiducia dell’opinione pubblica nel sistema giudiziario e nei magistrati che ricoprono incarichi di vertice.

La Corte d’Appello di Bucarest, invece, ha accusato uno dei giudici testimoni nell’inchiesta di Recorder di alterare i fatti e di essere stato «un ufficiale del “due e un quarto”» (l’unità di intelligence del Ministero dell’Interno), circostanza vietata dallo statuto dei magistrati.

La conferenza stampa straordinaria convocta dalla Corte d’Appello per fornire spiegazioni circa il contenuto del documentario si è tuttavia trasformata in un evento mediatico estremamente deleterio per l’intero sistema: prima che la Presidente della Corte  Liana Arsenie iniziasse il suo discorso, una giudice della stessa Corte – Raluca Moroșanu – ha preso parola per condannare la struttura piramidale al cui capo siede Lia Savoanea e per confermare la veridicità del documentario. Intervistata da Recorder, Moroșanu è entrata nel dettaglio delle sue accuse, in un video che ha presto raccolto più di un milione di visualizzazioni.

Nel frattempo, quasi 200 giudici e procuratori, tra cui anche Laura Codruța Kovesi, ad oggi una delle figure più note a livello europeo nella lotta alla corruzione, hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano che il sistema giudiziario romeno è stato di fatto «catturato» dai più alti livelli dell’autorità giudiziaria e che, a loro avviso, è stato deformato per servire gli interessi di influenti attori politici ed economici. Essi sostengono che le rivelazioni presentate da Recorder rappresentano solo «la punta dell’iceberg» e avvertono che la credibilità dell’intero sistema giudiziario è ormai a rischio.

Il Governo ha reagito, invece, attraverso le parole del primo ministro Ilie Bolojan, che ha dichiarato che collaborerà con le associazioni dei magistrati e con gli esperti del Ministero della Giustizia per analizzare la situazione denunciata dai giornalisti e ha annunciato che, nel corso delle prossime riunioni di governo, sarà decisa la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di analizzare la legislazione vigente in materia di giustizia. La consultazione del corpo professionale dei giudici sulle questioni di attualità del sistema giudiziario è stata, infatti, avviata dalla Sezione per i giudici del CSM il 15 dicembre, pochi giorni dopo la diffusione del documentario.

Il presidente Nicușor Dan ha incontrato a Palazzo Cotroceni alcuni magistrati che hanno voluto parlare apertamente della situazione della giustizia e ha annunciato la sua intenzione di avviare un referendum all’interno del corpo dei magistrati con un’unica domanda: «Il CSM agisce nell’interesse pubblico o nell’interesse di un gruppo interno al sistema giudiziario?».

La proposta però non è stata bene accolta dai giudici dello stesso CSM: la Sezione per i giudici del Consiglio Superiore della Magistratura ha sottolineato infatti che l’esercizio delle attribuzioni costituzionali da parte delle autorità pubbliche deve avvenire nel rigoroso rispetto del principio di separazione ed equilibrio dei poteri dello Stato, così come sancito dalla Costituzione della Romania.

«Il rafforzamento della fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni dello Stato presuppone un discorso pubblico responsabile, ancorato alle norme costituzionali e ai valori comuni europei. Eventuali disfunzioni, qualora esistano, devono trovare soluzione in un clima sociale stabile e caratterizzato dalla cooperazione istituzionale, a seguito di analisi puntuali e rigorose, commisurate all’importanza della giustizia nella società, e non in un contesto dominato da vettori emotivi, indipendentemente dal fatto che essi siano emersi spontaneamente o in modo premeditato», hanno poi dichiarato in un successivo comunicato stampa.

Foto: Libertatea.ro

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