ARMENIA: Il genocidio, la Turchia e gli Stati Uniti

Di Andrea Giambartolomei -Ci risiamo. Un gruppo di politici, sotto l’influsso dei convegni, degli incontri, delle cene e dei fondi di gruppi di pressione, ha fatto una scelta. I massacri ai danni degli armeni nel 1914-1915 in Turchia sono un “genocidio“. Alla faccia degli storici, che impiegano anni di ricerche e riflessioni per capirlo.
E il paradosso è che la decisione è stata presa con un voto di scarto, miracoli del sistema maggioritario. I dettagli li trovate sul New York Times, sul Washington Post e The Politico, dove inoltre c’è una bella pubblicità della statua della libertà imbavagliata dalla bandiera turca, pubblicità dell’Anca, lobby armena-statunitense.
E dire che Obama e Hillary Clinton avevano richiesto di non votare su tale risoluzione. E dire anche che Turchia e Armenia si stanno muovendo, a passettini, verso la riconciliazione.

Ora la Turchia ha richiamato l’ambasciatore a Washington per consultazioni Stando a quanto scrivono Hurriyet e Zaman, Ankara potrebbe vietare agli americani l’uso della base aerea di Incirlik, usata dai militari americani per rifornire le loro truppe in Iraq ed in Afghanistan.

Nicholas Kristof, inviato speciale e columnist del New York Times, in un suo articolo racconta:

“Sono in parte armeno (mio padre creò Kristof da Krzysztofowicz, la versione polacca di Hachikian, un cognome ben armeno). (…) Non ci sono storie familiari legate al genocidio, ma penso che le prove siano chiare e che “genocidio” sia la parola adatta per ciò che è successo, ed è per questo che mi riferisco sempre a questi fatti come “genocidio armeno”. È anche vero che la Turchia ha dei problemi a riconoscere la sua brutalità verso armeni e curdi, sebbene nell’ultima decade la situazione sia andata molto meglio. Ho parlato della questione con il primo ministro Recep Tayyip Erdogan un paio di volte, ed è lontano anni luce dai suoi predecessori (e anche qualche anno luce indietro di quanto ci sia bisogno).

Il Congresso ha sempre rifiutato di prendere misure serie contro i genocidio in corso. E allora è un progresso il fatto che la commissione degli affari esteri abbia votato ieri la condanna del genocidio armenio del 1915? Vale la pena per il Congresso di trattare di un genocidio in qualche modo, anche se con 95 anni di ritardo?

Il problema è che non vedo per quale ragione il Congresso debba occuparsi del genocidio del 1915, soprattutto in un tempo in cui non può affrontare problemi urgenti oggi. Se il Congresso inizia a deragliare guardando alle ingiustizie del passato, non raggiungerà mai agli affari presenti. E non è una risoluzione che aiuterà gli armeni.

Così se il Congresso vuole far passare una risoluzione, perché non ne fa una condannando la passività statunitense nel 1915, quando il genocidio stava iniziando? La nostra ambasciata nell’Impero ottomano inviava in patria telegrammi chiarendo la grandezza dello sterminio e chiedendo aiuto, ma il presidente Woodrow Wilson non volle immischiarsi. Quindi, prima di “infangare” all’estero, sarebbe utile fare un po’ di autocritica”.

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