"Se volesse la Russia potrebbe comprarsi tutta Cipro". Intervista a Zoelt Darvas

(Public Policy) DA BRUXELLES – L’Eurogruppo ha discusso ieri sera, nuovamente, la crisi cipriota. Intanto il presidente Jeroen Dijsselbloem ha dichiarato che Cipro è una minaccia sistemica per l’Eurozona e si è assunto la responsabilità dell’accordo sul salvataggio.  Il governo cipriota ha presentato un piano B, ovvero la creazione di un un fondo di solidarietà a garanzia degli aiuti internazionali, dopo che negli ultimi giorni, a seguito del voto contrario alla proposta della Troika (Fmi, Ue, Bce) da parte del Parlamento cipriota, istituzioni comunitarie e Nicosia si sono rimpallate le responsabilità. Per Zoelt Darvas, economista del think tank europeo Bruegel, è semplice dire chi ha sbagliato: “tutti”.

IL GOVERNO CIPRIOTA ACCUSA LA TROIKA DI AVER CERCATO DI IMPORRE UNA MISURA INIQUA E L’UE ACCUSA CIPRO DI AVER RESO IMPOSSIBILE OGNI ALTRA MISURA. COME STANNO LE COSE? CHI È RESPONSABILE?

La risposta è molto semplice: tutte le istituzioni presenti al meeting della scorsa settimana (l’Eurogruppo, i partner europei, i rappresentanti del Governo cipriota, la Commissione europea e la Banca centrale europea) hanno approvato congiuntamente questa misura, quindi è assurdo che ora si incolpino a vicenda. Chiunque era presente è da ritenere responsabile. Comunque ora non importa stabilire di chi sia la colpa: è il passato, ora bisogna guardare al futuro.

PER QUALE MOTIVO È STATA DECISA UNA MISURA SIMILE E QUAL ERA L’ALTERNATIVA?

È stato un grave errore tassare i depositi sotto i 100mila euro, mentre era necessario d’altra parte tassare i depositi superiori a questa cifra. Il problema è che hanno fatto entrambe le cose, scatenando la rabbia dei cittadini. Quindi non stupisce che il Parlamento non sia stato soddisfatto e si sia tirato indietro. Il partito di governo si è infatti astenuto dal voto, probabilmente una strategia per guadagnare tempo nella contrattazione.  Alla fine – aggiunge Darvas – hanno solo due soluzioni: tassare i depositi sopra i 100mila euro a un tasso tra il 10 e il 15% oppure farsi aiutare dalla Russia, cosa che ritengo poco probabile che avvenga. L’Ue non acconsentirà mai ad alzare la cifra per il salvataggio a 17 miliardi, perché renderebbe il debito di Cipro insostenibile. Potrebbero arrivare a 10, 11 al massimo. Mentre se Cipro non trova i soldi è destinata al default, uno scenario orribile.

PENSA CHE IL CASO CIPRO POSSA COSTITUIRE UN PERICOLOSO PRECEDENTE?

È una situazione unica: Cipro è una piccola isola, nell’Ue solo dal 2004, dove circola parecchio denaro sporco, grazie alle basse tasse e a tassi di interesse superiori a quelli di Francia e Germania. Non credo che un’eventuale uscita di Cipro dall’euro allontanerebbe gli investitori da altri Stati membri come Italia e Spagna.  Mentre per Cipro uscire dall’euro farebbe schizzare i livelli di povertà, creando un precedente che nessun altro vorrebbe imitare. Insomma mi sento di escludere il rischio di un effetto contaminazione.

QUALE ACCORDO ALTERNATIVO È POSSIBILE?

È stato unanimemente riconosciuto che tassare i depositi sotto i 100mila euro era è stato un errore. Il punto è quanto tassare quelli superiori: se l’Ue accordasse un miliardo in più la tassa potrebbe essere del 10% altrimenti sarebbe necessario alzarla al 13-14%.  La vera incognita è la Russia: ieri il ministro delle finanze cipriota (Michalis Sarris; ndr) non ha ottenuto nulla, o almeno all’incontro a Mosca non è seguita nessuna dichiarazione ufficiale. Ma è chiaro che la Russia, se volesse, potrebbe comprare tutta l’isola.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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Un commento

  1. Bonaiti Emilio

    Domanda da incompetente: Come si è arrivati a questa situazione?

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