AZERBAIGIAN: Aggredito uno dei capi dell’opposizione. Sempre più lontana la democrazia nel paese

Lo scorso 14 marzo nella Repubblica Autonoma del Nakhcihvan aggressori ignoti hanno attaccato uno dei leader del partito d’opposizione Musavat, Sabir Veliyev, il quale è stato picchiato e malmenato duramente. Ricoverato d’urgenza in ospedale, Veliyev ha riportato numerose contusioni, un trauma cranico e altre ferite alla testa.

Pochi giorni prima, il 22 febbraio, Veliyev era stato eletto presidente della sezione del partito Musavat in Nakhchivan: il motivo dell’aggressione sarebbe dunque verosimilmente riconducibile a un’intimidazione politica. Gli esponenti del partito Musavat hanno voluto richiedere un’indagine approfondita sulla questione, anche se ufficialmente la polizia distrettuale locale ha dichiarato di non possedere informazioni riguardo all’accaduto. L’agressione ai danni di Veliyev rappresenta solo l’ultimo colpo inflitto alla democrazia da un paese sempre più autocratico, dove neanche il principale partito d’opposizione sembra avere le forze per contrastare il potere indiscusso di Aliyev.

Il partito Musavat (che in azero significa uguaglianza) è il partito politico più antico dell’Azerbaigian, essendo stato fondato a Baku nel 1911. Da allora il movimento ha vissuto tre diversi periodi che l’hanno contraddistinto nel tempo: il Primo Musavat (dal 1911 al 1923), il Periodo dell’esilio (dal 1923 al 1989), conseguenza delle repressioni sovietiche, che hanno costretto i principali membri del partito a rifugiarsi prima a Istanbul e in seguito ad Ankara, ed infine il Nuovo Musavat, attivo dall’indipendenza del paese fino ad oggi. Dal 1993 il partito Musavat si trova all’opposizione del Partito del Nuovo Azerbaigian, che governa ininterrottamente il paese da vent’anni.

Nelle elezioni parlamentari svoltesi nel 2005 il partito Musavat, unica vera coalizione di opposizione presente a tali elezioni, è riuscito ad ottenere solo 5 seggi all’interno dell’Assemblea Nazionale (in azero Milli Majlis), riuscendo addirittura a peggiorare lo scarso risultato nelle ultime elezioni parlamentari, svoltesi nel 2010, dove per la prima volta l’opposizione non è riuscita a guadagnare nemmeno un seggio nell’Assemblea Nazionale. Questa situazione è una chiara testimonianza di come la democrazia nella repubblica caucasica sia fortemente ostacolata da un regime autoritario che da anni detta legge nel paese, impedendo lo sviluppo di una solida forza d’opposizione. Non c’è quindi da stupirsi se la stessa Freedom House classifica l’Azerbaigian come paese “non libero”.

Finché l’opposizione non sarà in grado di rappresentare una vera alternativa al Partito del Nuovo Azerbaigian, l’avvento della democrazia nel paese resterà solo un miraggio. Eventi come l’aggressione subita da Veliyev confermano come la situazione sembra farsi sempre più problematica, specialmente in termini di libertà politica e diritti civili, situazione che il governo cerca in tutti i modi di mascherare, soprattutto agli occhi della comunità internazionale.

Foto: Azadliq Radlosu, RFE/RL

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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