RUSSIA: Putin concede la cittadinanza a Depardieu in fuga dalle tasse

Ho sempre avuto un debole per Gérard Depardieu, anche se sono un ometto. La prima volta che lo vidi recitare fu in La signora della porta accanto, film del 1981 del regista Francois Truffault. Ero ancora pischello e guardavo Truffault un po’ come leggevo Marx: senza capirci un’acca, ma dovevo recuperare il gap culturale con la borghesia, abbiate pazienza. Insomma, nella mia ignoranza l’attore mi piacque ma quando guardai L’ultimo metrò trovai più interessante Catherine Deneuve. Fu poi la volta del Cyrano de Bergerac, sublime. Film del 1990 che gli valse il premio come migliore attore a Cannes e la candidatura all’Oscar. Poi vennero le pellicole per fare cassa, che il denaro non basta mai, fino agli inguardabili Asterix e Obelix. Ma il nostro Depardieu è uno che i soldi li scialacqua volentieri, contribuendo alla fama di viveur che si è costruito nel tempo.

Di soldi, Depardieu, ne ha. E ci tiene a conservarseli. Per questo si è parecchio inalberato quando il presidente francese, Francois Hollande, ha introdotto una tassazione del 75% sui redditi superiori al milione di euro all’anno. Depardieu ha così annunciato di aver trasferito la sua residenza a Néchin, un paesino in Belgio a pochi chilometri dal confine con la Francia. Una fuga dalle tasse, copione ideale per una nuova commedia populista. Proprio lui, premiato in patria con la Legion d’Onore, diserta quando la Francia chiede ai ricchi di dare ai poveri. Già, ma non a caso non ha mai interpretato il ruolo di Robin Hood. E che dire dei tempi in cui finanziava il partito comunista francese? Comunismo sì, ma non dei suoi beni. Fortemente criticato per la sua scelta (che segue una decisione analoga di altri ricchi francesi, tra cui Bernard Arnault), il 16 dicembre ha dichiarato che avrebbe restituito il passaporto francese per prendere, oltre alla residenza, la cittadinanza belga e ha messo in vendita per 50 milioni di euro la sua casa di Parigi; due giorni dopo ha anche fatto balenare la possibilità di acquisire la doppia cittadinanza italiana.

E qui entra in scena Vlad. Il presidente russo Vladimir Putin si è prima detto disponibile a consegnare a Depardieu il passaporto russo e poi, il 3 gennaio 2013, vale a dire oggi, ha firmato il decreto per la concessione della nazionalità russa. L’attore francese non commenta ma certo non può dirsi ignaro della vicenda. Quella di Putin è una buona mossa, un monito per le democrazie europee: chi vorrà tassare i super-ricchi li vedrà fuggire a Mosca, dove Vlad il misericordioso si accontenterà di un 20% appena. Parecchi soldi per l’erario statale in ogni caso. E la giustizia sociale non è tema à la page in Russia. Così il compagno Depardieu sarà iscritto nelle star del cinema russo e sarà sepolto al cimitero di Novodevičij, con Bulgakov, Gogol e Stanislavski, inventore del celebre metodo di recitazione. Sulla sua tomba un epigrafe: “qui giace Gerard Depardieu, che è stato tutto e lo è stato invano”.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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5 commenti

  1. Vorrei vedere te se lo stato ti estorcesse tre quarti del tuo reddito, scapperesti col primo treno. Depardieu mi sta antipatico ma ha ragione. Le tasse è giusto pagarle ed è sacrosanto che i ricchi diano di più, ma il 75 % è un esproprio. Putin evidentemente vuole lanciare la Russia come paradiso fiscale, è un furbacchione. Per inciso in Russia si paga il 13 % di aliquota fissa, non il 20.

    • Caro Vlad, una precisazione. L’imposta al 75% è sulla parte di redditi superiori al milione di euro all’anno, non su tutti i redditi, ed è una proposta nemmeno ancora in vigore. In America sono stati gli stessi ultra-ricchi (Buffett in testa) a chiedere ad Obama di instaurare un contributo simile.

      • Si, ma Buffett paga il 15 %, se gli chiedessero il 75 penso non sarebbe molto d’accordo. Il punto non è neanche se sia giusto o sbagliato, è che nel mondo globalizzato le persone e i soldi si spostano dove vogliono, quindi se uno lo taglieggi se ne va altrove e tu non incassi neanche le tasse che pagava prima. Ci vuole buon senso e Hollande non ne ha avuto, la sua è pura demagogia. Poi mi sa che se Obelix si fosse trasferito in Svizzera non ve la sareste presa tanto, ma da Putin….che affronto :))

        • Veramente Obelix aveva già preso casa in Belgio, poi s’è intromesso Putin… sono i belgi che dovrebbero prendersela, non noi 🙂
          Sono d’accordo che ci voglia buon senso e che non si può certo arrestare del tutto la mobilità dei capitali. Dall’altra parte, una tassazione progressiva vuol dire che chi più ha, più contribuisce. E’ anche nella nostra Costituzione, ma purtroppo in gran parte (IVA e tassazioni indirette) non è così.
          Quantomeno il name & shame di chi si è fatto una carriera anche con soldi pubblici (il cinema francese è fortemente sussidiato dallo stato) e ora si rifiuta di contribuire alla società mi sembra il minimo.
          (Infine, sulla Buffett rule: la proposta è di un’aliquota del 30% su chi ha un reddito annuo oltre il milione di dollari. A noi europei parrebbero bruscolini http://en.wikipedia.org/wiki/Buffett_Rule)

  2. Quello che è scandaloso non è la tassazione del 75% sopra il milione di euro, che era prassi comune negli anni ‘60, negli USA era addirittura piú alta prima di Regan.
    Lo scandalo è che una persona persona guadagni in un anno quello che altre persone guadagnano in quarant’anni di lavoro. Una differenza cosí grande non può essere giustifiato in alcun modo dalle maggiori prestazioni ed è lesivo della democrazia, visto che è evidente che il potere d’influenza che persone cosí ricche esercitano sugli altri.
    Che Depardieu tenti di pagare meno è pacifico, ma mi auguro che la Francia si preoccupi di esercitare tutte le sue prerogative affinché Depardieu che vive in Francia, e fa l’attore in Francia, paghi le somme stabilite dal governo democraticamente eletto.

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