ROMANIA ELEZIONI/3: Vince Ponta, i risultati del voto

Come pronosticato dai sondaggi, le elezioni romene si chiudono con la vittoria della coalizione social-liberale (Usl), che raggruppa i socialdemocratici (Psd) del primo ministro uscente Victor Ponta e i liberali di Crin Antonescu (Pnl-Pc), ottenendo il 58,63% alla Camera dei deputati e il 60,3% al Senato.

L’Alleanza per una Romania Giusta (Ard), che fa riferimento al presidente Traian Basescu, si è fermata al 16,6% alla Camera e al Senato. Solo altre due formazioni delle 36 in lizza hanno superato lo sbarramento del 5% necessario per entrare in parlamento: il Partito del popolo di Dan Diaconescu (Pp), giornalista televisivo con alle spalle un arresto per estorsione, con il 13,5% dei consensi alla Camera e il 14,2% al Senato; e il Partito della minoranza ungherese (Udmr) che oscilla fra il 5% e il 6%. L’Usl, di cui fanno parte socialdemocratici, liberali e conservatori, potrebbe dunque conquistare fino ai due terzi dei seggi in parlamento (in tutto 470). I dati sono aggiornati all’82% delle schede scrutinate.

L’affluenza alle urne è stata del 41,72%, due punti in più rispetto alle elezioni del 2008.

Nelle sue prime dichiarazioni dopo il voto, il premier Ponta ha parlato di una “vittoria contro il regime di Basescu”. E ha espresso l’auspicio che con queste elezioni dall’esito estremamente chiaro e inequivocabile si ponga fine alla “guerra politica che ha devastato la Romania”. La scorsa estate, la forte rivalità fra Ponta e Basescu si era trasformata in un durissimo scontro istituzionale, sfociato in un referendum sulla destituzione del presidente. La consultazione a fine luglio era tuttavia fallita per il mancato raggiungimento del quorum necessario di votanti.

Ponta si è già arrogato il titolo di primo ministro, ma secondo la costituzione romena è il presidente, in questo caso Basescu, a dare mandato per la formazione del governo. E non è detto che l’indicazione di Ponta venga accolta. Un modo per ribadire, da parte di Basescu, la propria autonomia di poteri e di scelte personali. Un’autonomia che lo ha fin qui spinto a eccessi e che gli è valso l’epiteto di “dittatore”: Basescu ha sempre interpretato il proprio ruolo con estrema libertà, costituendo di fatto un potere clientelare e corrotto che, a fronte della crisi economica e delle misure di austerità introdotte da Bucarest, gli è costata una forte contestazione di piazza, quella dei cosiddetti “indignati” romeni. Una piazza che, però, non ha mai espresso sostegno verso Ponta e Antonescu.

D’altro canto anche il tandem Ponta-Antonescu desta preoccupazioni. Nel luglio scorso José Manuel Barroso indirizzò a Ponta, da poco insediatosi come premier a seguito di una grave crisi politica, una minuta in cui si invitava la Romania ha rispettare lo stato di diritto.

Il paese si trova in una grave crisi economica e ha richiesto un piano di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale. In cambio di un prestito da 20 miliardi di euro, a gennaio, il governo adottò un serie di misure di austerità. Impegni che il nuovo governo, che si è definito “pro-europeo e pro-Nato” dovrà onorare probabilmente approntando nuovi tagli e varando misure di rigore.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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