Assolto Gotovina. Oggi è un buon giorno per essere un criminale

di Eric Gordy (traduzione di Davide Denti)

La Corte d’appello del Tribunale Penale Internazionale per crimini commessi in ex Jugoslavia (ICTY) ha emesso una sentenza di assoluzione per Ante Gotovina e Mladen Markač per i reati per i quali erano stati precedentemente condannati. In prima lettura, il giudizio sembra essere di tipo radicale, che crea una nuova norma – e la nuova norma creata sarà d’incoraggiamento per quei comandanti militari che intendono colpire i civili e quei politici che intendono progettarne l’espulsione.

Alcune persone sono molto soddisfatte della sentenza mentre altre sono indignate; la divisione segue, com’era prevedibile, linee politiche. La Corte di appello in sé non è meno divisa. I cinque giudici della giuria hanno preso la maggior parte delle loro decisioni con un voto di 3 contro 2. Considerando il giudizio principale, i due pareri dissenzienti, e i due pareri distinti allegato dai giudici che hanno votato con la maggioranza, cinque giudici ha emesso cinque pareri su questo caso. Quindi il consenso in merito alla legge e ai fatti del caso di specie non è affatto maggiore tra i membri della Corte d’appello di quanto non sia nel pubblico. Questo ci dà un risultato che non risolve la controversia, ma anzi la terra’ aperta e bruciante per un lungo periodo.

La difesa di Gotovina ha adottato una tattica alla Rodney King contro l’accusa che i civili fossero stati spinti a fuggire dai bombardamenti indiscriminati delle città in cui vivevano. Bombardamento su bombardamento, la difesa ha affermato che non fosse possibile dimostrare quale particolare attacco con esplosivi avesse causato la fuga di quali precisi civili. La Corte d’appello ha accolto la tesi, respingendo la tesi della pubblica accusa che le persone fossero state costrette alla fuga non da uno o un’altro bombardamento particolare, ma per il contesto generale di attacco che costituiva un elemento centrale della strategia militare (par. 19).

La Corte d’appello ha preso una strana decisione sullo status dell’ “iniziativa criminale comune” (Joint Criminal Enterprise, JCE) volta ad espellere con la forza la popolazione civile: i giudici hanno deciso che l’adozione dello “standard di Rodney King” sui bombardamenti rende irrilevanti le prove documentali del verbale di Brioni e le dichiarazioni pubbliche di Franjo Tuđman che indicano come l’espulsione della popolazione civile era un obiettivo delle operazioni militari. Hanno invece deciso (par. 81-82) che l’esame delle trascrizioni Brioni non indica un ordine specifico di dare qualsiasi specifico attacco di artiglieria. Così hanno deciso che la “prova indiziaria” (par. 91) non dimostra l’esistenza di una iniziativa criminale comune, trascurando gli elementi di prova diretta.

Qui si mette male. Facendo riferimento alla realizzazione di piani per l’espulsione dei civili, la Corte d’appello giunge alla conclusione che “la discussione di pretesti per attacchi di artiglieria, di potenziali fughe di civili, e di fornitura di corridoi di uscita potrebbe essere ragionevolmente interpretata come riferita a operazioni di combattimento legali e sforzi di pubbliche relazioni “(par. 93). Allo stesso modo trovano che “il fatto che la Croazia ha adottato misure discriminatorie, dopo le partenze di civili serbi dalla Krajina non dimostra che queste partenze fossero forzate” (par. 95). Un punto per la teoria letteraria post-strutturalista.

Ogni constatazione della Corte è preceduto dalla frase “con il dissenso dei giudici Agius e Pocar.” Allora, cosa dicono i giudici dissenzienti Agius e Pocar?

Agius costruisce il suo dissenso sulla sensazione che la maggioranza della Corte “sembra perdere di vista la questione essenziale in questo caso d’appello, ossia se, in base alla totalità delle prove, fosse ragionevole per la Corte di primo grado di concludere che gli attacchi contro le quattro città fossero illegali. Ad ogni paragrafo, piuttosto che guardare alla totalità delle prove e dei risultati, la maggioranza adotta una visione troppo ristretta e compartimentalizzata “(par. 3). Secondo Agius, la maggioranza della Corte ha trovato che in primo grado si sia adottato un principio non corretto per determinare se gli attacchi di artiglieria fossero illegali [lo standard di 200 metri di distanza massima tra un obiettivo militare legittimo e il punto d’esplosione, n.d.t], ma piuttosto che procedure all’applicazione di uno standard corretto essa “procede a scartare tutte le prove disponibili” (par. 13). Così Agius ritiene che la maggioranza abbia  “rispettosamente, ma completamente” (par. 43, 71) sbagliato.

Non ci sono parole di rispetto invece da parte di Pocar, che nello spiegare il suo dissenso “con il ragionamento e le conclusioni principali della maggioranza” (par. 1) si trova sfidato da “l’enorme volume di errori e cattive ricostruzioni” (par. 2 ) nella sentenza. Come Agius, Pocar verifica che la Corte d’appello rigetta uno standard [lo standard dei 200 metri, n.d.t.], ma “non riesce a condurre il riesame degli elementi probatori che enunciò che avrebbe fatto” (par. 8). Fondamentalmente la Corte d’appello ha respinto un elemento in una serie di “prove che si rafforzano a vicenda” (par. 16) e di conseguenza ha respinto l’insieme delle prove rimanenti. In particolare, la maggioranza della Corte rifiuta di prendere in considerazione elementi di prova direttamente (ma non circostanzialmente) relativi al funzionamento dell’iniziativa criminale comune (par. 20-22). Pocar pone una domanda interessante: “anche se la maggioranza ha voluto assolvere completamente Gotovina e Markač, ci si può chiedere cosa la maggioranza ha voluto ottenere con l’annullamento della mera esistenza della JCE, piuttosto che concentrarsi sui contributi significativi di Gotovina e Markač alla JCE. La lascio come una questione aperta “(par. 30). Più categoricamente di Agius, Pocar dichiara: “Io dissento in modo fondamentale dall’intero giudizio d’appello, che contraddice qualsiasi senso di giustizia” (par. 39).

La Corte d’appello ha fatto molto di più di quanto molte persone che combattevano per l’innocenza di Gotovina e Markač avessero previsto. Non ha trovato che le persone sbagliate fossero state accusate e che fosseri stati sottoposti come capro espiatorio per i crimini che erano stati progettati da cvećke come Franjo Tudjman e Gojko Susak. La Corte ha riscontrato che non c’è stato alcun crimine.

Questa è legge nuova. Rende invalida la distinzione tra obiettivi militari e civili stabilita dalle Convenzioni dell’Aia e di Ginevra, trovando che ogni obiettivo può essere definita retrospettivamente come obiettivo militare. E svuota di contenuto la categoria degli obiettivi militari illegittimi, trovando che l’articolazione di una politica non è rilevante nel compito di caratterizzare tale politica.

Entrambi questi nuovi standard di diritto umanitario saranno molto incoraggianti per i  criminali e i comandanti militari che hanno intenzione di prendere di mira i civili in futuro. Entrambi daranno speranza alle persone che difendono Radovan Karadžić e Ratko Mladić, perché in base allo standard proposto nella sentenza d’appello, molto di ciò di cui sono accusati non è illegale.

 

Eric Gordy è senior lecturer in Southeast European studies alla School of Slavonic and East European Studies (SSEES) all’ University College, London. Articolo originale uscito su East Ethnia il 16 novembre 2012

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17 commenti

  1. Bellissimo articolo.Complimenti,purtroppo la vergogna non ha confini.

  2. Guardi Nikola, sono croato, per me possono essere anche criminali però la legge si è espressa e bisogna prenderne atto.

  3. GRANDE SENTENZA: NON SI POSSONO CONFONDERE GLI AGGESSORI-I SERBI-CON GLI AGGREDITI-I CROATI;IL RESTO E’ STATA SOLO POLITICA ANGLO-FRANCESE!

  4. Ma ci siete o ci fate????I serbi volevano difendere i territori nei quali vivevano!!Noi mica volevamo conquistare Zagabria o Fiume!A noi interessava solo essere padroni a casa nostra.Knin era una città a maggioranza serba schiacciante (provincia di knin 43mila abitanti di cui 40mila serbi 1000 croati e 3mila frutto di matrimoni misti che si dichiaravano jugoslavi e questo appena prima della guerra nel 91)…Siete voi gli aggressori vergognatevi!Invece di prendervi i vostri territori nell’Erzegovina occidentale avete preso le terre dei serbi,non capisco la vostra logica…Tudje nemoj a svoje nikom nedaj..

  5. MA QUALE LOGICA E LOGICA, ALLORA IL KOSOVO I SERBI LO DOVREBBERO LASCIARE DEFINITIVAMENTE IN PACE. . .
    IL 90% SONO ALBANESI!

  6. Nikola, Lei ha perso un ottima occasione per stare in silenzio, lasci perdere Knin ok? Allora il Sandžak dovrebbe essere uno stato indipendente, il Kosovo giustamente è già indipendente, per non parlare della Vojvodina…Indi per cui Le chiedo giustamente di star zitto e di non intromettersi in discorsi che non La riguardano…

  7. questo articolo da del criminale ad un eroe e del buffone ad un tribunale internazionale, ma è possibile prenderlo in considerazione?
    intanto la pagina di wikipedia è stata aggiornata.

  8. Questi discorsi mi riguardano eccome vistoche io a Knin ci sono nato a differenza dei suoi attuali abitanti.Knin era una citta croata solo perché Tito l’ha messa nei confini croati,non raccontiamo balle.Il kosovo è diventato albanese a causa dei massacri durante la secona guerra mondiale e anche perché nel periodo del comunismo molti albanesi provenienti dall’albania vennero in Kosovo a minacciare i serbi per mandarli via…questo mi è stato raccontato direttamente da una persona nata in kosovo…Il sangiaccato è abitato da serbi per me non ci sono problemi,anche se preferisco chiamarlo Raska 😉 ….Per quanto riguarda knin fatevi un giretto nei villaggi intorno alla città,non vedrete nemmeno una chiesa cattolica,non siate ridicoli.

  9. Poveri serbi, vittime di persecuzioni, etc… durante le guerre jugoslave Belgrado è stata sotto assedio 4 anni, siete stati aggrediti dai croati, dagli sloveni, dai “bosniaci”, dai kosovari…povero Nikola, ti capisco….
    🙁

  10. Hai proprio ragione mi sono inventato tutto:noi serbi ci siamo saccheggiati e bruciati le case fra di noi e poi quando è arrivato l’esercito croato coi fiori in mano siamo scappati lanciando granate sui palazzi per far ricadere la colpa agli innocentissimi croati…e la vostra guerra è stata giusta e difensiva tanto che il vostro eservito è giunto fino a Kupres(?!?) una città al confine fra RS e FBiH…gli abitanti anche là sono impazziti e hanno perfino osato denunciare il vostro stato…ma pensa un po: che strano!

  11. cari tutti, mi rendo conto che l’argomento accenda gli animi e soprattutto che le ragioni opposte non possano essere espresse nel poco spazio di un commento. Quindi perdonate anche me se ora dirò una ingenuità, però non capisco perché dopo che i governi serbo e croato, Milosevic e Tudjman, hanno preso per i fondelli i rispettivi popoli al solo scopo di arricchirsi (loro e loro “amici”, mentre la gente moriva) siate ancora qui a opporvi tra voi. Quella guerra è stata una truffa ai vostri danni, secondo me. Tudjman ha riciclato il denaro sporco della guerra in Austria (Hypo Bank) e Milosevic a Cipro (scandalo Karicbank), hanno derubato le casse dello Stato dopo la guerra, hanno agito per favorire certi gruppi di potere (le “cento famiglie” di Tudjman) e hanno lasciato una classe politica di inetti (Nikolic e Sanader credo siano dei buoni esempi). E poi, se dovete scontrarvi su chi è stato più feroce in guerra, guardate Vukovar: i serbi hanno applicato la pulizia etnica coi croati. E i croati, tre anni dopo, coi serbi. Anche se l’Aja dice che non è vero, ma orsù, in cuor vostro sapete che è così. Siete uguali anche sotto questo punto di vista. Ora mi direte che Belgrado ha aggredito: vero. Ma perché dopo Vukovar i serbi non sono arrivati fino a Zagabria? Perché l’obiettivo comune era la Bosnia. Anche in questo non differite molto, serbi e croati, e la guerra tra voi è durata poco: c’era lòa Bosnia, più facile da spartire, che non aveva i tedeschi o gli anglo-francesi come alleata … Diceva Krleza che “serbi e croati sono la stessa merda di vacca tagliata in due dalla ruota del carro della Storia”. Non so… se serbi e croati cominciassero a guardare ai drammi comuni, affrontassero ognuno (come popoli, come società) le responsabilità storiche, gli eccidi, i campi di concentramento, le persecuzioni anche ai danni dei rispettivi connazionali (era “nemico” anche chi era contro la guerra, o sbaglio?)magari serbi e croati smetterebbero di essere il fanalino di coda d’Europa. Un paese cresce non solo col Pil, ma anche con la testa e col cuore. Saluti

    ps: finora siete andati bene, non insultatevi eh (e nemmeno me :)) sennò dovremo cancellare i commenti! Grazie

    matteo z.

  12. Caro Matteo, mi è davvero difficile darti torto.
    Hai ragione, tutto qui.
    Il fatto è che la guerra era già stata decisa (i più mi vogliano perdonare il termine) a tavolino da Milošević e Tuđman. Vorrei aggiungere un concetto che ritengo molto importante a cui, ahimè, la gente generalmente non da peso, ovvero, la pulizia etnica che c’è stata in Krajina c’è stata perché fisicamente la Croazia l’ha attuata, ma…senza troppi giri di parole, per Belgrado i serbi della Krajina non erano più “importanti”, sono stati venduti diciamo e la pulizia etnica dei serbi di Krajina per quanto paradossale l’ha causata tanto Belgrado quanto Zagabria.

    • Filip Stefanović

      Mišo, ciò che dici è vero, basti ricordare che ai profughi della Krajina è stato vietato di entrare a Belgrado, nella Sua città, perché i belgradesi non si turbassero a vedere quei pezzenti dei loro connazionali di Croazia. Il fatto che Belgrado avesse lasciato di proposito al loro destino questi serbi, però, a mio avviso non spartisce nessuna colpa, al massimo la raddoppia. È come dire che a Srebrenica la colpa è stata a metà dei serbi e a metà dei caschi blu che non hanno mosso un dito: i caschi blu hanno le loro responsabilità, ma non gliel’ha prescritto il medico a Mladić di massacrare 8000 civili inermi. Ora, reputo che in Croazia in quanto a comprensione dei fatti storici ed elaborazione di lutti e colpe (PROPRIE, ancor prima che altrui), la situazione sia drammatica tanto quanto in Serbia: cullati nel mito della guerra difensiva e del serbo aggressore, i croati non accettano, come nazione, la minima colpa nel conflitto, e su questo punto non transigono. Chi è onesto, dovrebbe francamente vergognarsi delle celebrazioni euforiche tenute in onore dell’eroe Gotovina, simbolo della verginità croata. Se sono questi, i simboli della vostra guerra, auguri… Ed in fondo, quando esattamente la Croazia si sarebbe trovata costretta ad affrontare le proprie responsabilità? Vincitrice, mentre la Serbia ne è uscita sconfitta, e senza nemmeno l’occasione di un 5 ottobre, come a Belgrado, che dieci anni dopo possiamo dire con certezza ha portato a poco o nulla, ma c’è stata l’occasione (sprecata) di farlo. In Croazia, no.

      Se questo fosse il migliore dei mondi possibili, Gotovina sarebbe stato condannato, e non dall’Aja, ma da un tribunale di Zagabria. Ma nel migliore dei mondi possibili, gente come Gotovina, Mladić, Milošević, Tuđman e compagnia non sarebbe mai arrivata dov’è arrivata.

      • Ma nel migliore dei mondi possibili, gente come Gotovina, Mladić, Milošević, Tuđman e compagnia non sarebbe mai arrivata dov’è arrivata.
        Verissimo, ma putroppo (e lo dico a malincuore) i balcani sono i balcani, da mio bisnonno fino a mio padre tutti a combattere, e si peggiorava di generazione in generazione, io credo (spero) di essere immune al germe del “nazionalismo”, ma tante, troppe volte senza rendermene conto ci casco dentro anch’io alla grande.
        Il fatto è che oramai io mi sono rassegnato, Croazia e Serbia non miglioreranno mai.
        Della situzione in Bosnia poi non parliamone.
        Magari sono pessimista io e spero con tutto il mio cuore di sbagliarmi.
        Un saluto Filip.

        • ecco, non voglio sembrare patetico, ma dibattiti del genere fanno onore a chi scrive e fanno piacere a noi, come East Journal. Ogni occasione di confronto sincero è occasione di crescita. Peccato che Miso e Filip non siano premier delle rispettive nazioni d’origine! battute a parte, vi immagino entrambi “esuli” e questo mi fa domandare: cosa resta (o chi) in Croazia e Serbia a difendere l’onestà intellettuale e il buonsenso? Le cose, spero, cambieranno in meglio ma certo, al momento, in Europa non c’è da stare allegri e sembra che nessuno possa ergersi a maestro. E quel nazionalismo, beh, ci stiamo cadendo dentro un po’ tutti in Europa. Non volevo, ma ho chiuso con una nota di pessimismo anche io… grazie ad entrambi, alla prossima

          matteo

  13. Ciao ragazzi,
    non so se questo commento verrà mai letto da qualcuno, ma io ci provo comunque:

    sto scrivendo una tesi sulla guerra dei Balcani.
    In particolare mi sto occupando della Krajna.

    Sapreste indicarmi i paesi dove posso andare a fare interviste e raccogliere materiale?
    Commenti come i vostri li sento da quando sono nata, sono originaria di Ogulin, i miei nonni vivono a Licka Jesenica, sono ortodossi e durante Oluja sono scappati verso la Serbia.
    Mia madre è kosovara e anche lei ha la sua mole di racconti e storie.

    Il mio problema è che non voglio e non posso fare una tesi sulla mia famiglia,
    sto cercando, passatemi il termine, la location giusta per ambientare la microstoria che sarà il paradigma di uno studio sullo scontro tra Serbi e Croati e più di tutto sull’odio degli uni verso gli altri.

    Detto questo, si accettano consigli.

    Grazie a chi vorrà dedicarmi un po’ del suo tempo.

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