SERBIA: Quanto ci sta stretta Dayton. Se Belgrado torna a guardare alla Bosnia

“La Repubblica Srpska è uno stato”
Dopo che il presidente del Parlamento della Serbia, Nebojša Stefanović, aveva definito la Republika Srpska (RS, l’entità a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, BiH), “uno stato”, la presidente del Comitato Helsinki per i diritti umani in Serbia, Sonja Biserko, in una intervista per la Deutsche Welle tedesca ha osservato che non si poteva aspettare nulla di diverso da un partito come il Partito serbo del progresso di cui Stefanović è membro. “Sarebbe del tutto imprudente aspettarsi che il partito di Tomislav Nikolić cambi la sua posizione verso la regione balcanica dopo aver conquistato il potere in Serbia” afferma Sonja Biserko. […]
“Nè durante la guerra nè dopo la guerra la RS non poteva sopravvivere senza Belgrado. E’ un prodotto di Belgrado e Belgrado non ci rinuncerà senza una forte pressione della comunità internazionale, che purtroppo, in questo momento non c’è”, dice Sonja Biserko. […]

Non solo una “forma d’espressione verbale”

Nel frattempo, mentre si fa questo tipo di analisi, il presidente del Parlamento serbo, Nebojša Stafanović spiega che la sua dichiarazione non è stata un lapsus ma che non deve nemmeno essere interpretata nel contesto di smantellamento dell’ordinamento di Dayton. Stefanović aggiunge che nessuno ha negato la posizione giuridica e politica della RS, mentre il termine ‘stato’ lo aveva menzionato come forma di espressione verbale senza voler attribuire alla RS uno status che questa entità attualmente non gode.
Ma questa “forma di espressione verbale” in BiH sveglia ricordi di tempi in cui, spiega il sociologo Dušan Janjić “la Serbia aveva apertamente appoggiato la RS militarmente ed economicamente”. Vlastimir Mijović […], analista politico serbo in BiH per la Deutsche Welle spiega: “La tattica è cambiata, ma non i vecchi obiettivi della strategia serba. E’ positivo che l’artiglieria tace, ma non tacciono le mali lingue dei politici e questo crea confusione tra le persone frustrate. In un certo momento – spiega Mijović – questo potrebbe trasformarsi da un incidente in qualcosa di molto più pericoloso, come ci insegnano le esperienze delle ultime guerre nei Balcani”.  [… ]Secondo Sonja Biserko, “sono i media a creare l’opinione pubblica e in quelli della Serbia si scrive che la RS è parte della Serbia e che è solo una questione di tempo
quando essa si separerà dalla BiH”. […]
La retorica nazionalista di Milorad Dodik
Il presidente della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, in un’intervista rilasciata alla televisione pubblica, afferma che la RS è secondo tutti, tranne la posizione ignorante di alcuni, uno stato e che nella RS tutti la vivono così. […] Dodik prosegue dicendo che “lo spirito di Dayton è passato e adesso si è entrati nella fase in cui praticamente nessuno vuole la Bosnia Erzegovina. Non lo vogliono nemmeno i bosgnacchi”.
Dodik ha detto inoltre che si impegna per una rapida definizione degli obiettivi politici del popolo serbo in generale, sottolineando che di questo ha parlato con il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić. “Io non sono un serbo bosniaco e nessuno qui accetta di essere serbo bosniaco. Siamo semplicemente serbi. Noi apparteniamo ad un popolo che nei Balcani è sparso sullo spazio di altri paesi” ha detto Dodik.
Il testo è la trascrizione di parte della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda su Radio Radicale, a cura di Roberto Spagnoli

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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