Dopo più di un anno di proteste, gli studenti serbi ottengono elezioni anticipate. Secondo quanto dichiarato dal presidente Aleksandar Vučić, si dovrebbero tenere tra ottobre e dicembre 2026.
La Serbia del 2025 è stata attraversata da una profonda crisi politica, caratterizzata da proteste antigovernative che hanno messo fortemente in discussione la legittimità e la stabilità del governo.
Le mobilitazioni di massa sono iniziate alla fine del 2024, in seguito al crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre — tragedia che causò la morte di 16 persone e divenne il simbolo della corruzione che dilaga all’interno del governo e dell’intera classe dirigente. Studenti e cittadini hanno avviato blocchi e manifestazioni quasi quotidiane che hanno portato centinaia di migliaia di persone nelle piazze di Belgrado, Novi Sad e altre città del paese, in quella che è senza dubbio una delle più grandi ondate di protesta della Serbia post-jugoslava.
Le proteste, inizialmente studentesche, si sono poi estese anche ad altre categorie sociali, tutte unite dallo stesso obiettivo: presa di responsabilità e garanzia di trasparenza da parte della classe dirigente e un cambiamento politico radicale capace di rispondere alle esigenze dei cittadini.
Nel corso del 2025 si sono verificati anche numerosi scontri con la polizia e forti tensioni, che hanno condotto il primo ministro Miloš Vučević a dimettersi. Il presidente Vučić, per scampare alle elezioni anticipate, si è dunque visto costretto a nominare un suo successore entro 30 giorni dalle dimissioni di Vučević: al suo posto è stato nominato il medico e professore Djuro Macut, con una linea politica poco distante da quella del suo predecessore.
Gli studenti non si fermano
La nomina di Macut a primo ministro – non garantendo il cambiamento sostanziale richiesto dai protestanti, i cosiddetti blokaderi – non ha fermato gli studenti dal protestare e, soprattutto, dall’esigere elezioni anticipate e democratiche.
Studenti e altri gruppi civici hanno lanciato l’azione Raspiši pobedu (“Dichiara vittoria”), una campagna di raccolta firme in tutto il paese per sostenere la richiesta di elezioni anticipate e sondare il livello di sostegno sociale alle loro rivendicazioni. Il 28 dicembre 2025 questa iniziativa ha visto la presenza di oltre 500 stand e punti di raccolta in oltre 100 città e paesi, con l’obiettivo di raccogliere non solo firme ma anche contatti e supporto per strutturare una possibile forza politica alternativa.
Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti del movimento, sarebbero state raccolte oltre 400.000 firme; secondo i calcoli della presidenza, solo il 7% di quanto dichiarato dagli studenti.
Questa strategia rappresenta un passaggio chiave nel movimento di protesta: non più solo manifestazioni e blokade, ma un’articolazione politica più concreta e organizzata, con studenti che raccolgono decine di migliaia di firme e che dimostrano la capacità di una mobilitazione strutturata.
La sera dello stesso giorno il presidente Vučić ha presenziato allo smantellamento delle tende allestite di fronte al parlamento serbo da un gruppo di studenti contrari al movimento di protesta, ai quali il presidente ha riconosciuto la brillante idea di “difendere la Serbia sovrana e indipendente” e il merito di aver fatto fallire “la rivoluzione colorata” nel paese.
Inoltre, considerando le sempre maggiori pressioni sociali, dopo aver ringraziato il movimento di contro protesta, il presidente Vučić ha annunciato che il 2026 sarà anno elettorale e ha indicato che le elezioni parlamentari anticipate potrebbero essere indette tra ottobre, novembre o dicembre 2026. “Solo che non saranno così contenti quando si avranno i risultati”, ha commentato beffardo.
Elezioni anticipate: possibilità e incertezze
In questi giorni la discussione sulle elezioni anticipate in Serbia continua ad essere centrale nella scena politica nazionale: cosa aspetta Vučić a indirle ufficialmente?
Secondo il politologo Dejan Bursać, il partito al governo, il Partito Progressista Serbo (SNS) questa volta, semplicemente, non ha possibilità di vincere le elezioni. Proprio per questo, Vučić ha dichiarato che non ha intenzione di candidarsi per la carica di primo ministro, tuttavia, se i sondaggi dovessero rivelarsi estremamente negativi per l’SNS, si vedrebbe costretto a farlo. Il fatto che ancora non si abbia una data precisa è indice dell’incertezza in cui naviga il partito al potere.
“Secondo un sondaggio condotto a settembre dall’organizzazione non governativa per il monitoraggio elettorale Crta, la lista studentesca è sostenuta dal 44% dei cittadini, mentre il blocco guidato da Vučić dal 32%”, si legge su Radio Slobodna Evropa. La forza della lista studentesca sta nel riuscire ad unire i cittadini trasversalmente, oltre la classica contrapposizione tra destra e sinistra: già diversi partiti di opposizione, tra cui il Partito Democratico e il movimento di estrema destra Dveri, hanno dichiarato di sostenere la lista studentesca.
Questo, inoltre, è un momento sfavorevole per il governo anche dal punto di vista economico, soprattutto a causa delle sanzioni statunitensi contro l’azienda pubblica serba dell’energia Naftna Industrija Srbije (NIS), imposte a causa della sua maggioranza di proprietà russa. Per questa ragione, Vučić ha annunciato di voler acquisire un ulteriore 5% nelle quote di NIS.
Il 2026 si annuncia come un anno decisivo per la Serbia: per la prima volta da anni, il potere di Vučić non è più incontestato, e una mobilitazione dal basso ha imposto l’agenda elettorale. Resta da capire se questa pressione riuscirà davvero a tradursi in un cambiamento politico o se il sistema saprà ancora una volta assorbirla senza trasformarsi davvero.
Fonte immagine: Miljana Miletić RFE/RL
East Journal Quotidiano di politica internazionale