Slovenia e Croazia: dispute di confine sul golfo di Pirano

Pirano

Slovenia e Croazia si contendono da vent’anni lo spicchio di mare del Golfo di Pirano che garantisce a Lubiana l’accesso alle acque internazionali. Zagabria ne rivendica la sovranità e ritiene che il bacino andrebbe diviso a metà, soluzione che però chiuderebbe ai vicini il più importante accesso al mare bloccando anche lo sviluppo commerciale del porto di Capodistria.

Il 18 febbraio il Parlamento di Lubiana ha rivendicato la propria sovranità sull’intero Golfo di Pirano, accusando la Croazia di aver modificato illecitamente il confine. Zagabria ha bollato la dichiarazione come «giuridicamente infondata» e ha chiesto che la disputa venga risolta alla Corte internazionale dell’Aja. Nel frattempo, però, due gruppi nazionalisti extraparlamentari sloveni hanno proposto un referendum per bloccare l’ammissione della Croazia nella Nato, ammissione che dovrebbe essere approvata dal Consiglio dell’Alleanza Atlantica ad aprile.
La consultazione popolare potrà esserre convocata solo se i due partiti promotori raccoglieranno quarantamila firme entro il 26 marzo ma il governo di Lubiana dovrà fare di tutto per far ritirare la richiesta referendaria, se non vorrà sfigurare di fronte agli alleati. Con la domanda pendente, infatti, sarà impossibile ratificare il documento che consente alla Nato di allargarsi nei Balcani, documento già approvato dagli altri 25 membri e che la Slovenia deve adottare formalmente entro il 23 marzo.

Intanto il Presidente croato Mesic ha tentato di colpire gli sloveni accusandoli apertamente, in un discorso alla nazione, di «mancanza di senso di responsabilità, coerenza e spirito europeo».  Non va dimenticato che il confine disputato non è solo quello tra due repubbliche balcaniche ma anche, per il momento, il confine dell’Unione europea.  Il clima nei Balcani è sempre teso, i paesi che erano membri della Federazione jugoslava oggi si sopportano mal volentieri e non è bastata la guerra a risolvere le dispute di confine. Il contezioso aperto potrà forse essere risolto dall’ingresso di Zagabria nella comunità europea, ma in molti temono che le tensioni balcaniche alla lunga logoreranno, se non disgregheranno, l’Unione.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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