SERBIA: La Vojvodina verso l'autonomia

Vojvodina

A un anno dall’indipendenza del Kosovo, dichiarata unilateralmente da Pristina e mai riconosciuta da Belgrado, la sovranità territoriale serba è nuovamente messa in discussione. Proprio nel giorno in cui i kosovari festeggiavano il primo anniversario dell’indipendenza, il parlamento regionale della Vojvodina ha votato un nuovo statuto che amplia l’autonomia da Belgrado.

La regione della Vojvodina è abitata da circa due milioni di persone, nella zona di confine con l’Ungheria c’è una forte minoranza magiara ma sono presenti anche romeni e croati. Le minoranze etniche complessivamente rappresentano circa la metà della popolazione della regione. Proprio per questo motivo la Vojvodina ha sempre goduto di una forte autonomia, dai tempi della Jugoslavia titina ad oggi.

Nello statuto approvato in questi giorni, che ora andrà all’esame del Parlamento a Belgrado, è prevista una maggiore autonomia legislativa, indipendenza finanziaria e addirittura la possibilità per il governo regionale di stipulare accordi internazionali e accreditare missioni diplomatiche all’estero.

L’opposizione di Belgrado è netta, preoccupa molto una nuova divisione del già mutilato territorio serbo, dopo aver subito l’indipendenza del Kosovo e del Montenegro, entrambe inficiate da forti ingerenze straniere. Le motivazioni della separazione sono qui molto diverse. Le tende nze autonomiste della Vojvodina sono saldamente ancorate a fattori economici. La maggior parte della produzione serba è concentrata in Vojvodina e, spesso, i suoi abitanti si sentono ‘derubati’ da Belgrado. Le motivazioni economiche alla secessione rendono ampiamente gestibili le spinte separatiste. In passato, solo la Slovenia, è in un contesto radicalmente diverso, ha ottenuto l’indipendenza a partire da istanze economiche.

Il rischio secessione, quindi, è molto relativo. Non a caso il presidente serbo, l’europeista Tadic, si è detto pronto a sostenere la richiesta di autonomia della Vojvodina, mentre l’opposizione è pronta alla battaglia parlamentare per bloccare lo statuto. I nazionalisi moderati dell’ex primo ministro Vojslav Kostunica insieme ai nazionalisti radicali del partito Sps, appoggiata dalla chiesa greco-ortodossa si promettono ferma opposizione.

Nel processo di integrazione europea che Belgrado intende seguire, almeno con l’attuale governo Tadic, la questione della Vojvodina si profila come del tutto marginale. Una ragione autonoma all’interno di uno stato membro di una federazione europea priva di confini reali, non sarebbe un problema. La porta dell’Unione resta però chiusa e gli sviluppi della questione Vojvodina potranno avere risvolti inattesi.

Fonte: Ansa Balcani, Osservatorio Balcani, PeaceReporter

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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