ECONOMIA: La presenza cinese nei Balcani

di Matteo Bartolini


La presenza cinese nella regione dei Balcani

A partire dal 1999, anno nel quale la Cina ha avviato la cosiddetta “go out policy” con l’obiettivo di incentivare e di promuovere gli investimenti all’estero, la presenza di Pechino sullo scacchiere economico mondiale si è considerevolmente incrementata, arrivando a interessare sostanzialmente tutte le regioni del pianeta. Le aree tradizionalmente di maggiore interesse per le imprese cinesi sono senza dubbio l’Africa Sub-Sahariana e l’Asia Centrale ma, nel corso degli ultimi anni, si può notare una crescente attenzione per la regione dei Balcani, verso la quale sono stati orientati consistenti flussi di capitali destinati principalmente ai settori dell’energia e delle infrastrutture di trasporto marittimo.

Le politiche cinesi di investimento nell’area balcanica hanno un orizzonte temporale medio-lungo e puntano, più che al profitto nel breve periodo, a porre le basi per la nascita di una consolidata presenza nella regione, anche nell’ottica di utilizzare quest’ultima come una sorta di testa di ponte per incrementare i propri interessi sul continente europeo. Il governo di Pechino ha stretto accordi con molti paesi della regione balcanica ma, attualmente, i due stati sui quali si è concentrata l’attenzione cinese sono la Serbia e la Croazia.

Nell’ottobre 2009 la China Road & Bridge Corporation (CRBC) ha stipulato con il governo serbo un accordo, dal valore di 232 milioni di dollari, per la costruzione di un ponte sul Danubio e, allo stesso tempo, il governo cinese ha erogato alle autorità serbe un prestito di 150 milioni di dollari, restituibile in 15 anni e ad un tasso di interesse pari al 3%, molto più basso di quello correntemente applicato. Nel febbraio 2010 i due paesi hanno poi stipulato un contratto, dal valore di 1,1 miliardi di dollari (l’85% dei quali saranno messi a disposizione dalla China Exim Bank sotto forma di prestito), per il potenziamento della centrale elettrica di Kostolac, che vedrà la propria capacità aumentare di circa 450 MW.

Nel caso della Croazia si prevede invece che nel corso dei prossimi anni varie compagnie cinesi metteranno in campo consistenti investimenti (per un ammontare complessivo di circa 13,3 miliardi di dollari) nel settore delle infrastrutture, dei trasporti, dell’industria e del turismo. A tal proposito l’investimento principale coinvolge il gigante cinese COSCO (quinta compagnia marittima al mondo con un fatturato di 26,9 miliardi di dollari nel 2008), che ha recentemente presentato una consistente offerta al fine di acquisire una concessione pluriennale per la gestione del porto di Rjeka.

La volontà cinese di rafforzare la propria presenza nel settore delle infrastrutture marittime dei paesi dei Balcani si era d’altra parte già manifestata nel corso del 2009, quando la COSCO Pacific aveva ottenuto dal governo greco una concessione, della durata di 35 anni, per la gestione del terminal container del Porto ateniese del Pireo. L’accordo prevedeva una spesa complessiva di 665 milioni di dollari e l’obbligo di destinare alle autorità greche il 24,5% dei profitti conseguiti (che si stima saranno complessivamente pari a circa 3,4 miliardi di euro). Nell’ambito di questo progetto il gruppo edilizio cinese BCEGI Group si impegnava poi ad investire 100 milioni di euro per la costruzione di un complesso immobiliare e per la creazione di quattro joint ventures con imprese greche nel settore oleario.

La presenza cinese nei Balcani si è poi estesa anche ad altri paesi tra i quali figurano la Macedonia (dove la China Water & Electric Corporation ha stretto un accordo con la macedone ELEM per la costruzione di una centrale idroelettrica dalla capacità di circa 80 MW) e il Montenegro (la Cina ha erogato alle autorità di Podgroica un prestito di 47,7 milioni di dollari, ripagabile in 15 anni ad un tasso di interesse del 3%, per contribuire alla costruzione di una flotta mercantile). A questa crescente presenza cinese nel settore economico degli stati dei Balcani corrisponde poi un intensificarsi delle relazioni diplomatiche e la combinazione di questi due elementi rende facile immaginare, per i prossimi anni, un ulteriore rafforzamento delle relazioni.

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