La Slovenia al centro dei riflettori della sezione Wild Roses del Trieste Film Festival 2026, dedicata al cinema diretto da donne.

CINEMA: Il cinema sloveno al Trieste Film Festival

La Slovenia al centro dei riflettori della sezione Wild Roses del Trieste Film Festival 2026, dedicata al cinema diretto da donne.

Non ci sono dubbi: il 2025 è stato un anno di svolta, per il cinema sloveno, con una presenza persistente nel circuito dei festival internazionali. A partire da La ragazza del coro (Little Trouble Girls) di Urška Djukić, vincitore di un premio FIPRESCI alla Berlinale, proseguendo con Fantasy di Kukla, presentato a Locarno e poi a Sarajevo, infine con Ida sang so badly even the dead rose up and joined in her song di Ester Ivakić, presentato a Cottbus, tre diverse opere di debutto hanno avuto considerevole successo di pubblico e critica. Tre film diretti da donne, ma soprattutto tre film che, apparentemente per coincidenza, si sviluppano su un medesimo genere, quello del coming-of-age. Ridurre questi film al genere d’appartenenza sarebbe altamente limitante: ciascuno reinterpreta l’adolescenza (al femminile) in una chiave completamente diversa. Ivakić, adattando un’opera letteraria, permane in una dimensione fiabesca-poetica, rappresentando una ragazza che, nella premessa che da il titolo al film, vive la speranza di poter resuscitare la nonna, un giorno, con il proprio canto, ma l’inconveniente è che le mancano le doti canore. Kukla, di origine macedone, costruisce un dramma in cui tre giovani immigrate di seconda generazione affrontano le proprie sfide sociali attraverso l’adozione di tratti “maschili”, per incontrare la transessuale Fantasy, personaggio che in qualche modo influenza la loro percezione di sé stesse. Djukić, invece, presenta un personaggio la cui maturazione sessuale coincide con una sorta di epifania mistico-religiosa. Tre film che dimostrano che un soggetto considerato spesso “stagnante” o “ripetitivo” può essere affrontato da prospettive molto variegate, con risultati eccellenti.

La sezione Wild Roses ha scelto non a caso, quest’anno, di dedicare la propria retrospettiva di cinema diretto da donne alla Slovenia. Nel programma, curato da Nerina T. Kociancić ritroviamo i film di Djukić ed Ivakić (Fantasy è nel concorso lungometraggi del festival, però il programma retrospettivo ha incluso il cortometraggio Sestre di Kukla), affiancati da una selezione che ripercorre gli anni recenti del cinema sloveno al femminile. Oltre alle cineaste già citate, presente nella selezione è Sonja Prosenc, che ha presentato il suo terzo lungometraggio, Family Therapy, al TIFF di Toronto nel 2024 (riproposto in concorso nella scorsa edizione del TSFF), e che in questa sezione ha introdotto un suo film precedente, del 2018, History of Love. Un tour-de-force particolarmente intenso, iscrivibile nell’affascinante mondo dello slow cinema, un’opera fatta di silenzi, suoni ed immagini più che una trama lineare, rifacendosi con alcune citazioni azzeccate a Tarkovsky. La sezione Wild Roses ha incluso anche alcuni film documentari: Cent’anni di Maja Doroteja Prelog, già presentato ad una passata edizione del TSFF, un’impressionante “road movie” nel quale la cineasta ed il suo compagno, sopravissuto alla Leucemia, intraprendono un viaggio in bici dalle Dolomiti all’Etna, su richiesta di lui. Il documentario presenta il deterioramento del loro rapporto, in un percorso nel quale emergono le insicurezze di entrambi i partner, con una messinscena in cui la cineasta stessa si espone come raramente accade. Il programma delle Wild Roses ha incluso, tra vari altri titoli, Body di Petra Seliškar, documentario girato nel corso di vent’anni, e Installation of Love di Maja Weiss, l’autrice che per molti versi ha dato inizio alla stagione del cinema sloveno al femminile.

Molte delle opere citate hanno già avuto una distribuzione italiana, in particolare La ragazza del coro e History of Love. Il Trieste Film Festival continua la sua programmazione fino al 24 Gennaio.

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Chi è Viktor Toth

Critico cinematografico specializzato in cinema dell'Europa centro-orientale, collabora con East Journal dal 2022. Ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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