SLOVACCHIA: Focus elezioni /4 – La minoranza ungherese alla conquista di Bratislava

di Matteo Zola

Ci siamo, i seggi sono aperti, in Slovacchia si sta votando dalle sette di questa mattina. Se i sondaggi hanno ragione, dalle urne uscirà la parità tra i due schieramenti: quello socialdemocratico, appoggiato dagli ultranazionalisti, e quello di centrodestra. Ago della bilancia potrebbero allora essere i partiti della minoranza ungherese. L’Ungheria, dal canto suo, ha già scelto chi appoggiare. Già, poiché i partiti etnici della minoranza magiara non remano tutti nella stessa direzione.

Troppo inaffidabile l’integrazionista Most-Hid, che si è dimostrato insensibile alla legge sulla doppia cittadinanza. Most-hid punta infatti all’integrazione delle minoranza magiara, senza irredentismi o volontà separatiste (tanto che il nome del partito è in doppia lingua: “most” e “hid” significano entrambi “ponte” in slovacco e ungherese). Perciò il governo di Viktor Orban ha deciso di puntare le proprie carte -e i propri finanziamenti, che in questo gioco ai limiti della tensione diplomatica non sono semplici fiches– sull’Smk di Pal Csaki, il partito più radicale (almeno in termini di volontà autonomistiche) degli ungheresi di Slovacchia.

La competizione è di quelle grosse, visto che il terreno di caccia è il consenso degli ungheresi di Slovacchia, che costituiscono il 10% della popolazione. Una minoranza fortissima. Csaki si è recato in visita a Budapest dov’è stato ricevuto da Orban che gli ha assicurato il suo consenso: “Orban ha espresso la sua solidarietà all’Smk sia come presidente del Fidesz che come vicepresidente del Partito popolare europeo”.

Gruppo di cui fa parte pure l’Smk. Sul perché di questa preferenza rispetto al Most-Hid, Csaki è stato categorico: “Loro non sono un partito ungherese”. Non finisce qui, perché anche oltreconfine c’è chi fa la sua parte. Nel caso specifico il vicepremier Semjen, che ha dichiarato che “La prossima tappa possiamo compierla solo dopo che gli ungheresi di Slovacchia saranno andati a votare.” E aggiunge: “Ora tocca ai nostri connazionali del Felvidek (nome storico della Slovacchia ungherese) se parteciperanno e se voteranno Smk”.

Resta da chiedersi quanto sia legittimo l’intervento ungherese sulla politica interna slovacca, e quanto le fiches di Orban influenzeranno il voto oltre il Danubio.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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3 commenti

  1. Mi pare che ci siano diverse imprecisazioni nell’articolo.
    Non si scrive Ksaki, ma Csàky. Most-Hid vuol dire ponte, Most in slovacco, Hid in ungherese.
    Eppoi l’MKP non è di destra radicale e assolutamente non ha le stesse posizioni dello Jobbik!! Son due cose totalmente diverse, l’MKP è molto legato al FIDESZ e durante l’ultima campagna elettorale ungherese ha criticato fortemente lo JOBBIK! MKP è un partito nazionalista sì, ma non vicino allo JOBBIK.

  2. Caro Áron!
    Grazie. L’hai detto anche per me, con parole piu’ concise.

  3. Ancora “finanziamenti”, caro Matteo? A quanto io sappia non esiste nessuna forma ufficiale di finanziamento dall’Ungheria a nessun partito etnico magiaro di oltre confine! Sarebbe, infatti, una pratica discutibile. Ma non se ne parla neanche….
    Forse ne parla qualche tua fonte, ma io in questa fonte la tratterei con molta prudenza!

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