CIPRO: Apre il corridoio marittimo per gli aiuti a Gaza

Una nave della ONG spagnola di ricerca e salvataggio Open Arms è pronta a partire dal porto cipriota di Larnaca per trainare fino a Gaza una chiatta di aiuti umanitari. Apre così, con il benestare di USA e UE, il corridoiro umanitario fondamentale per evitare la carestia a Gaza.

 La nave di Open Arms è pronta in rada

“Quella che inizialmente sembrava una sfida insormontabile è ora sul punto di realizzarsi”, ha affermato il fondatore di Open Arms, Oscar Camps. La nave dovrebbe partire nel weekend ed arrivare in un paio di giorni di navigazione davanti alle coste della striscia di Gaza.

Le 200 tonnellate di beni alimentari (riso, farina, scatolette di tonno), ispezionati dalle autorità israeliane, sono stati forniti dalla charity americana World Central Kitchen, che gestisce 60 mese in tutta Gaza. Non è ancora chiaro dove e come tali aiuti saranno scaricati, poiché l’unico porto di Gaza è stato distrutto dai bombardamenti mesi fa.

Operazione Amalthea contro la carestia a Gaza

Apre così, con il benestare di USA, UE ed Emirati Arabi, il corridoio marittimo da Cipro a Gaza, annunciato già lo scorso novembre dal presidente cipriota Nikos Christodoulides, e battezzato “operazione Amalthea“, dal nome della mitologica nutrice di Zeus. L’iniziativa coincide con l’avvio del mese di Ramadan, per il quale ci si aspettava una tregua umanitaria, finora non pervenuta.

“Il corridoio marittimo da Cipro mira ad aumentare gli aiuti umanitari, aggiungendosi alle altre rotte, che includono l’importantissimo valico di Rafah dall’Egitto e i lanci aerei dalla Giordania”, ha detto Christodoulides, aggiungendo che “Cipro ha il dovere morale di fare tutto il possibile per alleviare la crisi umanitaria.”

Proprio venerdì, assieme a Christodoulides, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato il porto cipriota di Larnaca. “Siamo ormai molto vicini all’apertura del corridoio, speriamo questa domenica. Gaza affronta una catastrofe umanitaria. Siamo al fianco dei civili innocenti in Palestina”, ha detto Von der Leyen.

Ma le consegne via mare “saranno complesse”, si riconosce in un comunicato congiunto di UE, USA, Emirati Arabi, Gran Bretagna e altri. “Le nostre nazioni continueranno a valutare e adattare i nostri sforzi per garantire la fornitura di aiuti nel modo più efficace possibile”, hanno affermato.

La posizione chiave di Cipro sullo scacchiere del Levante

La sua posizione geografica – solo 370 chilometri di distanza da Gaza – e le buone relazioni diplomatiche con i vicini arabi e con Israele fanno di Cipro un punto chiave di snodo per gli aiuti. La Repubblica di Cipro, che non è membro NATO, è tra gli otto paesi membri UE (tutti d’Europa centro-orientale, più la Svezia) ad aver riconosciuto lo Stato di Palestina.

Anche Cipro, come la Palestina, deve fare i conti con una occupazione militare ormai cinquantennale, nel suo caso da parte della Turchia. E tuttavia, Cipro mantiene ottime relazioni con Israele ed Egitto, proprio in chiave anti-turca, anche grazie agli accordi sullo sfruttamento delle risorse sottomarine nel Levante.

USA e UE si muovono per evitare la carestia a Gaza

L’invasione della striscia di Gaza da parte di Israele dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre ha già causato oltre 30.000 morti, e nell’enclave palestinese si soffre oggi una terribile crisi umanitaria, con oltre mezzo milione di persone (un quarto del totale) sulla soglia della carestia, soprattutto nell’area della città di Gaza, nel nord della striscia.

Israele infatti non permette l’ingresso di aiuti umanitari (cibo e medicine) via terra. Esasperati dalle posizioni del governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu, l’amministrazione USA nei giorni scorsi sono ricorsi ai lanci aerei dalla Giordania, e giovedì Joe Biden ha annunciato un piano per costruire entro due mesi un porto temporaneo a Gaza – ma potrebbe essere troppo tardi.

Si aggravano i rischi di genocidio, a un mese e mezzo dalla pronuncia dell’Aja

Da Ramallah c’è meno ottimismo. Mercoledì il ministero degli esteri palestinese ha sottolineato come l’intenzione di Israele di aprire rotte marittime, tenendo serrati  i valichi di terra, corrisponde “al piano del governo occupante di perpetuare l’occupazione, separare la Cisgiordania dalla Striscia di Gaza ed espellere il popolo palestinese“.

Lo scorso 26 gennaio, in un caso portato dal Sud Africa, la Corte Internazionale di Giustizia con sede all’Aja ha intimato a Israele di prendere immediatamente tutte le misure in suo potere per evitare un genocidio a Gaza, intimando a Tel Aviv tra le altre cose di non infliggere deliberatamente alla popolazione di Gaza  “condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica totale o parziale”, e di garantire accesso ai servizi di base e all’assistenza umanitaria.

Organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch, Oxfam e Medici Senza Frontiere – oltre al relatore ONU per il diritto al cibo – accusano Israele di continuare ad ignorare le disposizioni della Corte dell’Aja, aggravando il rischio di un genocidio.

Foto: Kaleb Tittle, CC BY-SA

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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