"Questa è la porta del Signore attraverso la quale possono entrare i giusti".

IRAN: Il cammino delle comunità giudeo-persiane (1)

In quest’epoca di ritorno delle vecchie teorie Huntingtoniane nell’interpretare i rapporti Iran-Israele, è utile percorrere il cammino millenario (a volte faticoso) delle comunità ebraiche sul suolo iraniano e sapere che, esclusa Israele, la comunità ebraica in Iran, ancora oggi, rappresenta quella più numerosa dell’intera Asia Occidentale.

Un’origine remota

Le prime migrazioni di ebrei verso l’Iran risalgono al 721 a.C., quando il re assiro Sargon II deportò migliaia di israeliti nelle terre dei Medi (l’attuale Iran occidentale e settentrionale). Ma fu con la conquista di Babilonia da parte di Ciro il Grande (600-530 a.C.) che si ebbe un afflusso massiccio di ebrei in Iran. Ciro liberò gli ebrei schiavi a Babilonia e li autorizzò a tornare a Gerusalemme, a ricostruire il Tempio e a praticare liberamente il loro culto. Ciro occupa un posto speciale nella storia ebrea. È menzionato nelle profezie del Libro di Isaia, nel Libro di Esdra e nel Libro di Daniele. In questi passaggi egli appare sia come colui che era destinato a salvare Israele e adempiere per esso una certa missione in nome del Dio d’Israele, sia come colui il cui editto e comando servirono come fondamento per il ritorno a Sion e la costruzione del tempio distrutto. Molti ebrei seguirono il suo invito, ma altri rimasero a Babilonia o si sparsero in tutto l’impero achemenide. Sotto il dominio iraniano, gli ebrei godettero di una notevole autonomia e prosperità, e alcuni raggiunsero alte cariche nel governo, come Ezra e Nehemiah.

Tra la fine dell’impero achemenide (330 a.C.) e l’avvento dell’Islam in Iran gli ebrei iraniani vissero sotto il dominio di diversi imperi, tra cui quello seleucide, partico (247 a.C. – 224 d.C.) e sasanide (224 d.C. – 651 d.C.). In generale, questi regni furono tolleranti nei confronti degli ebrei, a eccezione di alcuni periodi di persecuzione dovuti al fanatismo religioso dei sovrani zoroastriani. Per lo più, i re iraniani furono tolleranti e permisero agli ebrei di avere una certa forma di autogoverno. In questo periodo si svilupparono anche alcune sette ebraiche, come i sabei e i mazdakiti, e si produsse una parte della letteratura giudeo-persiana scritta in giudeo-persiana (Persiano scritto in caratteri ebraici) che raggiunse l’apogeo nei secoli successivi.

Verso la condizione di minoranza

Dopo l’arrivo dell’Islam a seguito dell’invasione araba dell’Iran, gli ebrei iraniani (come i zoroastriani e i cristiani) divennero dei “dhimmi”: dei cittadini di seconda classe che dovevano pagare una tassa (jazia) speciale e riconoscere la supremazia dei musulmani, ma che avevano anche alcune protezioni legali e diritti limitati. Nonostante questa condizione di inferiorità, gli ebrei mantennero buoni rapporti con i musulmani e alcuni si distinsero come medici, banchieri e finanzieri. Fu anche in questo periodo che gli ebrei contribuirono in modo significativo alla conservazione e allo sviluppo della musica persiana classica e popolare. Alcuni ebrei si convertirono all’Islam, ma la maggior parte rimase fedele alla propria fede.

Fin dall’antichità gli ebrei iraniani formarono comunità nella maggior parte delle principali città, villaggi e regioni del mondo persianato (Persianate World). Tra l’VIII e il XI secolo, l’Iran, allora tra le aree più ricche del mondo, ospitava popolazioni ebraiche molto numerose e prospere. I viaggiatori e i primi documenti di Geniza menzionano numerose aree e regioni che avevano abitanti ebrei. Senza le informazioni conservate nella Geniza del Cairo, poco si saprebbe saputo della vita economica degli ebrei iraniani nei primi secoli dell’Islam.

L’avvento della dinastia sciita Buyid (945-1055) annunciò la disintegrazione del califfato e portò con sé grandi sconvolgimenti sociali, religiosi ed economici che colpirono anche gli ebrei. A quel tempo, gli ebrei rappresentavano una parte molto importante della popolazione iraniana cosicché secondo Istakhri, geografo iraniano del X secolo “Tutto il territorio da Isfahan a Shushtar era abitato da ebrei in numero così elevato che l’intera area era chiamata Yahudistan (terra degli ebrei).”

Le dimensioni di molte di queste comunità sembrano essere state notevoli. I geografi arabi del X secolo li elencano al terzo posto dopo gli zoroastriani e i cristiani nella popolazione di Fars (provincia sudoccidentale). Il viaggiatore ebreo del XII secolo Beniamino di Tudela menziona che c’erano 15.000 ebrei a Isfahan e 10.000 a Shiraz, e Petachiah di Ratisbona, un altro viaggiatore contemporaneo, stimò 600.000 ebrei in Iran. Com’è noto, i Radaniti, famiglia ebrea, molti di origine iranica, dominarono il commercio tra il mondo musulmano e quello cristiano tra il 600 e il 1000 d.C., e lo avevano già fatto in epoca pre-islamica.

Dalla caduta dei Buyidi e durante i tre imperi persianizzati di origine turca (Ghaznavide, Selgiuchide e Corasmio) fino all’avvento dei mongoli nel XIII secolo, sia la vita spirituale che quella economica degli ebrei si spostarono verso ovest a causa delle continue guerre e del malgoverno.

Invasione mongola e laicizzazione

Non ci sono informazioni dettagliate sul destino di specifiche comunità ebraiche durante l’invasione mongola, anche se Ebn Kaṯir (m. 1373) afferma che ebrei e cristiani furono risparmiati durante la conquista di Baghdad nel 1258. È noto, tuttavia, che due ebrei di origine iraniana raggiunsero alte cariche durante il dominio mongolo.

Saʿad al-Dawla, medico, divenne l’importante cortigiano del sovrano ilkhanide Argun. Fu responsabile di importanti riforme amministrative e fiscali, promuovendo i propri uomini, spesso ebrei, ad alte posizioni e patrocinando studiosi e poeti. Salito alla carica di gran visir, il risentimento contro di lui sia come ebreo che come uomo potente portò al suo assassinio e a quello di molti dei suoi associati nel 1291, poco prima della morte di Argun.

Il suo contemporaneo più famoso fu Rashid al-Din Hamadani. Anch’egli medico, apparteneva a una famiglia ebrea, ma si convertì all’Islam. Fu visir e sovrano de facto dal 1277 al 1316, scrisse il “Compendio delle cronache, un’opera di letteratura e storia. Come suggerisce il titolo, l’opera è una raccolta di materiali non solo sulla storia persiana e islamica, ma anche sui mongoli e su altri popoli con cui entrarono in contatto: turchi, franchi, ebrei, cinesi e indiani, il che l’ha portata ad essere chiamata la “prima storia del mondo”. Ciò è in effetti giustificato, data la sua copertura e riflettendo la sua composizione in una delle corti di quello che potrebbe essere ugualmente chiamato il primo Impero mondiale. Anche lui fu assassinato in modo barbaro dopo la morte di sovrano mongolo Oljeitu nel 1318.

foto: en.wikipedia.org/wiki/Haim_Synagogue

Chi è Emad Kangarani

Nato nel 1985 a Teheran, giornalista e scrittore, nel 2011 si trasferisce a Milano per continuare gli studi presso l'università Cattolica. Al momento è docente d'inglese in una scuola superiore a Milano. Collabora con East Journal dal settembre 2022 dove si occupa dell'Iran

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