Berlusconi Russia

È morto Silvio Berlusconi, l’uomo che consegnò l’Italia al Cremlino

È morto Silvio Berlusconi, l’uomo del lettone di Putin, l’uomo che consegnò il paese al Cremlino. Era l’inverno 2010 quando, tra le migliaia di documenti riservati pubblicati da WikiLeaks – quello di Julian Assange, che oggi rischia l’estradizione negli Stati Uniti – c’erano anche numerosi cablogrammi in cui i diplomatici americani in Italia informavano il loro governo che le relazioni tra Berlusconi e Putin erano straordinariamente strette. Così strette da portare ENI a siglare lucrosi contratti energetici con Gazprom, l’azienda energetica di stato russa. All’indomani di quegli accordi, il 3 dicembre 2010, il vicedirettore del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, si chiese perché raddoppiare le importazioni di gas dalla Russia quando c’erano altre fonti più economiche di approvvigionamento? La domanda restò senza risposta ma apparve chiaro, col passare del tempo, che l’ENI – allora guidata da Paolo Scaroni, poi insignito dell’Ordine dell’Amicizia dal governo russo – si trovò a subordinare le proprie scelte strategiche verso gli interessi di Mosca.

Fu così che il governo italiano si schierò in prima fila per far affossare il progetto Nabucco – un gasdotto europeo, che dall’Iran e dall’Azerbaijan avrebbe portato gas in Europa attraverso il Mar Nero – e favorire il South Stream, progetto russo pensato per aggirare la riottosa ucraina – riottosa fin dal 2004, e quindi oggetto di ritorsioni da parte del Cremlino. South Stream fu un progetto d’intesa tra ENI e Gazprom interrotto nel 2014 a seguito dell’invasione russa della Crimea e dei mutati piani della Russia. Nel 2022, l’allora premier Mario Draghi davanti ai giornalisti si chiese perché la quota di gas russo fosse aumentata tanto negli ultimi quindici anni, esponendo l’Italia ai ricatti di Mosca. La domanda era retorica, la risposta scontata: Silvio Berlusconi.

Gli anni del berlusconismo sono stati anni decisivi per il futuro dell’Europa e la sua sicurezza energetica. Nel 2006 Gerhard Schröder, cancelliere tedesco fino all’anno precedente, accetta la nomina di Gazprom a capo del consorzio North Stream AG, che si è occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto tra la costa russa e quella tedesca, passando per il mar Baltico. In seguito si è occupato della costruzione del gasdotto Nord Stream 2 ed è stato nominato presidente di Rosneft, società russa operante nel settore petrolifero e del gas naturale. In qualità di cancelliere, Schröder favorirà gli interessi russi a scapito di quelli di altri membri UE, come Polonia e paesi baltici – tradizionalmente riluttanti ad accordi con il Cremlino e, a bene vedere, non senza ragione. Sono anche gli anni in cui comincia la guerra in Libia e che porterà alla caduta del regime di Gheddafi – altro amico di Berlusconi, invitato a Roma con tanto di tenda beduina e harem di amazzoni, e alleato di Putin – e la guerra in Siria che, dal 2015, vedrà il coinvolgimento diretto del Cremlino a sostegno del raìs di Damasco, Bashar al-Assad.

In quegli anni difficili e fondamentali per la sicurezza europea, a definire il posizionamento internazionale dell’Italia c’era una classe dirigente inetta di cui Berlusconi fu capofila. Molti ricorderanno quell’insulto – “culona inchiavabile” – rivolto ad Angela Merkel nel 2008, ma pochi avranno memoria di “ma ‘sto Lukashenko chi è?” proferito dall’allora ministro della Difesa, Ignazio La Russa, oggi presidente del Senato, che ignorava l’esistenza del dittatore bielorusso. Franco Frattini, anch’egli deceduto negli ultimi mesi, il 24 dicembre 2022, già ministro degli Esteri di Berlusconi, nel 2014 – appena due mesi dopo l’annessione della Crimea – ha ricevuto una laurea honoris causa dall’Accademia Diplomatica del ministero degli esteri russo – di cui diventerà anche docente – per il suo impegno allo sviluppo di “relazioni e comprensione reciproca” tra Italia e Russia.

Medvedev e Putin sono un dono di Diodichiarò Berlusconi l’11 settembre 2010 davanti a una platea di diplomatici e politici russi ed internazionali durante un Forum di politica globale dal titolo, invero un po’ scivoloso, “I parametri della democrazia“. Tutti risero: “Politicamente, un livello basso, non adeguato a un premier di un paese importante. Però ci siamo divertiti” fu il commento di uno dei presenti.

Berlusconi non c’è più. Ma il suo approccio personalistico e opportunistico alle relazioni internazionali ha lasciato un segno profondo. Nel 2015, all’indomani dell’invasione della Crimea e del Donbass, il cavaliere inviò una lettera al Corriere della Sera in cui giudicava un errore isolare la Russia costringendola alla competizione con l’Occidente. Insomma, Vladimir Putin avrà anche invaso ma va capito, ha le sue ragioni, e non si può pensare di risolvere la crisi ucraina senza considerare il Cremlino. Sono le stesse cose che da mesi sentiamo dire dai sostenitori dell’appeasement con la Russia. Sono le stesse che Berlusconi ribadì il 23 febbraio 2023 quando dichiarò che l’obiettivo di Putin era “sostituire il governo di Kiev con delle persone per bene”.

Anche grazie al filo-putinismo berlusconiano oggi in Italia pochi comprendono quali conseguenze avrà sull’Europa una vittoria della Russia – la più ovvia: un trionfo dei partiti di ultradestra, militaristi, nazionalisti, antieuropeisti, in Europa centro-orientale, e il successo di un modello politico illiberale nel resto del continente. Un modello politico di cui Berlusconi ha gettato le basi, aprendo la triste stagione dei populismi di destra in Europa.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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