Inizia il 21 Gennaio il Trieste Film Festival, prima serata dedicata a The Happiest Man in the World, il recente film bosniaco presentato precedentemente a Venezia.

CINEMA: The Happiest Man in the World al Trieste Film Festival 2023

Inizia il 21 gennaio il Trieste Film Festival edizione 2023, prima serata dedicata a “The Happiest Man in the World”, film bosniaco presentato a Venezia.

Il film d’apertura, Il Boemo di Petr Vaclav, sarà proiettato il 24 gennaio, ma i lavori del Trieste Film Festival 2023 iniziano prima. Si incomincia oggi, sabato 21 gennaio, con una matinée di cartoni animati classici di origine cecoslovacca, Pat i Mat.

La prima serata del Festival è dedicata ad una regista importante dello scenario balcanico, Teona Strugar Mitevska (che EastJournal ha intervistato), ed il suo film The Happiest Man in the World, presentato nella sezione Orizzonti a Venezia lo scorso Settembre (guarda una clip). Regista macedone nota internazionalmente in seguito al suo lungometraggio irriverente dal titolo Dio è donna e si chiama Petrunya, torna a collaborare con la sceneggiatrice Elma Tataragić su un film che stavolta è di produzione bosniaca e che tocca un argomento autobiografico per l’autrice.

The Happiest Man in the World

Un film che fa proprie l’unità di tempo e di luogo, si colloca interamente entro le mura di un hotel brutalista a Sarajevo, nel contesto di un evento di speed dating, il famoso sistema di incontri progettato per permettere a persone single di trovare un potenziale partner. La quarantenne Asja si trova così di fronte a Zoran, un uomo visibilmente turbato. In questo microcosmo il film riesamina le ferite aperte della società contemporanea della capitale bosniaca, ancora segnata dall’assedio di Sarajevo, analizzando la difficile convivenza tra avversari, vittime e carnefici di una guerra ancora recentissima.

Mentre altri film odierni sul tema, come Quo Vadis, Aida? di Jasmila Žbanić, si incentrano sul dramma del conflitto attraverso una ricostruzione strorica, The Happiest Man in the World evita completamente ogni rappresentazione diretta e tratta l’argomento attraverso i suoi effetti postumi. Lo spettro della guerra è palpabile attraverso tutta l’opera, anche per merito della scelta dell’ambiente, un edificio del periodo jugoslavo. Le restrizioni spazio-temporali rendono il film per certi versi soffocante e claustrofobico (malgrado gli ampi saloni in cui si concentra la maggior parte dell’azione), ma è indubbiamente un film che inscena in modo unico una realtà poco rappresentata sullo scenario internazionale.

Dal 22 inizia la presentazione della retrospettiva Wild Roses: Registe in Europa, quest’anno dedicata alle registe ucraine contemporanee e curata da Massimo Tria, con Stop-Zemlja di Kateryna Hornostaj e Klondike di Maryna Er Gorbach, il film scelto dall’Ucraina per rappresentarla agli Oscar (ma che non è rientrato nella shortlist ufficiale).

Informazioni sulla programmazione del Trieste Film Festival sono reperibili sul sito ufficiale.

Chi è Viktor Toth

Cinefilo focalizzato in particolare sul cinema dell'est, di cui scrive per East Journal, prima testata a cui collabora, aspirante regista. Recentemente laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Trieste, ha inoltre curato le riprese ed il montaggio per alcuni servizi dal confine ungherese-ucraino per il Telefriuli ed il TG Regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia.

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