BALCANI: La FIFA apre un’indagine sulla bandiera nazionalista serba ai Mondiali

Si conferma anche ai Mondiali in Qatar il legame tra sport e politica: giocatori serbi e tifosi croati espongono striscioni nazionalisti

I Mondiali di calcio, in quanto una delle manifestazioni sportive più importanti, portano con se un legame indissolubile con la politica e con questioni storiche e sociali non strettamente collegate allo sport. Qatar 2022 non sembra differenziarsi dalle precedenti edizioni e per quanto riguarda la regione balcanica, tifosi e calciatori di Serbia e Croazia hanno già dato il “cattivo esempio” in questi primi giorni.

La bandiera serba

Nell’ordine cronologico dei fatti troviamo prima lo striscione esposto dai giocatori serbi all’interno dello spogliatoio dopo la gara persa contro il Brasile giovedì 24 novembre. Lo striscione, già esposta più volte dai tifosi serbi allo stadio, raffigurava i confini del Kosovo colorati con i colori della bandiera serba e la scritta “Nessuna resa”.

L’episodio è stato denunciato dal ministro della Cultura e dello Sport del Kosovo Hajrulla Çeku, che ha accusato la Serbia di utilizzare i Mondiali per diffondere un messaggio xenofobo contro uno stato membro della FIFA. La FIFA ha cosi’ deciso di aprire un’indagine e non si escludono dei provvedimenti disciplinari contro la Serbia. In risposta, il ministro degli Esteri serbo Ivica Dačić ha definito “ipocrita” la decisione della FIFA di aprire un procedimento a riguardo, chiamando in causa il caso della Crimea nel tentativo di equiparare i rapporti tra Serbia e Kosovo alla guerra in Ucraina

Il tutto è avvenuto pochi giorni prima della partita che la Serbia giocherà contro la Svizzera il prossimo 2 dicembre. Nelle fila della nazionale elvetica sono presenti numerosi calciatori di origini albanesi kosovare. L’ultima volta che le due nazionali si sono affrontate, nei Mondiali russi del 2018, due di loro, Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka, fischiati e provocati durante tutto il match dal pubblico serbo, esultarono mimando con le mani l’aquila bicefala simbolo presente nella bandiera albanese. In quella occasione, l’esultanza venne sanzionata dalla FIFA perché considerata politica e provocatoria verso i serbi. Nei due paesi le reazioni furono opposte: in Serbia la sanzione pecuniaria con cui furono puniti i calciatori svizzeri è stata considerata non adeguata, mentre in Kosovo e in Albania è stata organizzata una raccolta fondi, pubblicizzata dallo stesso premier albanese Edi Rama, per pagare la sanzione. 

La tensione tra Serbia e Kosovo, mai sopita per via del non riconoscimento dell’indipendenza kosovara da parte della Serbia, negli ultimi mesi è tornata a crescere a causa della questione delle targhe ancora non definitivamente risolta, e la partita rischia di divenire teatro di nuove manifestazioni nazionaliste. 

I tifosi croati contro il portiere serbo

Di domenica 26 novembre è invece, durante il match CroaziaCanada, lo striscione dei tifosi croati con scritto: “Knin 95-Nothing runs like Borjan”. Il riferimento è al portiere del Canada Milan Borjan, nato da genitori serbi a Knin, città croata teatro di guerra negli anni ’90, e adesso “luogo di culto” croato dopo l’importante vittoria militare ottenuta ai danni dei serbi nel 1995.

Il riferimento dello striscione era dunque all‘operazione militare croata Oluja (Tempesta), che costrinse l’esercito serbo ad abbandonare la regione intorno a Knin, precedentemente resa indipendente da Zagabria. Dietro i soldati di Slobodan Miloševic in ritirata, centinaia di migliaia di persone di nazionalità serba fuggirono dalle loro case, in uno dei tanti passaggi dolorosi della guerra nei Balcani negli anni ’90.

Nulla di nuovo

Quanto accaduto ai Mondiali in Qatar rimanda ad episodi simili nella storia recente. Nel 2014 le nazionali di Serbia e Albania si sono affrontate in un match di qualificazione per Euro 2016 a Belgrado. La tensione presente fin dall’inizio della gara si è trasformata in violenza quando nel secondo tempo un drone con attaccata una bandiera nazionalista albanese ha sorvolato il campo da gioco, scatenando la reazione dei giocatori in campo. Ne è scaturita una rissa che ha coinvolto giocatori e tifosi, che costrinse l’arbitro ad interrompere il match.

Anche per quanto riguarda la nazionale croata non è la prima volta che la politica entra a gamba tesa nello sport, dato che ai Mondiali in Russia il difensore croato Dejan Lovren dopo la vittoria sull’Argentina pubblicò un video online dove cantava l’inno nazionalista croato “Za Dom Spremni” famoso perché utilizzato dal regime fascista degli Ustascia negli anni ’30.

Nulla di nuovo, purtroppo, nella speranza che gli episodi di nazionalismo lascino il posto allo sport e che le nazionali balcaniche si facciano riconoscere ai Mondiali per le giocate in campo e non per pessimi slogan. 

Foto: Politiko

Chi è Andrea Mercurio

Ho 26 anni, sono laureato in Scienze Politiche, amo scrivere in ogni modo e in ogni forma. Sono appassionato di Storia e Attualità, da qualche anno mi sono interessato in particolare ai Balcani.

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