Ungheria

UNGHERIA: “Referendum” sulle sanzioni e porte aperte ai russi in fuga

In Ungheria, i cittadini potranno compilare un questionario sulle sanzioni energetiche imposte dall’UE alla Russia.

È tramite la voce del popolo ungherese che il premier Viktor Orbán cercherà di legittimare il suo ostruzionismo in sede UE. Forte oppositore delle sanzioni imposte alla Russia, il governo ungherese non ha finora bloccato alcun pacchetto di sanzioni dei 27, limitandosi – tramite estenuanti compromessi – a ridurne la portata o ad ottenere clausole di esenzione per il suo paese.

Una specie di referendum

Ora, però, Orbán ritiene che il prezzo che i cittadini europei stanno pagando a causa delle sanzioni imposte a Mosca (essenzialmente in termini di maggiori costi energetici) è diventato troppo alto. Il primo ministro ha quindi deciso di accettare un’iniziativa del gruppo parlamentare di Fidesz-KDNP (la coalizione di cui è a capo) che prevede il lancio di una consultazione nazionale sulle sanzioni.

Per consultazione nazionale Orbán non intende un referendum; il governo ungherese invierà un questionario presso tutte le abitazioni del paese, chiedendo ai cittadini un’opinione sulle sanzioni energetiche. Il risultato, non vincolante, guiderà le azioni del governo, secondo quanto dichiarato. La pratica non è nuova, ma anzi è stata più volte utilizzata negli ultimi anni, anche per questioni sensibili come “ideologia gender”, immigrazione e pandemia.

L’ultima consultazione nazionale, tenutasi nel 2021, è stata completata da poco più di un milione di abitanti. Il risultato del prossimo quesito è già dato per certo; Orbán si affretterà quindi a portarne i risultati sul tavolo UE.

I russi restano i benvenuti

La questione dell’ingresso in UE dei cittadini russi in fuga dalla coscrizione comincia a spaccare l’Europa in due. Paesi baltici e Polonia, dopo aver deciso di bloccare l’ingresso ai turisti russi, hanno annunciato che non forniranno visti umanitari ai cittadini russi. Repubblica Ceca e Slovacchia hanno quindi adottato la stessa strategia. L’unità dell’Europa centro-orientale si è presto spaccata: il ministro degli Affari esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha dichiarato all’agenzia di stampa russa TASS che l’Ungheria non prevede di bloccare i visti Schengen ai russi.

Il governo ungherese non si è dilungato troppo sulla questione, effettivamente spinosa. Quale sarebbe infatti l’opinione di Putin di fronte alla fuga dalle armi di decine di migliaia di cittadini russi in UE?

C’è da dire che l’Ungheria non è sola sulla questione. Il governo tedesco ha fatto sapere che fornirà visti umanitari ai cittadini russi. La Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951 stabilisce infatti che gli obiettori di coscienza, in casi particolari, possono ottenere lo statuto di rifugiati. L’Unione Europea presenterà presto delle raccomandazioni per coordinare l’azione dei 27. Gli Stati membri continueranno ad agire in proprio, come se Schengen non esistesse.

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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