Cubani

Il viaggio dei cubani sulla “rotta balcanica”

Molti cubani, ma non solo, tentano di arrivare in Europa tramite la cosiddetta “rotta balcanica” sfruttando gli accordi sui visti tra i paesi

Nell’estate del 2021 a Cuba migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare contro il regime che da ormai mezzo secolo detiene il potere a l’Havana. Come preventivabile le manifestazioni sono state represse con la violenza e da quel momento molte persone hanno deciso di  lasciare il paese alla ricerca di un futuro migliore. Molti hanno scelto gli Stati Uniti, ma altri vogliono raggiungere l’Europa e per arrivarci utilizzano la cosiddetta “rotta balcanica”.

I dati

“La rotta balcanica” dal biennio 2015-2016 in cui è esplosa è stata attraversata da quasi un milione di persone ed ancora oggi ha un ruolo centrale nell’evoluzione dei fenomeni migratori verso l’Europa. Oggi sono circa 130 mila le persone bloccate nei vari campi profughi in Macedonia del Nord, Grecia, Serbia e Bosnia Erzegovina. Secondo i dati IOM fin da aprile e durante tutta l’estate i cubani erano tra le prime cinque nazionalità presenti nei campi profughi in Bosnia-Erzegovina.

Dietro la scelta di molti cubani di provare ad arrivare in Europa passando dai Balcani c’è un motivo legato agli accordi di esenzione dal visto che Cuba ha stipulato nel 1966 con la Jugoslavia socialista, poi rimasti in vigore con la Serbia. Grazie a tali accordi i cittadini cubani possono restare nel paese fino a 90 giorni senza necessità del visto. Simile accordo vige anche con la Russia, tanto che nel 2019, secondo quanto riportato dal “Moscow Time” circa 28.000 cubani hanno visitato Mosca.

Arrivati in Russia molti di loro iniziano a lavorare, spesso in modo illegale e sottopagato, per guadagnare i soldi necessari al loro futuro viaggio. Poco prima che finiscano i 90 giorni di permesso in Russia prendono un volo per Belgrado dove si fanno registrare come normali turisti. Dalla Serbia, spesso con l’aiuto di trafficanti, attraversano il fiume Drina per entrare in Bosnia-Erzegovina e da li provare ad entrare in Croazia e in Europa.

“Il gioco” al confine croato

Nel luglio del 2022 i cubani registrati nei centri di accoglienza in Bosnia-Erzegovina erano circa l‘8%. Si tratta di un dato che è andato calando nel corso degli ultimi mesi seguendo la tendenza generale che vede una riduzione dei rifugiati che provano ad attraversare il confine bosniaco-croato. Nell’ultimo periodo inoltre molti cubani preferiscono attraversare il confine serbo con l’Ungheria per poi entrare in Romania rispetto al passaggio in Bosnia-Erzegovina. Tale scelta è dovuta alla polizia di frontiera croata che per respingere chi prova a superare il confine utilizza ogni metodo compresa la violenza fisica. .

La città di Bihac, al confine tra Bosnia e Croazia, è diventata tristemente celebre per il campo profughi dove vivono in condizioni disperate migliaia di persone. Viene chiamato “il gioco” il tentativo di attraversare il confine senza essere catturati dalla polizia croata, è un gioco in cui chi vince inizia una nuova vita in Occidente e per questo si rischia letteralmente tutto quello che si ha.

Le testimonianze

Samuel, un ragazzo cubano, ha raccontato a BIRN di essere arrivato in Russia nel febbraio del 2022 e li ha saputo della possibilità di entrare in Europa dalla Serbia. Ha vissuto nei campi profughi bosniaci per tre mesi ed ha  provato ad attraversare il confine per 7 volte, ma “la polizia croata mi ha sempre catturato e riportato indietro, non mi hanno mai picchiato e non mi hanno rubato nulla, ma ho visto cosa fanno a chi non è stato attento come me”.

Alla fine si è arreso ed è tornato a Mosca; altri invece, come Ramon, ce l’hanno fatta, lui adesso è in Spagna e ha fatto domanda di asilo. “Ha cambiato completamente la mia idea di Europa, sono avvocato e ho sempre sentito e studiato che l’Europa è un paradigma dei diritti umani, poi ho visto cosa fanno in Croazia”.

I motivi che inducono molti cubani a lasciare il proprio paese sono di natura economica e politica, ma ci sono anche casi di persone fuggite da un altro tipo di discriminazione, quella contro la comunità LGBT. Si tratta ad esempio di  Ramon e Luis, 29 e 34 anni, fidanzati, fuggiti da Cuba a causa delle politiche violente e omofobe portate avanti dal regime al potere a Cuba. “Le persone di questa comunità non possono trovare lavoro e possono essere arrestate, capita che ti mettono in prigione per settimane” racconta Ramon. I due ragazzi hanno seguito il percorso di molti cubani passando da Mosca e Belgrado fino a Bihac in Bosnia-Erzegovina dove hanno raccontato la propria storia ad OBC.

Non solo cubani

Non solo Cuba aveva siglato degli accordi sui visti con Russia e Serbia, anche il Burundi nel 2018 siglò un accordo simile con il governo di Belgrado: si trattava di un “favore” in cambio della revoca da parte del paese centro-africano del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. I cittadini burundesi hanno diritto a soggiornare in Serbia 30 giorni senza necessità del visto. Arrivati a Belgrado però a molti cittadini burundesi sono stati chiesti parecchi soldi per garanzie di asilo nel paese le quali erano già garantite, senza necessità di pagare, dall’accordo siglato tra i due Stati. Si tratta di vere e proprie truffe organizzate spesso da cittadini burundesi già residenti in Serbia che ingannano i propri connazionali per estorcere loro cospicue somme di denaro.

Secondo quanto riportato da BIRN le vittime pagano fino a 2000 euro a persona, 1000 per i bambini per avere una “lettera di garanzia”. Il numero di burundesi arrivati a Belgrado è aumentato negli ultimi anni e le autorità serbe, sospettando la presenza di traffici illeciti, hanno iniziato a respingere i nuovi arrivi mettendo inevitabilmente a rischio anche la permanenza di molti burundesi già in Serbia.

Lunghissimi viaggi, storie spesso poco note, che raccontano un ulteriore aspetto dei flussi migratori che attraversano la regione balcanica.

Foto: IntelliNews

Chi è Andrea Mercurio

Ho 26 anni, sono laureato in Scienze Politiche, amo scrivere in ogni modo e in ogni forma. Sono appassionato di Storia e Attualità, da qualche anno mi sono interessato in particolare ai Balcani.

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