CROAZIA: La Corte dice sì all’adozione per le coppie gay

di Paolo Garatti

Lo scorso 28 maggio l’Alta Corte amministrativa della Croazia ha stabilito che le coppie omosessuali possono ora adottare legalmente. La decisione della Corte è stata presa durante una sentenza per la richiesta di adozione da parte di una coppia gay di Zagabria di entrare nel registro dei possibili genitori adottivi. L’associazione Rainbow Family, che riunisce le coppie LGBT e i single che hanno o vogliono avere figli, ha salutato la sentenza come un momento storico: “Il verdetto apre le porte a tutte le coppie gay e lesbiche che vogliono adottare in Croazia e garantisce loro la protezione da ogni discriminazione perpetrata sulla base dell’orientamento sessuale” .

La battaglia di Mladen e Ivo 

La battaglia di Mladen e Ivo – questi i nomi della coppia in questione – ebbe inizio anni fa, quando vennero giudicati non idonei all’adozione e videro così negata la loro richiesta di inserimento nei registri dei genitori adottivi. Stessa sorte ebbero i tentativi perpetrati negli anni successivi, durante i quali i due aspiranti genitori trovarono respinte tutte le istanze presentate, a causa della legge croata sulle unioni civili – in vigore dal 2014 – che, pur garantendo alle coppie omosessuali i diritti del matrimonio, non prevede il diritto di adozione. Clausola che l’Alta Corte il maggio scorso ha reputato discriminatoria, in virtù delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, le quali definiscono illegali le distinzioni perpetrate sulla base dell’orientamento sessuale. Nella sentenza della Corte si legge infatti: “Tenendo conto delle posizioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte afferma che un diverso trattamento di persone in situazioni analoghe e basato esclusivamente sul loro orientamento sessuale rappresenta una forma di discriminazione”.

Per tutelare i figli appena adottati, i due neo-genitori intendono ora adottare un assoluto riserbo sugli ultimi sviluppi del caso. Ma è indubbio che questa vicenda, in un paese fortemente cattolico come la Croazia, assume una rilevanza e una eco enormi all’interno non solo dello stato stesso, ma in tutto il panorama balcanico.

Bandiere arcobaleno a Zagabria

La vittoria di Mladen e Ivo si inserisce perfettamente nella cornice delle celebrazioni del Gay Pride 2022 nella capitale croata. Dalla Piazza Roosevelt di Zagabria ha infatti avuto inizio sabato scorso la Ventunesima parata dell’orgoglio LGBTIQ+ che ha sfilato per le vie della città scandendo il motto: “Dateci le nostre quattro mura!”. Uno slogan ironico, sottolineano gli organizzatori, perché dopo essere usciti allo scoperto vent’anni fa, ora i membri della comunità LGBTIQ+ chiedono alle autorità uno spazio adeguato per le proprie azioni e i propri progetti: “Chiediamo alla città di riconoscere la comunità LGBTIQ+ come parte integrante della vita sociale e culturale di Zagabria e di fornire le condizioni per l’istituzione di un centro LGBTIQ+”, hanno affermato gli organizzatori in una dichiarazione rilasciata poco prima della parata.

Al corteo si sono uniti, tra gli altri, diversi rappresentanti delle istituzioni, come il sindaco di Zagabria Tomislav Tomašević, il vice primo ministro Anja Šimpraga, alcuni deputati del centrosinistra, e il difensore civico Tena Šimonović Einwalter. Presente anche l’attivista del gruppo russo Pussy Riot Aysoltan Niyazova.

Balcani occidentali e diritti LGBT

La sentenza della Corte croata segna un altro passaggio importante sulla strada dell’inclusione, un cammino che nei Balcani risulta ancora accidentato. La discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ+ rimane una pratica diffusa e radicata nella regione, dove le organizzazioni e gli attivisti denunciano che molto spesso le persone mantengono segreto il proprio orientamento o identità di genere, negandosi così il diritto a vivere una parte imprescindibile della propria vita, o scegliendo l’espatrio come unica alternativa possibile.

Dall’altro lato, è altresì indubbio che numerosi stati della regione sembrano abbracciare una visione sempre più contemporanea dei diritti. Gli esempi sono molteplici, a cominciare dagli stessi Gay Pride, fino a qualche anno fa scossi da violenze e disordini (basti pensare al caso di Belgrado, magistralmente descritto da Srđan Dragojević nel suo film del 2011 “Parada”) e oggi, seppur sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine, svolti pacificamente per le strade cittadine delle capitali balcaniche. Passi avanti anche, e soprattutto, legislativi, come dimostrano l’adozione di leggi sulle unioni civili da parte di Slovenia, Croazia e Montenegro, o la legge albanese che vieta la pratica della “conversione”.

C’è ancora parecchia strada da percorrere, dunque, ma la direzione è quella giusta. La sentenza della Corte croata, e lo sventolare delle bandiere arcobaleno nel Pride Month hanno senz’altro il merito, tra gli altri, di mantenere viva per i più vulnerabili quella che è una delle componenti fondamentali di queste battaglie: la speranza.

Foto: Astrobobo/Pixabay

Chi è Paolo Garatti

Storico e filologo, classe 1983, vive in provincia di Brescia. Da sempre grande appassionato di Storia balcanica contemporanea, ha vissuto per qualche periodo tra Sarajevo e Belgrado dove ha scritto le sue tesi di laurea. Viaggiatore solitario e amante dei treni, esplora l'Est principalmente su rotaia

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