MONTENEGRO: Le unioni civili sono legge, un passo avanti per i diritti LGBT

L’Assemblea del Montenegro, il parlamento unicamerale del paese, ha approvato nei giorni scorsi la legge per il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (Life Partnership Act). La legge consente alle coppie dello stesso sesso di godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali, ma senza la possibilità di adottare bambini.

Una legge arrivata con una maggioranza risicatissima – oltretutto trasversale – di soli 42 voti su un’assemblea composta complessivamente da 81 membri. Una legge che giunge a destinazione dopo la bocciatura subita a luglio dello scorso anno – forte in quel caso l’influenza della Chiesa ortodossa –  e dopo un percorso durato ben otto anni. A spingere per l’approvazione sono stati i delegati del Partito Democratico dei Socialisti (DPS) del presidente Milo Đukanović, nonché quelli dei Socialdemocratici (DS); è stato tuttavia fondamentale l’appoggio “esterno” del Partito dei Socialdemocratici (SDP) e quello di un parlamentare di Alleanza Democratica (DEMOS), partito di centro-destra, a dimostrazione che su certi temi le alleanze possono trovare sbocchi imprevedibili.

Le reazioni 

Non priva di sarcasmo la dichiarazione a caldo di Queer Montenegro, una delle sigle storiche dell’associazionismo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) montenegrino, che estende il proprio ringraziamento anche ai parlamentari avversi al provvedimento affermando che “la loro contrarietà ci rafforza”. Più istituzionali e unanimemente improntate all’entusiasmo le reazioni delle tantissime organizzazioni che compongono la variegata galassia LGBT in Montenegro.

L’organizzazione Forum Progress ha definito “storico” il passo in avanti per la società montenegrina, mentre un’altra associazione non governativa, Juventas, ha rimarcato come questa vicenda evidenzi il fatto che la gran parte dei legislatori “tiene conto del pluralismo delle identità, comprese quelle sessuali” aggiungendo che in questo modo il Montenegro ha eliminato una diseguaglianza inaccettabile. Pur definendo “indescrivibile” la propria gioia, John Barac del Centro sociale LGBTIQ, ha dichiarato che ancora oggi, LGBT e eterosessuali non possono considerarsi “completamente uguali” dal punto di vista dei diritti e che ”il percorso verso l’eguaglianza reale ed essenziale è ancora davanti a noi”. Sullo sfondo, evidentemente, il nodo irrisolto delle adozioni.

Soddisfazione è stata espressa anche da buona parte della classe dirigente e del mondo politico in genere: tra tutte ci sono le dichiarazioni del primo ministro in carica, Duško Marković, secondo il quale il voto parlamentare della settimana scorsa evidenzia la raggiunta “maturità democratica” del paese sottolineando inoltre che “non esiste e non dovrebbe esserci un luogo di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale nel Montenegro europeo”. Oltre confine, i rallegramenti sono giunti a stretto giro di posta sia dall’ambasciatrice britannica in Montenegro, Alison Kemp, sia dall’omologa statunitense, Rajink Rajnke. È d’altronde ancora Juventas a sottolineare come il successo di questo iter sia stato possibile anche grazie al sostegno e alla pressione esercitata dalla comunità internazionale, Unione europea e Nazioni Unite in testa, nonché da diverse ambasciate occidentali.

Una società in evoluzione?

Ancora il Forum Progres parla di “chiaro messaggio” inviato dalla maggioranza della società civile montenegrina a dimostrazione del fatto che la gente sta dalla parte di coloro che sono privati dei diritti più elementari. Una conclusione forse dettata dall’entusiasmo del momento ma che sembra trovare fondamento da un’indagine condotta dal Ministero per i Diritti Umani e delle Minoranze nel febbraio di quest’anno in cui si evidenzia un significativo incremento nella percezione della popolazione per ciò che attiene i diritti umani, in genere, e quelli delle persone LGBT, in particolare.

Lo studio mette a confronto i risultati ottenuti nel 2020 con quelli derivanti da un’analoga indagine eseguita nel 2016. Oggi quasi la metà dei montenegrini (47%) riconosce che i diritti delle persone LGBT non sono rispettati come dovrebbero, mentre erano solo il 30% quattro anni fa. Sebbene la percentuale di coloro che identificano, ancora oggi, gli individui LGBT come “dannosi e pericolosi” sia ancora alta (30%), va considerato che nel 2016 quel valore era ben superiore, 50%. In controtendenza, però, si deve rilevare che l’appoggio della popolazione verso le unioni civili tra coppie del medesimo sesso – ovvero proprio l’oggetto della legge appena approvata – è, stando al sondaggio ministeriale, crollato dal 70% al 50% attuale. Ciò a definire un quadro in chiaroscuro e in parte contraddittorio del contesto del paese.

Sarà forse per questa consapevolezza che, tra le pieghe delle dichiarazioni entusiastiche, trova spazio anche qualche nota improntata alla prudenza. È Forum Progres a farsi portavoce di questa preoccupazione: preoccupazione “per l’applicazione pratica di questa legge”, un punto “cruciale” perché qualcosa possa concretamente cambiare nella vita della comunità LGBT in Montenegro. Resta il fatto che questa legge è un passo in avanti verso l’Europa e che non solo il Montenegro è il primo tra i paesi dei Balcani che non fanno parte dell’Unione europea a dotarsi di uno strumento legislativo simile ma è, anche, saldamente in testa alla classifica proposta dalla Rainbow Map 2020 tra gli stati dell’area per il rispetto dei diritti LGBT.

PER APPROFONDIRE: la nostra sezione dedicata a LGBT e Questioni di Genere

Foto Gaynews.it

Chi è Pietro Aleotti

Milanese per caso, errabondo per natura, è attualmente basato in Kazakhstan. Svariati articoli su temi ambientali, pubblicati in tutto il mondo. Collabora con East Journal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani ma di Balcani ha scritto anche per Limes, l’Espresso e Left. E’ anche autore per il teatro: il suo monologo “Bosnia e il rinoceronte di pezza” ha vinto il premio l’Edizione 2018 ed è arrivato secondo alla XVI edizione del Premio Letterario Internazionale Lago Gerundo. Nel 2019 il suo racconto "La colazione di Alima" è stato finalista e menzione speciale al "Premio Internazionale Quasimodo".

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