SERBIA: Vucic vince ancora le elezioni, torna l’opposizione

Tante conferme e alcune novità nelle elezioni svoltesi domenica 3 aprile in Serbia, dove i cittadini erano chiamati a votare per il presidente della Repubblica, il parlamento e il comune di Belgrado. Come da pronostico, il presidente uscente Aleksandar Vucić e il suo Partito Progressista Serbo (SNS) sono gli indiscussi vincitori, ma l’opposizione può quantomeno festeggiare il ritorno in parlamento e gli ottimi risultati registrati a Belgrado.

I dati

Secondo i primi dati pubblicati dalla Commissione elettorale, nelle elezioni presidenziali, Aleksandar Vucić ha ottenuto il 59% dei voti, aumentando ancora il dato del 2017, quando prese il 55%. Fermo al 18% il suo sfidante Zdravko Ponoš, l’ex capo di stato maggiore sostenuto dai principali partiti di opposizione. Seguono Miloš Jovanović, sostenuto dalla lista conservatrice Alternativa Nazionale Democratica (NADA), con quasi il 6%, i candidati di estrema destra Boško Obradović e Milica Đurđević Stamenkovski, entrambi intorno al 4, e la candidata della lista di sinistra ecologista Moramo, Biljana Stojković, ferma al 3%.

Netta la vittoria di Vucić anche nelle elezioni parlamentari. La coalizione guidata dal Partito Progressista Serbo (SNS) ottiene il 43%, ma registra un calo evidente rispetto al 63 preso alle elezioni svoltesi nel giugno 2020, quando buona parte dell’opposizione aveva optato per il boicottaggio. Una flessione che si registra anche nel numero di seggi, che passano da 188 a 121, meno della metà dei 250 disponibili in parlamento. Per ottenere la maggioranza, sarà così necessario riconfermare l’alleanza con il Partito Socialista Serbo (SPS) di Ivica Dačić, con il suo 11%.

La maggiore novità rispetto alla tornata elettorale di due anni fa è il risultato dell’opposizione, per la prima volta unita nella coalizione “Uniti per la vittoria della Serbia”, che con il 13% dei voti potrebbe ottenere 37 seggi, rientrando in parlamento dopo un’assenza di due anni. Altre liste inoltre superano la soglia di sbarramento del 3%, dando vita ad un parlamento meno mono-colore del precedente. Ottengono seggi la lista NADA di Jovanović (5%), la coalizione di sinistra ecologista Moramo (4%), e le forze di estrema destra Dveri (3.8%) e Zavetnici SSZ (3.7%), oltre alle minoranze etniche. Resta fuori dal parlamento il Partito Radicale Serbo (SRS) di Vojislav Šešelj, già condannato per crimini di guerra dal tribunale dell’Aja.

Interessanti i dati che arrivano da Belgrado, dove lo spoglio non è ancora concluso. Il candidato SNS Aleksandar Šapić si attesta al 38%, ma non lontano è il candidato dell’opposizione Vladeta Janković, già ambasciatore in Vaticano, che si attesta al 21. Ottimo il risultato anche per Dobrica Veselinović, candidato di Moramo, che da anni concentra il proprio attivismo nella capitale, dato sopra al 10%. Con il gioco delle alleanze, la partita è dunque ancora aperta.

L’affluenza al voto è stata del 58%, molto più alta al 49% del 2020, quando si votava solo per il parlamento.

Le prospettive

Con l’uscita dei primi dati, Vucić ha proclamato vittoria, ringraziando gli elettori e sostenendo che il paese sta procedendo nella giusta direzione.

La vittoria netta alle presidenziali gli garantisce di mantenere il controllo sul paese per i prossimi anni, ma sul fronte del governo sarà costretto a venire a patti con gli alleati, con cui dovrà affrontare tanti temi delicati, a partire dalla posizione da prendere sulla crisi ucraina, oltre alla questione del Kosovo e ai rapporti con l’Unione europea. Questa volta, inoltre, dovrà fare i conti anche con l’opposizione, che ha dato segnali di risveglio: una buona notizia per la democrazia in Serbia, da troppi anni in seria difficoltà difronte allo strapotere di Vucić.

Foto: The Guardian

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

Leggi anche

Belgrado Mosca

SERBIA: Putin cita il Kosovo, si incrina l’asse Belgrado-Mosca?

Negli ultimi tempi, la 'relazione speciale' tra Belgrado e Mosca ha dato primi segni di cedimento. Il paragone fatto da Putin tra le province di Donetsk e Luhansk e il Kosovo non è passato inosservato a Belgrado.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: