RUSSIA: Da Gazprom il 30% in meno di gas verso l'Italia

Come ogni inverno c’è il problema del gas russo: arriverà? non arriverà? Ma dietro al problema delle forniture se ne cela un’altro, eminentemente politico: l’Italia e l’Europa non sono sovrane se non sono autonome dal punto di vistoa energetico. Maggiori dettagli su Gazpromenade.

di Matteo Zola

E la Russia taglia il gas, dopo qualche giorno di silenzio Gazprom ammette ufficialmente di non poter fornire gli abituali quantitativi di metano all’Europa. Troppo freddo nella steppa. Così hanno cominciato a ridurre: il 31 gennaio Gazprom aveva pompato verso l’Italia il 7% in meno del metano programmato, poi l’11,63% di gas in meno il 1° febbraio,il 24,33% il giorno dopo, il 29,25% il 3 febbraio e ben il 29,58% ieri.

Un terzo delle forniture sono state tagliate, il picco è previsto per giovedì. Secondo il leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, il rischio maggiore lo corrono le aziende. Ora, le forniture di gas non piovono dal cielo, occorre sviluppare piani di approvvigionamento degni di questo nome. Ma l’Italia, da quindici anni a questa parte, sta investendo tutto su Gazprom o, meglio, con Gazprom. Un’allenza, frutto anche dei rapporti informali tra Putin e Berlusconi, che vale all’azienda italiana importanti (e lucrose) partecipazioni all’estero che però a nulla servono se poi in Italia si resta al freddo.

Tra i progetti targati Eni-Gazprom c’è il famoso South Stream, gasdotto con cui si dovrebbe risolvere una volta per tutte il problema dell’approvvigionamento di metano ma si tratta comunque di gas russo. South Stream, infatti, prende il metano in Siberia centrale e lo porta in Europa con una strategia energetica finalizzata principalmente al controllo geopolitico. South Stream bypassa Ucraina e Polonia (inaffidabili secondo Mosca perché “contrarie” a certe politiche aggressive del Cremlino) di fatto isolando i nemici del Cremlino che corrono il serio pericolo di trovarsi senza metano poiché, ad oggi, in Europa centro-settentrionale il fornitore possibile è uno solo: Gazprom.

La situazione per il nostro Paese non è tanto diversa: abbiamo il gas libico, e navi (dispendiose) che solcano il Mediterraneo, ma se i russi chiudono i rubinetti siamo daccapo, con o senza South Stream. E i russi, quei rubinetti, potrebbero anche chiuderli per motivi che nulla c’entrano con il grande freddo: come intimidazione o minaccia verso l’Europa. Il problema quindi è duplice: da un lato l’Italia dovrebbe differenziare le proprie forniture, dall’altra interrogarsi se è così bello dipendere politicamente dal Cremlino.

Sto calcando un po’ la mano, lo ammetto, ma il problema esiste. Ed esiste anche una soluzione possibile e si chiama Nabucco. Un progetto finanziato dall’Unione Europea, che vede la compartecipazione di aziende europee, finalizzato all’autonomia energetica del vecchio continente. Nabucco è un gasdotto che dovrebbe prendere il metano dal mar Caspio, affidandosi all’Iran e all’Azerbaijan, per poi farlo arrivare in Europa attraverso Georgia, Turchia e Balcani.

Un progetto che avvicinerebbe all’Unione Europea aree geopoliticamente importanti e contese, come i Balcani, la Turchia, la Georgia e l’Iran. Se l’Unione Europea vuole essere un soggetto politico autonomo e sovrano deve giocare la propria partita energetica a scapito di altri, Russia in testa, poiché Mosca è un grande partner economico ma anche un concorrente.

Nabucco e South Stream sono dunque progetti “concorrenti”: l’assetto geopolitico derivante dal successo del progetto Nabucco sarebbe vantaggioso per l’Europa ma non per la Russia, e viceversa.

Italia, Francia e Germania (che sono i principali membri dell’Unione Europea) invece di partecipare al progetto (europeo) Nabucco fanno affari con Gazprom. Solo una nota: il gasdotto Nabucco è finanziato con i soldi della Banca Europea degli Investimenti (BEI) e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). Istituti finanziati dai Paesi membri e con quote maggioritarie proprio da Italia, Francia e Germania.

A che gioco giochiamo? Intanto l’Italia giovedì rischia di fare la fine della piccola fiammiferaia.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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10 commenti

  1. Nabucco è un progetto — e credo tale rimarrà — occidentale. Non vedo come possa darci maggiori garanzie negli approvigionamenti. Ogni grande potenza, in ascesa o in declino, bada ai propri interessi, com’è ovvio. Se necessario, i padrini del Nabucco passeranno allegramente sul nostro cadavere : non mi sembra che nella crisi dell’euro si siano comportati … cavallerescamente.
    E poi : che garanzie ci potrebbe dare un’area così instabile quale è quella che dovrebbe rifornire il Nabucco ?

    Romano

    • Buongiorno Romano, grazie per il commento. Certo Nabucco è un progetto, certo è europeo ed è proprio nel fatto che è europeo che ci trovo un elemento positivo. Secondo me l’Europa deve invertire il proprio declino attraverso la costituzione di una sovranità politica che non può prescindere dall’autonomia energetica. L’Italia è tra i padrini del Nabucco, e l’Italia sta camminando sul suo cadavere (per usare la sua metafora) perché contribuisce a finanziarlo. Con soldi pubblici, com’è ovvio. E credo faccia bene a finanziarlo, poiché Nabucco potrebbe davvero aiutare l’Europa ad avere l’autonomia energetica di cui sopra. Mi chiedo perché, con quegli stessi soldi, finanzia un progetto concorrente al Nabucco.

      Ha ragione a dire che è mancata la solidarietà nell’Unione con la crisi dell’euro. E’ proprio la mancanza di solidarietà che critico: finanziare il progetto russo e farlo trionfare sul Nabucco significa consegnare l’Europa orientale alle dipendenze (energetiche) di Mosca e a loro questo non va proprio. Polonia, Ungheria, Rep. ceca e slovacca, Romania, Turchia, Georgia, è tutta gente che starebbe ben volentieri lontano dal Cremlino. E come dargli torto, visti i trascorsi?

      L’area è instabile. Vero ma non troppo. Lasciamo perdere considerazioni “etiche”: l’Iran è stabile, sono Israele e gli Stati Uniti a non esserlo. La Turchia è stabile, ora più che mai. I Balcani si possono stabilizzare con un ingresso nell’Unione e il Nabucco potrebbe essere un primo passo. Il Caucaso meridionale non è stabile, è vero, ma di nuovo perché la Russia fa di tutto per destabilizzarlo. Certo la Russia fa i suoi interessi. Non ci vedo nulla di male. Ecco, io penso che l’Europa dovrebbe fare i suoi.

      Un saluto

      Matteo

      • Buonasera, Matteo,

        E’ vero che l’Europa dovrebbe fare i propri sacrosanti interessi, ma non vedo come possa ottenere qualcosa di positivo con i nani politici attualmente al suo timone. Nani politici nella migliore delle ipotesi, perché — a giudicare dal loro comportamento — mi chiedo se abbiano veramente a cuore le sorti dell’Europa.

        Romano

  2. Mi legge nel pensiero, signor Romano…

    • Modesta domanda ai tecnici: Con l’energia atomica il problema energetico sarebbe in parte risolto?

  3. Per l’esattezza il Nabucco non passa dall’Iran… 🙂 http://www.nabucco-pipeline.com/portal/page/portal/en/pipeline/route prima o poi bisognera’ fare una mappa di tutti i gasdotti e oleodotti, non si capisce piu’ niente.

    • Ciao Piotr, certo che il Nabucco non passa dall’Iran ma potrebbe “affidarsi” (cit) all’Iran come fonte di approvvigionamento. Dico potrebbe poiché, essendo il Nabucco in alto mare, non si può sapere cosa accadrà quando sarà operativo. L’opzione Iran è una delle opzioni in campo (Turkmenistan, Russia persino, possono essere fonti di approvvigionamento). A Erzurum (Turchia), ideale punto d’avvio del Nabucco, può confluire il metano da Baku come pure dall’Iran, ipotesi mai scartata. Certo, finche l’Unione va a scorta delle paranoie a stelle e strisce la vedo dura la collaborazione con Teheran, ma il Nabucco non si chiama così per nulla.

  4. Comunque sono d’accordissimo con te, l’Europa deve “smarcarsi” dai suoi padrini,

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