L’Albania e il suo eterno Purgatorio, secondo Virgjil Muçi

di Anna Lattanzi

Inferno, Purgatorio e Paradiso: così lo scrittore Virgjil Muçi descrive il percorso dell’Albania nel suo romanzo La piramide degli spiriti (edito da Besa Muci, 2019), tratteggiando un profilo drammaticamente apocalittico della sua evoluzione. Associa il tormento infernale al periodo della paranoica dittatura di Enver Hoxha, l’espiazione del secondo regno al momento di transizione e l’estasi paradisiaca al sogno albanese, non ancora realizzato.

Mark Mara e il suo viaggio verso La piramide degli spiriti

Mark Mara, il protagonista del romanzo vincitore del Premio Kadare 2018, che porta la firma di uno dei più prolifici autori dell’attuale panorama letterario albanese, inizia il suo cammino alla ricerca di riscatto, dopo aver scontato la pena in un carcere americano. Mark Mara pensa di recarsi in quello che è il suo Paese d’origine, l’Albania, una nazione che non ha mai conosciuto, se non attraverso i racconti della madre che ne ha sempre fatto un disegno carico di purezza e a tratti celestiale.

Comincia così il viaggio della figura principale che anima la narrazione di questo La piramide degli spiriti, il poema degli anti eroi: è il principio di una nuova vita per il protagonista, che Muçi associa al crollo del regime dittatoriale albanese. Il totalitarismo soffoca la nazione nel suo Inferno per ben più di quarant’anni, un lunghissimo periodo in cui, come lo stesso Virgjil afferma, essere scrittore è davvero difficile. Spesso, si tratta di una figura al servizio del regime e quindi apprezzata dallo stesso, ma sempre tenuta sotto controllo, affinché non faccia alcun tentativo di azione contro il potere. Da qui, la censura attuata dalle autorità o l’autocensura, ancora più triste, messa in atto dagli stessi autori, per non rischiare di subire ritorsioni, come il carcere o nei casi più estremi, l’uccisione.

Mark Mara esce dalla prigione, l’Albania si libera dalla prigionia del regime, che ha visto i confini chiusi per quasi mezzo secolo, proprio come fossero le pareti di una cella. Ne esce un’Albania riversa nel caos più totale, a immagine speculare del protagonista del libro, con lo sguardo orientato verso i confini della più pura delle libertà.

Delude l’Albania delle piramidi

Mark, ormai libero dalla morsa degli inferi, si reca in Albania, credendo di trovare ancora quella purezza di cui sono intrisi i racconti della sua memoria; spera di trovare il posto dove poter recuperare se stesso, affrontando così un viaggio non solo fisico, ma anche spirituale. In realtà, l’Albania in cui si ritrova è molto lontana dalle sue aspettative; è nella morsa di una collettività corrotta, arrivista, in preda alla confusione, in cui le società delle piramidi hanno una forza impareggiabile, capace di traviare un equilibrio già di per sé precario.

Così, Mark dimentica tutti i buoni propositi, facendosi trascinare nella lotta verso il potere malato. Qui ha inizio il suo Purgatorio, esattamente come quello del Paese che lo accoglie; il cosiddetto periodo di transizione, che costa fatica a una nazione coinvolta in una perenne lotta per ritrovare la propria identità. Sembra quasi che il passato ferito e martoriato guidi il futuro, legandolo a quel filo indelebile che trascina verso il tempo andato, mettendo palesemente in discussione il tema dell’individualità nazionale albanese. L’assurda e paranoica condotta del regime crea, in qualche modo, una zona/situazione di comfort. La caduta della dittatura diventa, così, l’artefice del crollo di una sicurezza e di un equilibrio, patologicamente solidi. Ed ecco l’Albania in quello che viene definito il periodo di transizione, un momento decisamente traumatico.

Giungono, così, gli anni Novanta, drammaticamente noti per aver disegnato un profilo violento del Paese e dei Balcani tutti. Lotte, disordini, nuovi disegni politici e per gli albanesi arriva il 1997, l’anno più duro, in cui le bande armate sconvolgono il già precario equilibrio di un luogo martoriato, mettendo ulteriormente in discussione l’identità del popolo. Una ricerca ancora in atto, secondo Virgjil Muçi, nonostante oggi a colpo d’occhio, l’Albania non si presenti più come un Paese sconosciuto e dia molto meno l’idea dell’esotico, rispetto agli anni passati. La nazione oggi veste i panni dello sviluppo, rimanendo sensibilmente caotica, cercando di equipararsi a qualsiasi altra nazione europea.

Attraverso il suo romanzo, l’autore esprime la ferma convinzione che non ci si possa redimere dal passato attraverso la vendetta o mettendo nel cassetto dei ricordi quanto è accaduto e tutto quello che è Storia. L’errore più grande, a suo avviso, è stato quello di uscire dal regime e orientarsi verso il modello Occidentale o ancora meglio dire, americano, incentrato unicamente sul guadagno e sul denaro. Questo si trova a dover fronteggiare Mark Mara, quando cerca il riscatto nella sua terra d’origine. Certo è, che le problematiche della società sono lo specchio di quelle politiche; è come avere a che fare con un cane che si mangia la coda, in un vortice dal quale non si riesce a venir fuori.

Il paradiso irrisolto

L’Albania è ferma nel suo Purgatorio e così come Mark Mara tenta di sfiorare il Paradiso, altrettanto fa il Paese delle Aquile con le sue perenne contrapposizioni, con i suoi cantieri a cielo aperto, con il suo voler dare un’occhiata al futuro, rimanendo sempre legata al passato. Il Paese delle metamorfosi è ancora fermo, se pur in pieno movimento, bloccato nelle sue contraddizioni, esattamente come la controversa figura di Virgjil Muçi, a cui qualcuno attribuisce un oscuro e torbido passato e di cui qualcun altro decanta la purezza.

Non esita mai l’autore, ex diplomatico, a esprimere il suo dispiacere per l’Europa mancata, che l’Albania meriterebbe a pieno titolo, per la Storia vissuta, per la propria cultura e posizione geografica. Il futuro dell’Albania è solo nell’Unione europea: ne è convinto Muçi, che forse, definire scrittore è riduttivo: un intellettuale a tutto tondo, che narra della sua terra e del suo popolo, avendone piena cognizione di causa.

Foto: Douglas/Unsplash

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