STORIA: L’“Ercole tascabile” che fuggì dal regime comunista bulgaro

Il recente episodio della sprinter bielorussa Krystina Tsimanouskaya ha destato scalpore alle scorse Olimpiadi di Tokyo, riaccendendo i riflettori internazionali su quanto sta accadendo da ormai oltre un anno in Bielorussia. La vicenda di Tsimanouskaya, a cui hanno fatto seguito altri atleti suoi connazionali, è la prova tangibile di come la storia sia destinata a ripetersi. Altri agonisti hanno infatti chiesto asilo politico nel corso delle narrazioni sportive mondiali, olimpiche e non solo, come la tennista cecoslovacca Martina Navrátilová (naturalizzata statunitense) e i pallavolisti cubani Osmany Juantorena (naturalizzato italiano) e Wilfredo León (naturalizzato polacco).

Alla Coppa del mondo di sollevamento pesi di Melbourne del 1986 avviene un caso che solleva un’attenzione mediatica pari a quella dello scorso agosto, quando il diciannovenne Naum Šalamanov si nasconde nella toilette di un ristorante per sottrarsi dalle maglie sempre più strette del regime comunista bulgaro. Sono gli anni dello spietato “processo di rinascita” (Văzroditelen protses), volto all’assimilazione forzata della popolazione bulgara di origine turca, araba e musulmana, per un totale di nove milioni di cittadini. E proprio di questa minoranza fa parte il giovanissimo atleta, originariamente registrato all’anagrafe come Naim Süleymanoğlu.

Un metro e mezzo di record

Nato nel 1967 in un paesino della Bulgaria meridionale, nella regione di Kărdžali, Süleymanoğlu comincia prestissimo la sua ascesa nello sport nazionale. All’età di dieci anni inizia ad allenarsi nel sollevamento pesi non lontano dal villaggio natale, e dopo soli due anni viene trasferito al liceo sportivo di Plovdiv. Presto viene convocato nella nazionale e nel 1982, non ancora quindicenne, vince il primo oro ai campionati mondiali giovanili in Brasile. Nel 1983 stabilisce il suo primo record mondiale. Il boicottaggio Sovietico dei Giochi olimpici di Los Angeles del 1984 impedisce al pesista di gareggiare, ma prima della fine dell’anno è già campione europeo, nonché vincitore di svariate coppe.

La sua bassa statura (1,47 metri) gli vale il soprannome di Pocket Hercules (“Ercole tascabile”), mentre la serie di successi gli garantiscono privilegi notevoli quali un appartamento a Sofia, un’automobile nuova e un ottimo stipendio; ma i problemi sono dietro l’angolo. Nel dicembre 1984 il “processo di rinascita” raggiunge il culmine, sfociando nelle offensive armate che le milizie conducono nei quartieri di etnia turca. Il circondario di Kărdžali viene assediato dalle forze armate, sospesi i collegamenti telefonici e postali. Molti abitanti vengono uccisi, feriti o mandati nel campo per prigionieri politici dell’isola di Belene, sul Danubio. Süleymanoğlu non è esentato dalla slavizzazione forzata, e nel 1985 riceve il passaporto con il nuovo nome: Naum Stiljanov Šalamanov. “In quel momento non ci ho visto più e ho deciso di fuggire”, dirà poi nel 2011.

La fuga in Turchia

Nel frattempo il governo bulgaro organizza una serie di eventi pubblici con gli atleti di etnia turca che hanno subito il cambio di nome per dimostrare l’impatto positivo delle politiche intraprese. Tra tutti Süleymanoğlu è colui che gode di maggiore gloria e fama, tanto da essere invitato ad incontrare pubblicamente Todor Živkov in persona nell’autunno 1986. La sorveglianza dei servizi segreti sul diciannovenne subisce così un allentamento, a detta dello stesso atleta, permettendogli di pianificare una fuga. Alla coppa di Melbourne, non è chiaro se dopo una lunga progettazione o in maniera quasi improvvisata, il pluripremiato sollevatore di pesi diserta grazie all’aiuto di alcuni membri dell’organizzazione nazionalista panturca Lupi grigi.

La notizia rimbalza sulle principali testate internazionali, arrivando fino al primo ministro e futuro presidente turco Turgut Özal, il quale chiede che l’agonista venga portato in Turchia. Dopo varie peripezie, Süleymanoğlu approda a Londra, dove il consolato turco è assediato dai giornalisti. Un volo privato ordinato lo conduce poi a Istanbul, dove viene accolto dal premier in persona, e parla delle repressioni che la minoranza musulmana sta subendo in Bulgaria. Per tutta risposta da Sofia le autorità dichiarano che Šalamanov è stato prelevato a forza e manipolato psicologicamente, contando in segreto di sabotarne le competizioni avvenire. Ben presto scoppia un divario su quale dei due paesi l’“Ercole tascabile” debba rappresentare alle Olimpiadi di Seul del 1988; la Bulgaria cede, in cambio di oltre un milione di dollari.

Un eroe (inter)nazionale

In Corea del sud il pesista infrange un nuovo record, arrivando a sollevare tre volte il suo peso più dieci chili, per un totale di 190. Grazie a lui la Turchia vince il primo titolo olimpico dopo vent’anni. Süleymanoğlu diventa un eroe nazionale, finisce sulla copertina del Time e denuncia le violenze del regime bulgaro alla sede delle Nazioni Unite di New York.

Nel settembre 2017 viene colpito da un’insufficienza epatica, e muore in seguito a pochi mesi. Nel 2019, non lontano dal suo paese natale viene inaugurato un monumento in suo onore: “Naim Süleymanoğlu – pesista, campione di tutti i tempi che ha onorato Bulgaria e Turchia”. Rimane il sollevatore di pesi più premiato del mondo, con un totale di undici medaglie, di cui tre ori olimpici, stabilendo 46 record mondiali.

Ho vissuto in Bulgaria diciannove anni e ho avuto una bella infanzia. Non rimpiango nulla. È stato un periodo molto duro, e la gente che ha subìto quegli eventi lo sa meglio di chiunque altro. Se tornassi indietro nel tempo fuggirei ancora dalla Bulgaria, perché la popolazione turca stava subendo una pressione molto forte.

foto: BTA/svobodnaevropa.bg

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia (Arcangelo), Croazia (Zagabria) e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea, storia e attualità bulgara.

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