est-EURO 2020: Finisce ai quarti l’avventura delle squadre dell’Est

Dopo la disastrosa fase a gironi, gli ottavi di finale ci avevano regalato emozioni enormi. Ucraina e Repubblica Ceca avevano eliminato squadre favorite, qualificandosi per i quarti di finale. Ma qui il livello si è alzato troppo ed entrambe le formazioni hanno salutato la competizione. Rimangono però inalterati i meriti degli uomini di Ševčenko e Šilhavý che sono usciti a testa altissima dalla rassegna.

Ucraina

Giunge alla fine l’avventura dell’Ucraina a EURO 2020 (+1). A Roma si è vista una squadra spaesata, sopraffatta dalla superiorità degli inglesi. Al quinto minuto i Tre Leoni vanno subito in vantaggio con Harry Kane complice un errore di posizionamento dei centrali ucraini Kryvcov e Zabarnij, che lasciano la punta del Tottenham completamente libero di tirare in porta. Gli uomini di Ševčenko provano anche a reagire con sprazzi da parte di Jaremčuk e Zinčenko che cercano di tenere alto il morale della squadra giallo-blu nel primo tempo. Dopo l’intervallo inizia il tracollo. Prima palla inattiva e gol di Harry Maguire, sempre a causa di un errore di marcatura della difesa ucraina. La disfatta continua e al cinquantesimo Kane segna il suo secondo gol.

L’Inghilterra la chiude tredici minuti con il gol del neoentrato Jordan Henderson. Difesa dell’Ucraina completamente paralizzata in questo quarto di finale. Finisce 4-0. Onore comunque alla nazionale di Andrij Ševčenko che raggiunge il miglior piazzamento ad una competizione internazionale dal 2006. Ci sono delle buone fondamenta per degli ottimi risultati nel futuro e nonostante questa indecorosa sconfitta l’Ucraina può dire di essere uscita da questo torneo a testa altissima.

Domenica, all’aeroporto di Boryspil, migliaia di ucraini hanno accolto la squadra con grande orgoglio. Dopo il discorso di ringraziamento rivolto ai tifosi dell’allenatore Andriy Ševčenko, il rapper Yarmak (seguito da Fozzy del ​​gruppo TNMK e da Oleg Sobčuk del gruppo SKY) ha intonato l’inno ucraino in onore della squadra giallo-blu.

Repubblica Ceca

Un gran peccato. Deve essere rimasto l’amaro in bocca ai giocatori della Repubblica Ceca, rientrando negli spogliatoi dello Stadio Olimpico di Baku. Se il risultato, 2-1 per la Danimarca, è tutt’altro che un fallimento per i ragazzi di mister Šilhavý, la consapevolezza di aver perso il treno per Wembley sarà sicuramente causa di sana delusione. Non si può dire che i cechi si siano tirati indietro. Sul campo hanno lasciato tutto. Jan Bořil e il capitano Souček hanno finito la partita con delle vistose fasciature attorno la testa. Patrick Schick, dopo esser stato sostituito, si è toccato platealmente la coscia destra, vittima probabilmente di un affaticamento muscolare.

Purtroppo questo sforzo non è bastato contro una Danimarca che ha giocato in maniera intelligente, colpendo subito e poi amministrando la gara. Ha sicuramente pagato anche una certa inesperienza a questi livelli della formazione ceca che, a parte pochi elementi, trae un grande apporto dalle squadre di Praga e quindi poco abituata a contesti molto competitivi.

Il piano gara di Šilhavý è sembrato molto simile a quello già visto nelle altre partite dell’Europeo, ma è andato in frantumi già dopo cinque minuti. Una grave disattenzione su calcio d’angolo ha lasciato Delaney completamente libero nel centro dell’area di rigore, con tutto il tempo di colpire di testa e segnare. A quel punto i danesi hanno avuto vita facile nel fare numero in mezzo al campo e negare palloni a Schick. L’atteggiamento molto aperto dei cechi ha sempre lasciato spazio ai veloci Braithwaite, Dolberg e soprattutto Mæhle, pronto a ritagliarsi un ruolo importante nell’Atalanta che verrà. La Repubblica Ceca non è mai riuscita a trovare un tiro pulito in tutto il primo tempo. Non è mai riuscita a bucare in velocità l’enorme ma impacciato Vestergaard. Così, contropiede su contropiede, è arrivato il raddoppio della Danimarca. Il cross di esterno destro di Mæhle e arriva col proverbiale contagiri sulla corsa verso il secondo palo di Dolberg.

Šilhavý cambia molto nell’intervallo. Fuori l’eroe degli ottavi Holeš e Masopust, dentro Jankto e Krmenčík. Maggiore vivacità sull’ala a discapito di una certa proprietà di palleggio, ma soprattutto passa a due punte di ruolo davanti. Una mossa che sbilancia particolarmente la Repubblica Ceca, che ha in campo il solo Souček come giocatore davanti la difesa.

La mossa dà subito i frutti sperati. Krmenčík dopo trenta secondi dall’inizio del secondo tempo impegna Schmeichel, altri tre minuti e arriva la rete. La presenza proprio del nuovo entrato permette a Schick di non essere accerchiato da tre giocatori in ogni azione, così sul cross dell’inesauribile Coufal proprio il numero 10 trova una bella deviazione in mezza torsione, ben diretta all’angolino. Gol numero 5 nell’Europeo per Schick, capocannoniere del torneo in coabitazione con Cristiano Ronaldo (eguagliando il record di Milan Baroš a Euro 2004).

Un inizio di secondo tempo migliore per la Repubblica Ceca non ci poteva essere. Un intero tempo per trovare la rete del pareggio, con la Danimarca colpita praticamente a freddo e che deve gestire il contraccolpo psicologico di aver concesso la riapertura del match. Eppure qui la macchina di Šilhavý si blocca. Oltre all’inesperienza di molti giocatori, sembra andare in debito di ossigeno, soprattutto quando la Danimarca decide di buttarla sul piano fisico. Il gioco più spezzettato non favorisce le avanzate ceche, tanto che i rischi maggiori li corre Vaclík, che almeno in due occasioni salva dal possibile 3-1.

Così il sogno della Repubblica Ceca finisce qui. La Danimarca ha meritato ma non dominato, e con un po’ più di cattiveria e una prestazione più brillante nell’ultimo quarto di campo avremmo probabilmente potuto parlare di una semifinale contro l’Inghilterra. Ciò non toglie nulla al cammino inaspettato dei ragazzi di mister Šilhavý, arrivati a questo Europeo senza alte pretese. Ma con un nucleo fondante che sta giusto ora approcciando la maturità agonistica e molta esperienza in più sulle spalle, il futuro appare sicuramente più roseo per la Repubblica Ceca rispetto all’inizio di questo strano Europeo.

Articolo a cura di Gianni Galleri, Tobias Colangelo, Luca D’Alessandro.

Foto: Flickr Marco Verch Professional Photographer

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