RUSSIA: Una petizione in favore della musica indipendente

Oltre 48mila persone hanno ad oggi firmato una petizione, lanciata sulla piattaforma change.org da Novaja Gazeta e diretta all’amministrazione del presidente Vladimir Putin, chiedendo la fine della continua e crescente pressione governativa sulla scena musicale russa. 

L’idea è partita dal cantante del gruppo Nogu svelo! (letteralmente, Crampo alla gamba!) Maksim Pokrovskij e ha coinvolto in primo luogo una serie di band e musicisti famosi: i gruppi punk Pornofil’my, Jorš e Arkadij Kots; la band rock nota per i suoi testi satirici Rabfak (trascritta anche come RabFuck); il rapper Noize MC; Dmitrij Spirin dei Tarakany! (letteralmente, Scarafaggi!); Aleksej Kortnev del gruppo jazz-rock Nesčastnyj slučaj (letteralmente, Incidente, o Caso sfortunato); il cantante e poeta Vasja Oblomov; Marija Ljubičeva del gruppo electropunk Barto.

Intervistato da Meduza, il rapper Noize MC ha spiegato che la situazione è oggi peggiorata rispetto anche solo a dieci anni fa: sebbene anche allora ci fossero restrizioni, cancellazioni di concerti all’ultimo minuto, arresti sommari (lo stesso Noize MC fu arrestato per dieci giorni nel 2010 con l’accusa di vandalismo e disturbo dell’ordine pubblico), “al tempo non ci prendevano ancora sul serio, per le autorità eravamo dei personaggi marginali poco interessanti”, ha spiegato. “Ora invece per ogni chitarra c’è almeno un’arma automatica [in mano alle forze dell’ordine] e in un certo senso questo è un riconoscimento della nostra forza”. Recentemente, a febbraio e aprile 2021, Noize MC si è visto cancellare due concerti da parte delle autorità — una decisione che il rapper ha spiegato nell’intervista a Meduza con il proprio sostegno pubblico alla causa dell’oppositore Aleksej Navalny e alle proteste in Bielorussia. 

Scrivono gli autori della petizione:

Il pressing ai danni dei musicisti e la cancellazione di concerti sono divenuti ad oggi, nel 2021, in Russia una pratica comune. Ogni settimana leggiamo sui giornali che hanno cancellato ora il concerto di Noize MC, ora quello dei Nogu Svelo!, o dei Pornofil’my… Di esempi simili se ne possono fare a decine, e se consideriamo tutto il paese allora a centinaia.

Di motivi ne vengono inventati di tutti i tipi: propaganda di narcotici, della violenza, di relazioni omosessuali, utilizzo di turpiloquio, offesa ai sentimenti dei credenti. Negli ultimi tempi alla lista si sono aggiunte le restrizioni legate al covid, giustificabili come è più comodo alle autorità.

Eppure, nessuno si è ancora deciso a pronunciare ad alta voce la vera ragione: il dissenso di questi artisti rispetto alla situazione politica nel paese e la loro attiva posizione civile. Noi che osiamo esprimere la nostra opinione ci ritroviamo sotto pressione da ogni lato. Veniamo intimiditi dai siloviki, i nostri concerti si trasformano in raid della polizia, i funzionari si mettono in contatto con i locali e sconsigliano vivamente di lavorare con noi. In questo modo sono saltate intere tournée di musicisti famosi in tutto il paese e, per quanto riguarda gli artisti meno noti, con loro le autorità fanno letteralmente ciò che vogliono.

Tutto ciò priva il settore dei concerti della possibilità di sopravvivere dopo l’anno pandemico appena passato, nonché priva gli spettatori della possibilità di vedere e ascoltare i loro artisti preferiti.

Ma questo non è ancora tutto. Ogni concerto saltato si traduce in guadagni mancati per lo stato che avrebbe potuto poi investirli nel rifacimento di strade, nella costruzione di scuole e ospedali, nel miglioramento dei parchi. Le perdite ammontano a milioni di rubli. Cancellando gli eventi, i funzionari derubano i cittadini del proprio paese. Privano di uno stipendio e dei mezzi di sussistenza tutti coloro che lavorano in questo settore: dai musicisti alle donne delle pulizie, dai promoter agli operatori della sicurezza dei locali, dai direttori artistici ai tecnici, dagli autisti ai barman.

Esigiamo la cessazione di ogni persecuzione dei musicisti motivata dalla loro posizione politico-civica, la fine delle intimidazioni, delle minacce attraverso multe e fermi.

Molti di noi ricordano che in Unione Sovietica la musica indipendente era fuori legge. Il ritorno a questa pratica è un crimine non soltanto nei nostri confronti, ma in quelli di milioni di nostri ascoltatori. Vogliamo vivere in una società civile che rispetti la libertà di parola ed espressione. Vogliamo avere la possibilità di guadagnarci da vivere, rimpinguando le casse dello stato in cui viviamo e che amiamo. Vogliamo donare gioia alle persone. Vogliamo non avere paura, non guardarci attorno e non vergognarci nel guardare negli occhi i nostri figli.

Secondo il rapper Noize MC, la situazione russa attuale per i musicisti è di fatto “analoga alle condizioni dell’epoca tardo-sovietica” e la petizione, a suo avviso, potrà poco ai fini di dissuadere le autorità a cambiare atteggiamento nei confronti degli attori culturali attivi anche a livello politico-sociale. Tuttavia, firmarla e farla conoscere è agli occhi di questi musicisti un modo per rendere noto alla società russa ciò che succede attorno a questo settore. “La petizione è un faro nello spazio mediatico che rende manifesto quale sia la situazione e quanto tutto ciò tocchi non soltanto noi, ma i più diversi collettivi musicali”.

Immagine: Wikipedia

Chi è Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica presso l'Università di Udine, è direttrice editoriale di East Journal e scrive principalmente di Russia. È caporedattrice della sezione Europa Orientale.

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