BALCANI: Il dialogo tra Serbia e Kosovo ancora al palo

“Non perdiamo tempo in discorsi oziosi! Facciamo qualcosa, finché ne abbiamo la possibilità […] Rappresentiamo degnamente, per una volta, la ripugnante covata a cui ci ha affidato un destino crudele! Che ne dici?”.

No, non sono le parole del presidente serbo Aleksandar Vučić né quelle del primo ministro kosovaro Albin Kurti durante l’ennesimo incontro del cosiddetto dialogo tra Serbia e Kosovo svoltosi a Bruxelles il 15 giugno, ma quelle di Vladimir in Aspettando Godot.

Ed esattamente come il personaggio di Samuel Beckett anche la definitiva normalizzazione delle relazioni tra i due paesi continua a non arrivare alimentando un’estenuante quanto surreale attesa. Con buona pace degli ottimisti e soprattutto di chi, come l’Unione Europea, dovrebbe favorire un accordo e invece si dimostra incapace di evitare che il dialogo si trasformi ogni volta in una specie di lite coniugale.

A tenere alta la tensione ci aveva già pensato qualche giorno fa il primo ministro kosovaro Kurti con le dichiarazioni sulla volontà di citare in giudizio la Serbia per genocidio per la guerra in Kosovo nel 1998-99.

I temi dell’incontro

L’ennesima puntata della storia infinita tra Serbia e Kosovo è andata in scena a Bruxelles e ha visto la partecipazione di una delegazione serba, guidata dal presidente Vučić, e di una kosovara, capeggiata dal primo ministro Kurti, con la mediazione dell’Unione Europea con la presenza del ministro degli Esteri Josep Borrell e del rappresentante speciale Miroslav Lajcak.

Stando alle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti, l’incontro è stato utilizzato dai due leader più per mostrare i muscoli al proprio elettorato che per concretizzare anche solo un minimo passo in avanti a distanza di dieci anni dall’inizio del dialogo.

Lo stesso Lajcak ha parlato di “incontro non facile”, con Vučić e Kurti inamovibili dalle loro posizioni. Sempre identiche a sé stesse nonostante il passare del tempo e i cambiamenti in atto a livello globale.

Da un lato Kurti che, forte del plebiscito ottenuto alle ultime elezioni kosovare del febbraio scorso, ha voluto giocare all’attacco chiedendo al suo interlocutore quando la Serbia avrebbe riconosciuto l’indipendenza del Kosovo ricevendo la più semplice e netta delle risposte: “Mai”.

In effetti, le divergenze tra i due leader sono state evidenti e hanno riguardato praticamente tutti i temi affrontati. Un punto su cui si sarebbe potuto provare un avvicinamento ma che invece è stato motivo di ulteriori tensioni è quello riguardante la creazione dell’Unione dei Comuni serbi in Kosovo come previsto dall’accordo firmato ormai nel lontano 2013 a Bruxelles. Kurti ha ribadito la propria opposizione in quanto contraria alla Costituzione kosovara, proponendo in cambio la creazione di un Consiglio Nazionale per i serbi così come previsto in Serbia per le minoranze. Proposta che ha però incontrato l’intransigenza di Vučić, interessato a portare a casa il massimo risultato.

I due leader hanno trovato un accordo almeno su un punto: la continuazione del dialogo a fine luglio prossimo.

Le reazioni

Il presidente Vučić, nella conferenza stampa successiva all’incontro, ha parlato di “tentativo di porre fine al dialogo” da parte di Pristina e di essere “insoddisfatto” per la decisione del Kosovo di non rispettare quanto già previsto dagli accordi precedenti.

Persino sul tema della ricerca dei dispersi della guerra del 1998-99 è stato impossibile trovare un accenno di intesa. Kurti ha chiesto, inutilmente, le dimissioni di Veljko Odalovic, capo della Commissione serba per le persone scomparse e ai tempi prefetto del distretto del Kosovo.

In un post su Facebook il primo ministro kosovaro ha scritto che spera che al suo ritorno Vučić possa ripensarci e prendere seriamente in considerazione le sue proposte. Un messaggio che sembra suggerire che da qui a fine luglio la posizione kosovara non cambierà.

Il rappresentante speciale dell’UE Lajčák si è limitato a confermare le grandi aspettative europee per la riuscita del processo di normalizzazione delle relazioni tra i due paesi.

Ancora una volta Serbia e Kosovo hanno perso una buona occasione per mostrarsi responsabili e provare a trovare un minimo comune denominatore per avviare un vero dialogo. Se Kurti si è mostrato deciso e netto nelle sue posizioni, cosciente che non sarebbero mai state tenute neppure lontanamente in considerazione, dall’altro lato Vučić ha sfruttato questo atteggiamento per presentarsi, come spesso accade, come vittima dell’arroganza della delegazione kosovara disinteressata, a differenza sua, a trovare un accordo.

In realtà al presidente serbo questo continuo stallo non dispiace poi del tutto perché gli permette di continuare a rimandare l’unico vero nodo della questione: il riconoscimento dell’indipendenza kosovara.

Non è difficile immaginare in che modo si saluteranno i due leader al prossimo incontro: “E ora? Possiamo andare?”. “Sì, andiamo”. Esattamente come Vladimir ed Estragon in attesa di Godot.

Immagine: Exit.al

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, ha svolto un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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