UNGHERIA: Calcio e libertà di espressione

Tutto ha inizio il 23 febbraio 2021, quando il portiere del Red Bull Lipsia e della nazionale magiara Péter Gulácsi pubblica un post su Instagram, manifestando la sua adesione alla campagna portata avanti dal gruppo «A család az család», sostenendo le famiglie arcobaleno, e più in generale, l’importanza del multiculturalismo contro le discriminazioni di qualsiasi genere.

Un vero polverone

In Ungheria, il post è diventato subito virale, attirando anche numerose critiche. Del resto non poteva essere altrimenti: in un paese dove recenti disposizioni legislative hanno vietato l’adozione dei figli alle coppie omossessuali, che fino ad ora potevano sfruttare quella concessa ai single, uno dei pilastri della nazionale di calcio ha rilasciato una dichiarazione inevitabilmente politica.

Non è il primo caso in cui le esternazioni di un calciatore dividono il paese: solo per trovare un altro esempio recente, nel giugno del 2020, Tokmac Nguen, ala di colore del Ferencváros, è stato ammonito dalla commissione disciplinare per aver mostrato una scritta non autorizzata durante una partita di campionato contro la Puskás Akadémia. Sotto la divisa bianco-verde del club il centrocampista indossava una maglietta con la scritta Justice for George Floyd. Il richiamo al movimento Black Lives Matter non è rimasto inosservato, e durante il match seguente, l’acceso derby contro l’Újpest, la tifoseria di Tokmac ha chiarito di non gradire il suo atteggiamento, e lo ha manifestato attraverso uno striscione con su scritto White Lives Matter.

Certo, un conto è se la dichiarazione è fatta da un giocatore keniano, naturalizzato norvegese, un altro se a esporsi è uno dei maggiori talenti calcistici del paese. Una crepa in quella lettura semplificata che i giornalisti fanno della nazionale, gruppo omogeneo e compatto non diviso da opinioni divergenti.

Oltre alle molte reazioni negative in calce al post, è stato il «Magyar Nemzet», giornale conservatore, ad assumere i toni più aspri, scagliandosi con violenza contro il post, domandandosi fin dove verrà spinta la società per accontentare l’ideologia gender e il femminismo radicale.

Tuttavia, sul piano sportivo il giocatore non ha avuto ripercussioni, e Marco Rossi, tecnico della nazionale, ha chiarito l’importanza di rispettare l’opinione di tutti, non esitando a convocare il portiere per le partite di qualificazione ai mondiali. Peggio è andata ad altre figure legate all’universo sportivo, meno in vista. Come János Hrutka commentatore del canale sportivo Spíler TV, estromesso dall’emittente privata dopo aver condiviso e appoggiato il post dell’estremo difensore.

Nuova benzina

Malgrado una certa soddisfazione da parte del «Magyar Nemzet» nel far risaltare gli errori tecnici commessi in campo da Péter Gulácsi, nelle settimane seguenti, vuoi anche per i buoni risultati della nazionale, lo scandalo si era affievolito, per poi riesplodere. Zsolt Petry, preparatore dei portieri dell’Hertha Berlino, intervistato proprio dal «Magyar Nemzet», su precisa domanda, ha infatti commentato l’uscita di Gulácsi, sostenendo che un atleta non deve parlare di politica, ma solo pensare a giocare. Sempre il quotidiano ha chiesto al tecnico quale fosse la sua opinione politica, ricevendo come risposta, una netta critica alla gestione dei migranti da parte dell’Unione Europea, quindi all’impossibilità di esporsi su questi temi, pena l’essere etichettato come “razzista”.

L’intervista non è stata digerita dal club berlinese, che ha allontanato il preparatore a causa delle dichiarazioni non conformi ai valori in cui si rivede la squadra. Un invito a nozze per giornalisti e politici magiari, che si sono mobilitati in sua difesa. I primi attraverso una petizione online a favore del tecnico “cacciato per le sue opinioni”, i secondi con dichiarazioni incendiarie. Come quella del ministro degli Esteri Péter Szijjártó, che ha evidenziato l’ipocrisia dell’“ideologia liberal”, tollerante solo con chi non ne mette in discussione i dogmi, o quella del sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Gergely Gulyás, capace di parlare di pratiche degne della Germania nazista. Tutto questo mentre lo stesso primo ministro Viktor Orbán ribadiva il sostegno del paese al tecnico, rimproverando a Péter Gulácsi di aver sbilanciato l’unità della nazionale.

Libertà di espressione o coerenza di valori?

Nel mondo del calcio problemi del genere non sono una novità, e già in diversi contesti si è assistito a contraddizioni fra i valori sottoscritti dal club e dichiarazioni dei propri atleti o tecnici. E nel caso Petry-Hertha queste sono evidenti: nel 2018 il club berlinese ha sottoscritto la “Charta der vielfalt” (carta delle diversità), che in Germania osteggia qualsiasi discriminazione di gender, razza, nazionalità o etnia, religione, abilita fisica, età e orientamento sessuale.

Ulteriori novità sono però arrivate il 12 aprile, quando il preparatore magiaro ha parzialmente ritrattato le sue affermazioni in un’intervista concessa al «Frankfuter Allgemeine». Stando al tecnico la redazione del «Magyar Nemzet» avrebbe modificato il testo dell’intervista senza il suo consenso, omettendone alcune parti. In questo modo Petry sostiene di aver disapprovato le esternazioni di Gulácsi solo per ragioni diplomatiche, sconsigliando al portiere di farsi nemici, affermando al contempo di non essere contro l’adozione per le famiglie arcobaleno (sebbene non debba diventare regola) e di non essere mai stato razzista. Un’accusa rispedita al mittente dal giornale che ha smentito qualsiasi modifica del significato del testo, sebbene abbia ammesso alcuni tagli dovuti a esigenze editoriali.

Dove il confine?

Mentre Petry ha dichiarato di voler ripulire il proprio nome, per proseguire l’attività in Germania, in Ungheria ci si interroga sul rapporto fra lavoro, morale e libertà di espressione. Ma troppe chiacchere rischiano di destabilizzare l’ambiente: anche per questo Sándor Csányi, presidente della federazione di calcio magiara ha provato a fermare le polemiche, ribadendo come sia necessario rispettare le opinioni personali. Invitando poi i tifosi a mettere da parte le divergenze, per sostenere la nazionale e i giocatori a concentrarsi per ottenere il miglior risultato possibile ai prossimi europei. Insomma, siete tutti liberi di avere la vostra opinione personale ma, per favore, con discrezione.

Leggi anche: Il neolinguaggio politico del calcio in Europa

 

Foto: Steffen Prößdorf,  via Wikimedia Commons

Chi è Lorenzo Venuti

Dottorando dell'Università degli studi di Firenze, Siena ed ELTE (Budapest), è riuscito a conciliare le sue due passioni escogitando una ricerca sull'uso politico del calcio in Ungheria.

Leggi anche

piano vaccinale

UNGHERIA: Orbán riapre ma la situazione resta critica

Nonostante l'alto numero di vaccinazioni, l'Ungheria ha un tasso di mortalità da Covid-19 tra i più alti al mondo. Le strutture sanitarie sono al collasso, ma ai giornalisti non è permesso fare interviste al personale medico. Un punto sul piano viaccinale e la situazione nel paese.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com